Zero14. La scoperta del mondo? Può cominciare in bicicletta imparando i segnali stradali
C’è un parco a Nonantola dove i bambini si esercitano in sicurezza Dopo le lezioni con la polizia municipale in classe, vanno ad applicarsi
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NONANTOLA. C’è un parchetto in via Kennedy di quelli un po’ speciali. Non ci sono giochi per bambini, sì qualche panchina sì, ma solo per riposarsi. A terra sono disegnate delle strisce, bianche; e a margini dell’asfalto spuntano degli strani cartelli tutti colorati, tondi e triangolari. In quel parco i bambini vanno a scuola, non tra i banchi ovviamente, ma a lezione di vita, o meglio di educazione. Stradale. Da oltre vent’anni, infatti, migliaia di ragazzini sono passati da queste parti per allenarsi a stare in strada in sella alla loro bicicletta. Magari i genitori non riescono a seguirli nella loro crescita “civica” e allora diventano necessari quei progetti scolastici che ormai settimanalmente gli istituti propongono grazie alla collaborazione con la polizia municipale del paese. Un vigile va in aula, insegna giocando i principi della sicurezza. Spiega che per salire in auto della mamma o del papà è meglio stare dalla parte del marciapiede, che anche chi si siede dietro deve mettere la cintura di sicurezza e che quegli strani cartelli che si vedono ai lati della strada qualcosa dovranno pur dire. E così si imparano a conoscere gli stop, i divieti e i segnali di attenzione. Si va alla scoperta della strada, che non è mai dritta, che nasconde insidie ma che è poi così bella da esplorare stando sul sellino della bicicletta mentre magari si guarda il mondo che ci circonda e si sperimenta, cercando ogni giorno di prendere sempre più confidenza con il proprio corpo staccando una mano dal manubrio e le proprie capacità, allargando il braccio per segnalare la svolta.
Ma le lezioni teoriche necessitano sempre di un pizzico di pratica. Ci sono i genitori, certo, per pedalare insieme, ma c’è anche un campo di prova, che si trova immerso tra gli alberi di Nonantola. Ed è lì che le classi si ritrovano per un test tra semafori che cambiano colori, divieti di accesso, strisce bianche continue e zone di sorpasso autorizzato. I bimbi si divertono, diventano più disciplinati e toccano con mano quello che il vigile in divisa ha raccontato loro in classe.
Al campo scuola però l’agente non c’è, ma c’è una ragazza che si chiama Linda. Lei distribuisce le bici e spiega le regole ai bambini che già pensano di gettarsi a capofitto in una gara. Sono esuberanti, ma non sono arrivati per vedere chi va più forte, anzi. Nessuno vince, anzi vincono tutti se torneranno a casa con qualche consapevolezza in più.
Dicono che un parco senza nonni non può essere un vero parco e allora tanto vale attrezzarsi: non li vedrete con le mani dietro la schiena a curiosare, ma quando è stato il momento hanno preso in mano martelli, seghe, smerigli e saldatrici. Sono stati gli anziani volontari del centro “La Clessidra”, che hanno contribuito alla costruzione delle strutture in muratura e delle sedi stradali del parco ora frequentato un po’ da tutta la provincia, dalle classi e dai singoli. Perché sono due le strategie offerte dal campo scuola. Una proprio per gli istituti che richiede un coordinamento dell’uso del campo e degli strumenti a disposizione al fine di garantire la presenza degli esperti, che possono seguire gli alunni nelle esercitazioni da effettuare.
Esiste poi l’accesso spontaneo con l’uso del campo sia da parte di gruppi strutturati (Centri estivi e scout) che vogliono praticare attività specifiche oppure utilizzare la zona come area per grandi giochi, sia da parte di gruppi informali o singoli cittadini che vengono semplicemente per riposarsi e giocare andando in bicicletta. Il sabato e la domenica, infatti, il campo è fruibile liberamente; questo consente al nonno, ai genitori di accompagnare il nipotino, il figlio, con il suo triciclo o la sua bicicletta e di lasciarlo circolare in assoluta libertà e sicurezza.(fd)
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