Modena, è sempre più emergenza case con i migranti
In provincia 763 nuovi arrivi, Caleidos: «Noi non gestiremo palestre o capannoni». Via Milano attiva almeno fino ad agosto
MODENA. L’Emilia Romagna deve trovare un posto ad altri 1.601 migranti. E la provincia di Moderna sarà quella che dovrà fare lo sforzo maggiore perché dalle tabelle regionali dell’accoglienza non risulta “in attivo”. Pertanto quasi la metà di questo numero di migranti dovrà essere accolta nei nostri Comuni.
È in particolare la Bassa modenese che dovrà darsi da fare più di alter zone e questa priorità è già stata al centro di incontri tra amministrazioni comunali e prefettura, ha scatenato reazioni di protesta, richieste e anche dinieghi.
Vediamo intanto il quadro generale così come è stato illustrato ieri mattina dal sottosegretario alla presidenza della Regione Andrea Rossi che doveva rispondere in merito al capogruppo di Forza Italia Galeazzo Bignami durante il question time di viale Aldo Moro. Attualmente la regione ospita 12.556 profughi tra le 936 strutture Cas sparse per la regione e i 1.230 posti letto Sprar, ma da piano deve sistemare in tutto 14.157 persone. Dove andranno le pertanto 1.600 che mancano? Va detto anzitutto che le uniche province complessivamente “in attivo” con l'accoglienza dei migranti sono Parma e Piacenza: tuttavia il distretto sud est della provincia parmigiana ha solo 148 presenze e dovrà ospitare ancora 129 persone.
Ed ecco che tocca a noi. La provincia attesa allo sforzo più importante è quella di Modena, a cui spettano ancora 763 migranti. Da piano, a Mirandola ne sono previsti 278, a Carpi 270, a Sassuolo 187, a Vignola 109, a Pavullo 69 e a Castelfranco 59. La città di Modena invece ospita 204 migranti in più rispetto a quelli attribuiti dal piano di ripartizione. Se infatti si sommano i numeri dei Comuni sopra citati e poi si togli il surplus della città di Modena, ecco che si arriva alla “quota” indicata dalal tabella regionale.
«Chiaro che questi oltre duecento migranti in surplus su Modena dovranno essere ridistribuiti nei centri della provincia - spiega Elena Oliva, responsabile della cooperativa Caliedos - e si dovranno trovare spazi nella Bassa modenese. La situazione non è delle più rosee perché allo stato attuale non ci sono case, non ci sono appartamenti disponibili, alloggi cioè della cosiddetta “seconda accoglienza”. Siamo riusciti a trovarne uno a Mirandola e sarà pronto per i primi di luglio, ma ospiterà sei persone. Spetta alle amministrazioni comunali trovare gli alloggi, tramite i cittadini, tramite le agenzie immobiliari. Se non ci si salterà fuori che scenda in campo la prefettura. Ma un concetto, un fatto deve essere molto chiaro e da questa posizione noi della cooperativa Caleidos non ci muoviamo: noi non gestiamo l’accoglienza di primo grado, ovvero non prendiamo e non prenderemo a mano asili, palestre, caserme, nuove o ex, capannoni , grandi contenitori. Noi facciamo solo ed esclusivamente seconda accoglienza e abbiamo già parecchio da fare».
E in via Milano, come procede l’accoglienza a circa un mese dai primi insediamenti nell’ex asilo di proprietà della Curia e dopo la manifestazione di Forza Nuova, le ronde di polizia e le proteste di residenti della zona? «L’accoglienza procede e non abbiamo avuto particolari disagi né all'interno della nostra struttura né dall’esterno - spiega Enrico Malferrari, responsabile dell’accoglienza della cooperativa sociale Papa Giovanni XXIII di Reggio - per un gruppo di cinque persone è stata trovata una sistemazione in un appartamento a Maranello. Qui all’inizio gli ospiti erano una cinquantina, ora sono dunque calati e non ne verranno altri in sostituzione di quelli che via via andremo a sistemare. In ogni caso il nostro obiettivo è raggiungere la quota ottimale di quaranta ospiti, un numero che dà a noi la possibilità di una gestione più efficace. Noi comunque siamo nell’ex asilo in modo temporaneo. Il nostro “contratto” è sino alla fine di agosto. A metà agosto faremo il punto della situazione e vedremo il da farsi». Stefano Totaro
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