Gazzetta di Modena

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Caso Vandelli per Casa Giacomone 

Caso Vandelli per Casa Giacomone 

Condannato a pagare 300mila euro, risulta nullatenente. Ma c’è la patrimoniale 

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SERRAMAZZONI. Adriano Vandelli, conosciuto e rispettato imprenditore pavullese, contitolare della ex potente Cooprocon, risulta “nullatenente”. Come farà allora a pagare la quota dei 300mila euro di provvisionale cui lo condanna (tra l’altro) il tribunale penale di primo grado di Modena, assieme all’ing. Giovannini (anche lui legato a Cooprocon) e all’ex tecnico comunale Tagliazucchi?

C’è probabilmente questo… enigma dietro l’interrogazione presentata ieri in municipio a Serra da Francesca Marzani. La consigliera 5 Stelle chiede infatti alla giunta un aggiornamento sulla esecuzione della famosa sentenza “Casa Giacomone”, giunta dopo lo sconcertante sventramento del crinale della montagna, per far posto a decine tra ville e villette, secondo lo stile dell’urbanistica che domina da tempo da queste parti.

L’interrogazione chiede «quali atti ha predisposto e depositato l’amministrazione del Comune di Serra al fine di incassare le somme dovute dai tre imputati e se è stata accertata la consistenza patrimoniale dei tre a decorrere dal periodo precedente la notifica dei primi avvisi di garanzia ». Parole al primo impatto ermetiche, ma una paziente consultazione incrociata degli atti su Serra ne svela la dirompente portata.

Perché, si ricorderà, Adriano Vandelli aveva citato in giudizio per diffamazione la Rai, la nota giornalista Milena Gabanelli e altri, per la trasmissione di Report che aveva denunciato una parte degli scandali urbanistici che iniziavano a emergere a Serra. E tra quegli scandali veniva ascritta anche “Casa Fenocchi”, gigantesca costruzione finita poi sotto inchiesta. Il processo di primo grado si è concluso con una assoluzione, ci sono tuttavia in ballo una prescrizione e un appello.

Nel frattempo però il giudice civile ha deciso sulla presunta diffamazione, sentenziando che non c’è stata. E condannando Vandelli a rifondere le spese legali a due dei suoi bersagli, la dottoressa Francesca Ragusa (che si vide la casa “oscurata” dal gigante di pietra di Casa Fenocchi) e il geometra Olver Zaccanti, tecnico della Ragusa.

Vandelli voleva da loro un milione di euro, a testa. Invece è stato condannato a rifondergli 20 e 10mila euro. Ma quando i due hanno fatto per riscuotere, hanno scoperto... l’indigenza dell’imprenditore. Dagli atti dei vari procedimenti in tribunale emergono infatti pignoramenti di mobili e di un c/c, peraltro insufficienti a coprire il debito. Ed emergono dichiarazioni di Vandelli di non essere proprietario neanche dei beni che aveva in casa. Emerge infine che l’ingegnere, dopo aver ricevuto gli avvisi di garanzia su “casa Fenocchi” e “casa Giacomone”, ha costituito un “fondo patrimoniale” di famiglia nel quale ha racchiuso e protetto le proprietà immobiliari sue e della moglie. È presumibile - leggendo gli atti- che i legali di Zaccanti e Ragusa abbiano deciso di promuovere un’azione revocatoria del fondo patrimoniale. Ma è invece evidente che l’interrogazione della Marzani proprio a questo mira: a comprendere se in municipio siano decisi a scavare dietro le apparenze e a recuperare i soldi dei cittadini. O se invece i recenti riassetti nell’urbanistica locale abbiano determinato nuovi e più … pacifisti equilibri. (ase)

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