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Crac Firem e fuga in Polonia A processo i quattro imputati
FORMIGINE. Tutti e quattro gli imputati del caso Firem hanno chiesto e ottenuto di poter celebrare il processo (per bancarotta fraudolenta) con il rito abbreviato. Significa in sostanza che li...
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FORMIGINE. Tutti e quattro gli imputati del caso Firem hanno chiesto e ottenuto di poter celebrare il processo (per bancarotta fraudolenta) con il rito abbreviato. Significa in sostanza che li giudicherà un solo magistrato, lo stesso dell’udienza preliminare, a porte chiuse e con l’utilizzo delle sole prove finora raccolte. Il processo ai fratelli Baraldi, alla fidanzata polacca di uno dei due e al commercialista modenese che li assisteva inizierà il prossimo 7 luglio.
La storia è nota, e amara: lo stabilimento di ferramenta di Formigine trasferì la produzione in Polonia lasciando 40 dipendenti per la strada e importanti debiti con i fornitori. Poi è arrivato il fallimento: ieri l’avvocato andrea Mattioli ha chiesto e ottenuto di costituirsi parte civile, proprio in rappresentanza degli organi della procedura fallimentare: la bancarotta è stata stimata dal curatore Anselmo Sovieni in un milione di euro.
L’oggetto della bancarotta contestata è infatti l’insieme di beni e macchinari portati via in silenzio nell’agosto 2013 lasciando la fabbrica vuota.
Il trasloco in Polonia - dove i fratelli avevano deciso di delocalizzare - fu eseguito a ritmo serrato fuori da occhi indiscreti ma la notizia si sparse rapidamente per Formigine e scoppiò la protesta seguita da un forte appoggio sindacale ma non approdò a niente. Tiziano Pedroni si stabilì in Polonia aprendo una nuova azienda, la Helkra: «Qui in Italia, se non sei la Ferrari - disse - non si può più lavorare, per questo abbiamo deciso di portare tutto in Polonia».
La Helkra nel frattempo ha ceduto le quote ad un’altra società, la Atingo, mentre la Procura della Repubblica di Modena apriva un’inchiesta.
Non raggiunto il concordato preventivo, nell’aprile 2014 il fallimento: il tentativo di tenere in piedi la Firem come azienda unitaria era finito, nonostante la cassa integrazione e la promessa non mantenuta di pagare gli stipendi arretrati. Il curatore fallimentare intanto segnalava gli estremi della bancarotta di cui oggi sono a giudizio in quattro.
La storia è nota, e amara: lo stabilimento di ferramenta di Formigine trasferì la produzione in Polonia lasciando 40 dipendenti per la strada e importanti debiti con i fornitori. Poi è arrivato il fallimento: ieri l’avvocato andrea Mattioli ha chiesto e ottenuto di costituirsi parte civile, proprio in rappresentanza degli organi della procedura fallimentare: la bancarotta è stata stimata dal curatore Anselmo Sovieni in un milione di euro.
L’oggetto della bancarotta contestata è infatti l’insieme di beni e macchinari portati via in silenzio nell’agosto 2013 lasciando la fabbrica vuota.
Il trasloco in Polonia - dove i fratelli avevano deciso di delocalizzare - fu eseguito a ritmo serrato fuori da occhi indiscreti ma la notizia si sparse rapidamente per Formigine e scoppiò la protesta seguita da un forte appoggio sindacale ma non approdò a niente. Tiziano Pedroni si stabilì in Polonia aprendo una nuova azienda, la Helkra: «Qui in Italia, se non sei la Ferrari - disse - non si può più lavorare, per questo abbiamo deciso di portare tutto in Polonia».
La Helkra nel frattempo ha ceduto le quote ad un’altra società, la Atingo, mentre la Procura della Repubblica di Modena apriva un’inchiesta.
Non raggiunto il concordato preventivo, nell’aprile 2014 il fallimento: il tentativo di tenere in piedi la Firem come azienda unitaria era finito, nonostante la cassa integrazione e la promessa non mantenuta di pagare gli stipendi arretrati. Il curatore fallimentare intanto segnalava gli estremi della bancarotta di cui oggi sono a giudizio in quattro.
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