«Le nostre aziende sempre più evolute e già prontissime»
di Gabriele Bassanetti
«Da tempo accade che gli stabilimenti vengano riorganizzati L’evoluzione consente alle pmi di fornire supporti inattesi»
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L'impiantistica per ceramica è più che pronta a cogliere le sfide dell'Industria 4.0, sia in termini concreti di bando governativo che per il necessario cambio di mentalità. Parola di Paolo Gambuli, direttore generale di Acimac, l'associazione degli impiantisti ceramici.
Quale è la vostra opinione come associazione sul provvedimento del governo sull'Industria 4.0, in termini di utilità e ricaduta sulle imprese che rappresentate?
«I dati congiunturali evidenziano una crescita significativa del mercato italiano. Già lo scorso anno le misure dell’iper-ammortamento avevano rilanciato il mercato ma ora stiamo assistendo a una esplosione dell’interesse verso le ultime e innovative tecnologie. A fine settembre 2016, infatti, la nostra indagine congiunturale fotografava una crescita del +35,5 per cento sullo stesso trimestre dell’anno precedente, a cui ne è seguita una del 21,8 per cento nel quarto trimestre 2016. Gli ottimi risultati registrati sul mercato domestico (più 60 per cento) hanno trainato l’andamento complessivo del trimestre, che si è chiuso con un incremento del +13,3%. Questi dati sono certamente conferma del fatto che le aziende ceramiche italiane stanno riorganizzando i loro stabilimenti in logica 4.0».
Quante potrebbero essere potenzialmente le imprese del settore interessate a questo provvedimento e, se ne avete riscontro, in che percentuale si stanno muovendo per ottenere le agevolazioni?
«Per la maggior parte le aziende erano già molto vicine al rispetto dei parametri tecnici previsti nelle circolari ministeriali. Quello che spesso mancava, e che è stato integrato sulle macchine e sulle linee, sono i software di sistema in grado di “interconnettere” le macchine tra loro e con il sistema dell’azienda utilizzatrice. Come associazione abbiamo attivato un nuovo servizio di “Check up macchine”, con rilascio di Attestazione 4.0, finalizzato proprio a verificare le macchine e gli impianti in ottica iper-ammortamento 4.0».
Riguardo all'automazione spinta favorita da questa misura, qual è la vostra opinione sugli effetti che questa evoluzione può avere sul lavoro?
«In ceramica da questo punto di vista siamo 4.0 da tempo, la grande novità la darà piuttosto il fatto dei big data, di questa enorme massa di informazioni che sempre più saranno disponibili per gestire e monitorare la produzione. In altre parole nei prossimi anni 4.0 in ceramica significherà anche meno spazio alle “formule magiche e all’estemporaneità”, maggiore controllo degli sprechi e migliore ottimizzazione della produzione».
Il provvedimento del governo è stato capito? Molti lo hanno visto come una semplice agevolazione all'acquisto di qualche macchinario mentre l'idea sarebbe quella di favorire una vera "rivoluzione", a partire dalla struttura stessa degli stabilimenti.
«La scelta del governo di fondare il provvedimento sull’acquisto di macchinari innovativi e propedeutici alla fabbrica 4.0 era inevitabile se si voleva politicamente dare una scossa immediata e forte all’economia e al Pil. La scelta alternativa, forse filosoficamente più corretta, di supportare investimenti 4.0 a tutto tondo da parte delle aziende utilizzatrici si scontrava infatti con la lunghezza delle procedure e con la necessità, a quel punto, di valutare attentamente ogni progetto. Pertanto, benvenuta la scelta del governo».
Il vostro settore, e più in generale l'industria nazionale, è pronta per recepire questo tipo di cambiamento?
