Fiorano, tra i vulcani di fango e gli scavi di Montegibbio
Sempre più turisti alla “passeggiata” guidata alla scoperta del sito archeologico e delle Salse di Nirano. Il segreto dell’antico “olio rosso”
FIORANO. Un successo che cresce di anno in anno e conferma il grande interesse che ruota attorno la riscoperta dell’ambiente e della storia locale. In sessanta provenienti da diverse province al castello di Spezzano per la terza edizione della “Passeggiata alla scoperta dei vulcani di fango”. Un percorso emozionale, di circa dodici chilometri, suddiviso in tre tappe che collegano luoghi ed eccellenze del territorio, attraverso il fenomeno geologico dei vulcani di fango, conosciuti come “Salse”, nei comuni di Fiorano, Sassuolo, Maranello e Viano. “Ma cosa sono esattamente i vulcani di fango?” è stata la prima domanda che, alcuni turisti hanno posto a Francesca Guendalini, archeologa e guida turistica della giornata. «I vulcani di fango - dice la Guendalini - sono prodotti dalla risalita in superficie di acqua salata e fangosa, frammista ad idrocarburi gassosi e liquidi, lungo le faglie e fratture del terreno. Le salse possono prendere forma di cono o di polla, a seconda della densità di fango presente. La parola salsa, dipende dall'alto contenuto del sale delle acque fossili che derivano dall'antico retaggio del mare che, circa un milione di anni fa, occupava l'attuale Pianura Padana». Prima tappa del percorso lo scavo archeologico di Montegibbio, luogo dove, nel 2006, è stato riportato alla luce, un antico santuario romano, ora non più visibile, dato che, per motivi di tutela, è stato ricoperto nel 2015. «In quest'area sorgeva un antica villa, con un santuario dedicato alla dea Minerva, risalente all'epoca dei romani - riprende la Guendalini - l'edificio, costruito a poca distanza da un vulcano di fango, è rimasto vittima di un'eruzione e, per molti millenni non se n'è avuta più traccia». Alcuni partecipanti hanno poi potuto vedere il vulcano di fango più alto d'Italia, rimasto attivo fino al 1835. Dall'area dove sorgeva l'antica villa romana, i turisti hanno proseguito, a piedi, il loro percorso fino al castello di Montegibbio, per poi recarsi a Cà Tassi - Riserva delle Salse di Nirano, dove hanno potuto visitare il campo delle salse ed osservare, con i loro occhi, la particolarità che distingue i fanghi della riserva da quelli naturali. Entusiaste della giornata le rappresentanti dell'ufficio ambiente e cultura: «Abbiamo avuto modo di far conoscere a persone provenienti, da diverse zone della regione, una delle nostre bellezze,- afferma Marzia Conventi dell'ufficio ambiente - attraversando due comuni del nostro distretto, abbinando la geologia alla storia del territorio». «Siamo riusciti a coinvolgere sia giovani che adulti alla scoperta delle Salse di Nirano, attraversando, in un percorso di circa 12 km, luoghi che hanno fatto la storia del nostro territorio, ad iniziare dagli scavi di Montegibbio. Nell'antichità, l'olio rosso, che veniva espulso dalle “eruzioni” vulcaniche è stato uno dei perni della nostra economia».
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