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La sfida di Kerakoll: "i nuovi manager li formiamo noi"

di Gianluca Pedrazzi
La sfida di Kerakoll: "i nuovi manager li formiamo noi"

 “Sei un neolaureato senza esperienza ma ricco di talento? Vorrei fare un colloquio con te...”. Detto fatto. Ne sono arrivati settecento solo l’ultima settimana nel quartier generale della Kerakoll di Fiorano che vuole premiare il talento e si formerà internamente i nuovi manager

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FIORANO. “Sei un neolaureato senza esperienza ma ricco di talento? Vorrei fare un colloquio con te...”. Detto fatto. Ne sono arrivati settecento solo l’ultima settimana nel quartier generale di Kerakoll, il gruppo leader nel greeenbuilding per progettare, costruire e vivere nel rispetto dell’ambiente, 1350 dipendenti, un centinaio di nuovi assunti ogni anno, 12 stabilimenti produttivi sparsi per Italia, Europa e India, quattordici società operative sui mercati esteri, che investe mediamente oltre il 5% dei propri ricavi in ricerca «e oltre il 3% in formazione», dice Gian Luca Sghedoni, 50enne amministratore delegato dell’azienda di famiglia. «Kerakoll4talent si chiude a luglio ed è un progetto nato quattro anni fa. Ogni anno riceviamo circa 1500 curriculum... Cerchiamo neolaureati. Soprattutto i profili con studi in economia e ingegneria gestionale. I candidati affrontano tre colloqui da trenta minuti l’uno. Con chi? Con me...».

Bella sfida, Sghedoni. Sembra quasi che lei non abbia fiducia nelle Università... Insomma della serie “la formazione me la faccio io in casa”....

«Tutt’altro. Vede, tra chi si presenta ci sono tanti neolaureati che escono col massimo dei voti. Ma quello che cerchiamo noi, un’azienda giovane con un’età media di 34-35 anni, non è solo questo. Ci può essere chi è uscito con lode, è un genio ma geneticamente non è un commerciale, non potrà mai per carattere e formazione guidare una squadra. Un’azienda. E io cerco chi ha intuizione, chi può avere in proiezione futura carisma. Trascinare. Partendo da un punto fermo e comune a tutti: i valori. Il rispetto di certi valori. Vede, un imprenditore da solo non riuscirà mai a costruire i propri sogni. Per questo cerco talenti. In questi anni avrò fatto personalmente quattromila colloqui. Kerakoll oggi non è solo un’azienda giovane. Ma è figlia del proprio tempo e fondandosi sui giovani costruisce anche il proprio futuro e quello di chi ci lavora».

Sì, ma torniamo all’Università...

«Torniamoci. Credo che la scuola e l’Università italiana siano tra le migliori. Punto. Ricevono troppe critiche da un Paese che ama criticare. Ma devono interagire loro con noi e noi, parlo di aziende, di sistema produttivo, con loro. E Modena è un territorio unico per fare questo. Un’eccellenza in tutto. Chi ha tre distretti come noi concentrati in una sola provincia? Chi ha dall’agricoltura all’alimentare per arrivare alla metalmeccanica un territorio così? Nessuno. Le energie vanno convogliate in questa direzione. Affiancandole alla riscoperta del territorio. Porte aperte delle aziende alle scuole per fare conoscere agli studenti le nostre eccellenze. Non c’è bisogno di andare all’estero. Vicino casa c’è il meglio. Il mio sogno sarebbe quello di un grande campus a Modena sintesi di tutto questo filo diretto università-aziende».

Ma intanto viviamo in un Paese in ripresa sì ma dove il 30% dei giovani non trova lavoro. Che si sente di dire a loro?

«Di non rinunciare, di non arrendersi. Se uno vale alla fine emerge. E se non riesce ad entrare dalla porta principale di un’azienda cerchi di entrare dalla “finestra”. Non era quello l’incarico che sognava? Ok, se è bravo prima o poi - glielo garantisco perché a me è accaduto - verrà notato. Ma anche le aziende devono cambiare mentalità...».

Che vuol dire?

