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I difensori: «Accuse inesistenti» 

I difensori: «Accuse inesistenti» 

Nelle arringhe evidenziati errori e paradossi: «Si metteva ordine nella zona»

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I difensori hanno chiesto tutti l’assoluzione perché il fatto non sussiste e per non aver commesso il fatto. L’avvocato Chossi, che difende i due tecnici comunali, ha sottolineato come il pm nella sua arringa non sia mai entrata nella materia giuridica del processo parlando invece di interpretazioni e, ha riferito, commettendo, nella memoria consegnata alle parti, alcuni errori. L’avvocato Luca Pastorelli, che difende la Sovrintendenza ha riferito che «la Sovrintendenza non aveva nessuna posizione di garanzia rispetto alla normativa urbanistica locale e quindi non aveva motivo di ingerirsi nella normativa. Anche perché si sapeva che il Comune si stava occupando del problema da 15 anni, che erano stati dieci o più gli incontri con la Sovrintendenza, e ancora che il Comune aveva fatto 40 incontri con Castelnovi, che era il consulente a cui aveva dato l’incarico di sviluppare questa materia. Inoltre la proposta non viene da un privato, viene invece dal Comune che nel 2005 chiede la verifica per la produzione del vincolo. Perché la Sovrintendenza si dovrebbe porre il problema di quello che prevale nelle norme di Pcoc, di Psc di Rue quando c’è il Comune che lo fa di mestiere? Non ci viene contestato l’abuso edilizio. Ciò che ci viene contestato assieme ai due politici è per due ragioni: per non avere avuto attenzione (come invece ha avuto Garzillo secondo il pm) alla violazione delle norme all’urbanistica e per aver permesso un intervento che consentiva lo snaturare del vincolo. Per il primo aspetto non è che ci fosse l’idea di costruirci sopra il ponte di Brooklyn, si trattava di ampliare dei chioschi esistenti. Punto secondo, l’aver consentito un intervento che viola la natura del vincolo permettendo un’eccessiva commercializzazione del parco: i chioschi c’erano già, abbiamo delle tabelle che dicono che la superficie occupata dei nuovi chioschi è identica, se vuoi inferiore a quella che era occupata dai chioschi precedenti e dalle parti comunque occupate dalla gente (va ricordato che c’erano i bagni chimici, i dehors più o meno abusivi). Qui veniva risistemata la zona dando un assetto ordinato agli spazi che di fatto venivano occupati prima. La gente c’era da 50 anni, non tutti quegli spazi erano autorizzati, non c’era chiarezza. Il parco rimane il parco». L’avvocato Roberto Mariani, che difende Sitta e Prampolini: «È il paradosso: la giunta chiede il riconoscimento del vincolo all’ente che per legge è deputato a riconoscerlo e che glielo riconosce e poi dopo violerebbe la norma... quando manda i progetti e fa tutto ciò che viene detto di fare. Il nocciolo è questo: si contesta di non aver fatto quello che invece si è fatto. Il vero obiettivo dell’amministratore? C’è un vincolo, lo mando all’autorità che tutela il vincolo. Se non gliel'avesse mandato o non avessero chiesto pareri (un carteggio di 10 anni) allora sarebbe stato diverso».

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