Modena, in campagna avanza il Tropico Padano
Mais a rischio con la carenza idrica, come il secondo e il terzo taglio del fieno. E l'acqua del Po arriva a 150 euro all'ettaro
MODENA. Mais in sofferenza, con crescita ridotta nei fusti e nelle pannocchie. Pesche, susine, albicocche e a seguire pere che stentano a raggiungere i quantitativi degli anni passati anche se hanno un buon tenore zuccherino. Il grano tiene, sperando che i temporali previsti a macchia di leopardo in tutti i territori a cavallo del Po e dell’Appennino non distruggano i raccolti.
Sono questi dati, quasi un bollettino di guerra, che ogni giorno arrivano sui tavoli di chi segue le sorti della nostra agricoltura. I collegamenti con il resto della filiera agricola sono presto detti, perchè si fa fatica anche a realizzare il secondo taglio del fieno e dell’erba medica, mettendo in pericolo la produzione del Parmigiano Reggiano.
È il “Tropico Padano” che avanza, con la consapevolezza tra gli agricoltori che nulla sarà più come prima. I 39° registrati in questi giorni potranno pure essere una “percezione”, come si sforzano di ripetere i meteorologi che hanno i termometri a decine di metri d’altezza, ma le piante sono state le prime ad accorgersi che le quantità di calore e acqua si sono rovesciate rispetto a prima.
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«Cosa succede quando non piove da settimane? La terra si sbriciola come sabbia e se anche si va sottoterra l’umidità non la tocchi per niente». Così dicendo Gabriele Dallari di Campogalliano, 66 anni, appassionato agricoltore, prende alcune zolle tra le mani. Si sbriciolano subito. «Con il mais se non si innaffia si perde il raccolto - aggiunge - bisognerebbe farlo ogni due giorni per avere buoni risultati ma i costi non lo permettono».
Già, l’acqua. Il prelievo dal Po, ieri ancora 90 cm sopra il minimo storico, che attraverso i Consorzi di Bonifica rifornisce i canali, i cui centralini continuano a raccogliere centinaia di telefonate al giorno. Nei campi infatti per l’irrigazione sussidiaria, come si chiama quella prelevata dagli impianti di sollevamento del grande fiume, si pagano correntemente 150 euro a ettaro. Si prenotano i giorni e le ore di irrigazione, con i Consorzi che hanno già memorizzato il tipo d’impianto, e ogni agricoltore si organizza con i suoi macchinari per annaffiare; i costi sono a suo carico per motore, pompa e tubazioni.
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«In Emilia Romagna, in Regione, ci sono i progetti per la realizzazione di bacini idrici in montagna e di altri sistemi per recuperare l’acqua piovana - spiega il direttore del Consorzio Parmigiana Moglia, Domenico Turazza - Si potrebbe usare una cava in esaurimento sul Secchia e magari fare un accordo per Fontanalaluccia. Come sempre è un problema di fondi».
«Con gli impianti di irrigazione sotto chioma di acqua se ne consuma molta meno - conferma Giancarlo Bellotti, 72 anni e un fondo che segue personalmente tra Campogalliano e Fontana di Rubiera - Noi continuiamo a pescare dal canale qui vicino ma sarebbe ora di fare grossi interventi per non trovarci ogni estate in queste condizioni. Il clima non cambierà in meglio, sarà sempre più caldo».
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