«Le faccio un esempio. Un giorno un imprenditore mi ha detto: “Attento a non prendere gente troppo brava, perché poi o li perdi o ti superano e ti portano via l’idea... “. Gli ho risposto che era assurdo. Perché un’azienda e un imprenditore dovrebbe aver paura di assumere gente più brava? Anzi. Da chi è più bravo si impara solo e un manager bravo può solo portare ricchezza ad un’impresa».

Torniamo a Kerakoll4talent. Che percorso avrà davanti chi supererà la selezione (durissima)?

«Partiamo dal numero: saranno una trentina quelli che taglieranno il traguardo ed entreranno in Kerakoll. Li sottoporremo a una formazione di dodici mesi che spazierà dal prodotto al marketing. Poi li attendono due anni sul fronte commerciale, vendite. Quindi dopo questo periodo che gli consentirà di avere una buona visione d’insieme di che cos’è oggi un’azienda proiettata nel futuro come la nostra passeranno all’area manager e avranno la gestione di un team di circa 25 agenti monomandatari per un portafoglio di 6-10 milioni di fatturato. A quel punto saranno pronti per diventare general manager di una consociata. In grado di timonare davvero una delle nostre consociate, forti come me, che in azienda ho fatto tutti gli step interni, per fare emergere il meglio di chi lavora al tuo fianco. Capace di guardare le cose non solo per quello che sono ma per quello che potrebbero essere domani. I giovani hanno la capacità di rompere gli schemi e sono il vero valore aggiunto di un’impresa»

Rompere gli schemi. Generation green. Sembra una “rivoluzione” in un’Italia e in un distretto ceramico che celebra la presentazione della Bretella, un progetto di cui si parlava da oltre trent’anni...

«Vero. Ma speriamo almeno sia la volta buona. Che i lavori per questa Bretella partano, anche se in trent’anni sono cambiate tante cose... In ogni caso, ben venga il collegamento autostradale. Il fatto è che se parli con la gente, in Italia, non c’è uno che non sia d’accordo quando parli di immobilismo, che servono riforme, che occorre accelerare. Ma poi quando un governo cerca di farlo, c’è chi si mette di traverso. I grandi progetti vengono ridimensionati... Non abbiamo più tempo. Siamo un Paese dalle grandi risorse, grandi potenzialità, ad iniziare dal nostro territorio, dal tesoro che rappresentano, ambiente, turismo e cultura. Però servono infrastrutture. Riforme. Che puntualmente vengono proposte e poi fermate. C’è una classe dirigente sia nelle aziende che nella politica datata e che non vuole farsi da parte e far posto ai giovani...».

Be’ il distretto ceramico ha saputo andare oltre la crisi. Rinnovarsi profondamente restando leader mondiale. Buon segno.

«Malgrado la crisi dell’edilizia, malgrado il calo nell’utilizzo della ceramica, il know how di questo Distretto che ha puntato sulla qualità e sulla ricerca ha prima consentito di uscire dalla crisi, poi export e ricavi record con prospettive ancora positive. La tecnologia digitale, gli effetti cromatici hanno portato a produrre materiali straordinari. Pensate al finto legno, alle lastre, ai rivestimenti formato maxi».

Sfide. Come quella di Modena in questi giorni... Lei, cinquantenne cresciuto con Vasco, che ne dice di Modena Park e del concertone?

«Dico che è meraviglioso. Modena ha bisogno di eventi simili ed è un bene ospitarli. Non capisco chi critica, ma non perché sono cresciuto con le sue canzoni. Lo dico perché Modena ha bisogno di sprigionare le sue energie, farsi conoscere non solo come città simbolo di una terra laboriosa e di geni come Ferrari... Modena Park farà bene prima di tutto a Modena».

Sghedoni ci sarà a Modena Park?

«Vorrei proprio vedere il contrario... Biglietti presi con tutta la famiglia. La sera prima arriverò da una lunga trasferta all’estero. Il sabato spedizione in bici a Modena Park. E tutti ad ascoltare Vasco».

Canzone del cuore?

«Vivere».



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