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«Cemento nel parco, condannateli tutti» 

«Cemento nel parco, condannateli tutti» 

Per Sitta, Prampolini e due sovrintendenti 4 mesi per violazione al codice dei beni culturali, cinque mesi ai due tecnici

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Chioschi, il caso degli “ecomostri” ancora e purtroppo ben visibili nel parco delle Rimembranze è giunto al rush finale. Ieri mattina in tribunale, davanti al giudice Barbara Malvasi, è stato il momento della requisitoria del pubblico ministero Claudia Natalini e delle arringhe degli avvocati che difendono gli accusati.

Il pm ha chiesto per i due tecnici comunali Giovani Villanti e Marco Stancari la pena di cinque mesi e l’ammenda di 4mila euro per la violazione della legge urbanistica, per i politici, ovvero gli amministratori comunali Daniele Sitta e Stefano Prampolini la pena di quattro mesi e la multa di 3mila euro solo per la violazione del codice dei beni culturali.

Stessa pena e per lo stesso reato anche per i due sovrintendenti Paola Grifoni e Graziella Polidori.

Vediamo dunque chi sono i protagonisti del caso e di cosa sono accusati.

Giovanni Villanti, 68 anni, dirigente in pensione del settore Pianificazione territoriale e trasformazione urbanistica del Comune, e Marco Stancari, 58 anni, dirigente del settore Pianificazione territoriale e poi all’Urbanistica: per loro l’accusa era di avere agito in concorso per la violazione dell’articolo 44 del decreto 380 del 2001. In altre parole violazione alla legge urbanistica, abuso edilizio. Il primo (Villanti) “venendo meno al dovere di diligenza”, per avere certificato il famigerato Piano di riqualificazione urbanistica e valorizzazione commerciale del parco delle Rimembranze, tutelato dalla legge del 2004 e dal decreto ministeriale del 2005. Il secondo (Stancari), subentrato al primo, viene inoltre considerato dal pm il “committente di fatto dei lavori” ed è accusato anche di avere rilasciato i permessi di costruire i famosi manufatti inamovibili. “Interventi licenziati - questa l’imputazione - con atti amministrativi (permessi a costruire) illegittimi, poiché rilasciati in palese contrasto con le norme tecniche coordinate” del Psc, Poc e Rue del Comune di Modena. C’è poi un’altra imputazione, ovvero la violazione del codice sulla tutela dei beni culturali, che riguarda i due tecnici e gli altri quattro imputati: Paola Grifoni, Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici, e Graziella Polidori, in qualità di funzionario istruttore e responsabile del procedimento presso la stessa Soprintendenza. E ancora Daniele Sitta, 60 anni, nella qualità di assessore all’Urbanistica prima e assessore alle Politiche economiche poi con deleghe tra l’altro alla programmazione e gestione del territorio e al centro storico, e oggi dirigente di una importante cooperativa. Infine Stefano Prampolini, 54 anni, quale assessore all’epoca (siamo nel 2005) alle Politiche economiche e poi (dal 2013) al centro storico.

Il pm, che aveva consegnato alle parti una memoria scritta, in aula ha riassunto i punti chiave della vicenda, non risparmiando dure critiche nell’analizzare il caso, partendo dal versante urbanistico per arrivare a quello politico. E ha parlato di “fantasie” di dieci consulenti per giustificare quelle realizzazioni, di “motivazioni apodittiche e immotivate” di un bene che andava tutelato e che invece viene snaturato, con strutture dalla superficie triplicata. Insomma una trasformazione in un “ristopark”, con 4 chioschi in 350 metri, “manco fosse un Mac2”. Quanto ai politici, il pm si è detto “stanca dell’impunità di cui godono in questi casi. Loro hanno voluto la cementificazione e i loro tecnici si sono adeguati, hanno loro obbedito”. La sentenza è attesa per il 29 giugno, si inizia alle 9.

Stefano Totaro

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