«Prontissima, perché di evoluzione si tratta, grazie anche alle sempre maggiori tecnologie disponibili, che, particolare importante, riescono a coinvolgere anche le piccole e medie imprese, non solo le grandi. Anzi il tema 4.0 rischia di stravolgere competenze e posizioni decennali e queste tecnologie possono consentire alle pmi di fornire servizi e supporti inaspettati, soprattutto in tema di servitization, monitoraggio consumi per miglioramenti di efficienza».
Quale è la vostra opinione come associazione sul provvedimento del governo sull'Industria 4.0, in termini di utilità e ricaduta sulle imprese che rappresentate?
«I dati congiunturali evidenziano una crescita significativa del mercato italiano. Già lo scorso anno le misure dell’iper-ammortamento avevano rilanciato il mercato ma ora stiamo assistendo a una esplosione dell’interesse verso le ultime e innovative tecnologie. A fine settembre 2016, infatti, la nostra indagine congiunturale fotografava una crescita del +35,5 per cento sullo stesso trimestre dell’anno precedente, a cui ne è seguita una del 21,8 per cento nel quarto trimestre 2016. Gli ottimi risultati registrati sul mercato domestico (più 60 per cento) hanno trainato l’andamento complessivo del trimestre, che si è chiuso con un incremento del +13,3%. Questi dati sono certamente conferma del fatto che le aziende ceramiche italiane stanno riorganizzando i loro stabilimenti in logica 4.0».
Quante potrebbero essere potenzialmente le imprese del settore interessate a questo provvedimento e, se ne avete riscontro, in che percentuale si stanno muovendo per ottenere le agevolazioni?
«Per la maggior parte le aziende erano già molto vicine al rispetto dei parametri tecnici previsti nelle circolari ministeriali. Quello che spesso mancava, e che è stato integrato sulle macchine e sulle linee, sono i software di sistema in grado di “interconnettere” le macchine tra loro e con il sistema dell’azienda utilizzatrice. Come associazione abbiamo attivato un nuovo servizio di “Check up macchine”, con rilascio di Attestazione 4.0, finalizzato proprio a verificare le macchine e gli impianti in ottica iper-ammortamento 4.0».
Riguardo all'automazione spinta favorita da questa misura, qual è la vostra opinione sugli effetti che questa evoluzione può avere sul lavoro?
«In ceramica da questo punto di vista siamo 4.0 da tempo, la grande novità la darà piuttosto il fatto dei big data, di questa enorme massa di informazioni che sempre più saranno disponibili per gestire e monitorare la produzione. In altre parole nei prossimi anni 4.0 in ceramica significherà anche meno spazio alle “formule magiche e all’estemporaneità”, maggiore controllo degli sprechi e migliore ottimizzazione della produzione».
Il provvedimento del governo è stato capito? Molti lo hanno visto come una semplice agevolazione all'acquisto di qualche macchinario mentre l'idea sarebbe quella di favorire una vera "rivoluzione", a partire dalla struttura stessa degli stabilimenti.
«La scelta del governo di fondare il provvedimento sull’acquisto di macchinari innovativi e propedeutici alla fabbrica 4.0 era inevitabile se si voleva politicamente dare una scossa immediata e forte all’economia e al Pil. La scelta alternativa, forse filosoficamente più corretta, di supportare investimenti 4.0 a tutto tondo da parte delle aziende utilizzatrici si scontrava infatti con la lunghezza delle procedure e con la necessità, a quel punto, di valutare attentamente ogni progetto. Pertanto, benvenuta la scelta del governo».
Il vostro settore, e più in generale l'industria nazionale, è pronta per recepire questo tipo di cambiamento?
«Prontissima, perché di evoluzione si tratta, grazie anche alle sempre maggiori tecnologie disponibili, che, particolare importante, riescono a coinvolgere anche le piccole e medie imprese, non solo le grandi. Anzi il tema 4.0 rischia di stravolgere competenze e posizioni decennali e queste tecnologie possono consentire alle pmi di fornire servizi e supporti inaspettati, soprattutto in tema di servitization, monitoraggio consumi per miglioramenti di efficienza».
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