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Multati cinque impianti sciistici 

Multati cinque impianti sciistici 

I carabinieri sanzionano Sant’Anna Pelago, Piane e Montecreto per gli sparaneve

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I carabinieri del Noe passano a setaccio gli impianti di innevamento artificiale delle stazioni sciistiche appenniniche emiliane. Ed emerge un quadro di luci sull’aspetto principale ma anche di ombre per una questione pur secondaria ma non trascurabile. Il Nucleo operativo ecologico di Bologna ha reso noti ieri i risultati delle indagini condotte nell’arco dell’ultima stagione nell’ambito di una campagna estesa a tutto il nord Italia dal Gruppo CC Tutela Ambiente di Milano. Primo obiettivo accertare l’eventuale ricorso a catalizzatori chimici che permettono sì di far durare la neve di più, ma poi allo scioglimento vanno a inquinare terreno e falde. Qui le cose sono andate bene: da nessuna parte sono emersi nella neve artificiale componenti diversi da acqua e aria compressa. Regolare anche tutto il fronte dello smaltimento degli oli per la manutenzione degli impianti.

I problemi sono arrivati sul pescaggio acqua: nell’appennino emiliano sono emerse sei situazioni di “omessa volturazione dell’autorizzazione o sua totale assenza”. Sostanzialmente, approvvigionamento abusivo. Una riguarda il Corno alle Scale sul fronte bolognese, e le altre cinque il contesto modenese. Nello specifico, due la stazione di S.Annapelago (Pieve), due quella delle Piane di Mocogno e una Montecreto. Non è colpa dei gestori, ma di una sorta di limbo in cui i Comuni concessionari si trovano da 20-30 anni: ci sono fonti e bacini fuori dalla rete acquedottistica che non sono mai stati “regolarizzati”, quando per l’utilizzo di qualsiasi fonte di acqua pubblica è indispensabile l’autorizzazione della Regione. È il caso ad esempio della sorgente “Boscone” alle Piane, o del laghetto artificiale ricavato con la “Presa dei mangioni” a Sant’Anna. I Comuni garantiscono che le istanze per l’utilizzo sono state sottoposte alla Regione a suo tempo, ma poi non si sono chiuse formalmente e non ci si è più pensato. Adesso il nodo viene al pettine, e il conto potrebbe essere anche salato: in questi giorni stanno arrivando ai gestori e ai Comuni (in solido) multe da Arpae ER ancora da quantificare ma in un range che va dai 3 ai 30mila euro.

Fuori dalla questione il Consorzio del Cimone, vista la piena regolarità dei suoi approvvigionamenti. «Ma la questione – nota il presidente Luciano Magnani – deve portare a una riflessione sulla necessità di incrementare i bacini esistenti e crearne di nuovi. Non va dimenticato che l’acqua che è stata presa quest’inverno per fare neve è stata tutta restituita alle falde in maniera lenta e diffusa, tramite lo scioglimento della neve. In assenza di precipitazioni, se non siamo ancora in emergenza siccità in questi territori, è anche per questo».

Daniele Montanari

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