Gazzetta di Modena

Modena

«Vogliamo un luogo per pregare» 

di Andrea Gilioli
«Vogliamo un luogo per pregare» 

La richiesta della comunità islamica Al Huda che da 10 anni si riunisce all’aperto

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«Da nove anni ci hanno chiuso la moschea, senza una motivazione valida, ma non ci arrendiamo e continuiamo a sperare di poter avere un luogo degno per la nostra comunità, che è pacifica e si vuole integrare». Queste le parole pronunciate ieri pomeriggio dall’Imam della comunità islamica sassolese Al Huda, Tarik Otman Youssef, al convegno “La libertà religiosa in Europa”, organizzato alla sala Biasin dall’associazione che da quasi un decennio si riunisce per pregare in un piazzale di via Regina Pacis.

All’evento, voluto dal nuovo presidente del gruppo, Mustapha Ghanimi, hanno preso parte anche l’assessore ai servizi sociali Antonella Vivi e il console del Marocco a Bologna, Raihani Buouzekri. «L’idea di questa conferenza - ha chiarito Ghanimi - nasce da un evento simile fatto a Verona, che trattando questo tema ci ha toccato molto da vicino. Siamo da anni in una condizione di mancanza di dialogo con le istituzioni, nonostante i tanti tentativi fatti per risolvere la situazione. Siamo dei cittadini italiani e al pari di chi è cattolico dobbiamo avere la possibilità di costruire una moschea, o almeno un centro culturale. Chiediamo alle autorità di ascoltarci e per questo abbiamo invitato anche l’amministrazione e il parroco don Rossi (il quale, impossibilitato, ha inviato una lettera letta dall’assessore Vivi)».

I rappresentati della comunità hanno criticato sia l’immobilismo delle amministrazioni sia il fatto che, nonostante siano costretti a pregare in un parcheggio, sia chiesto loro di pagare l’uso del suolo pubblico. «È come se si chiedesse di pagare a chi prega fuori da una chiesa. Noi vorremmo costruire un centro dove trovarci - ha ribadito il presidente ricordando come in diverse occasioni si fosse arrivati vicini alla scelta di una sede e si fossero subito scatenate proteste - e praticare la nostra fede. Se ci fosse una moschea sarebbe meglio ancora, ma in ogni caso sarebbe tutto a nostre spese e vogliamo dare alla città massima chiarezza sia sui nostri finanziamenti sia, soprattutto, sui frequentatori, cosa che oggi è impossibile pregando in un luogo aperto, dove non possiamo controllare chi entra e chi esce». Vengono poi ribadite le intenzioni pacifiche della comunità. «Noi operiamo nella luce del sole - ha sottolineato l’Imam - e siamo come una casa di vetro. Io sono qui da 28 anni e ho sempre predicato per un Islam pacifico». L’assessore Vivi ha precisato l’impegno dell’amministrazione nel garantire le libertà, e nel suo discorso ha sottolineato la differenza tra islam e terrorismo.

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