«Non si escluda la pista passionale»
Il criminologo Ivan Galliani: «Motivazioni fantasiose, possono nascondere altro»
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«Ma siamo davvero sicuri che la pista del delitto passionale sia da escludere? Ritengo che dietro a questo omicidio possano esserci motivazioni di questo tipo, legate alle relazioni, alla gelosia, ai tradimenti».
È l’opinione Ivan Galliani, criminologo, medico legale, ex professore di psicopatologia forense, un esperto di spessore nel campo.
Il professore focalizza due aspetti in questa vicenda: «Il primo riguarda la motivazione e direi che la donna ne ha fornita una davvero molto fantasiosa, quella dei nemici, degli inquinatori. Come e è possibile vedere in altri casi, le motivazioni sono spesso molto fantasiose. Bisogna vedere se siamo di fronte ad una patologia di mente e quindi se il suo “delirio”, perché di questo si tratterebbe, sia radicato. Vedere cioè da quanto tempo, come è radicato e in che profondità».
Poi c’è l’aspetto dell’evirazione. «Spesso, anzi quasi sempre, questo aspetto è legato a motivi passionali. Per questo suggerisco a chi indaga di tenere aperta anche questa pista o per lo meno di non escluderla a priori. La motivazione che lei ha fornito è altrettanto fantasiosa, cioè quella di voler conservare in frigo pene e testicoli affinché si potessero analizzate sperma e sangue del suo compagno per provare la contaminazione esterna. È fantasiosa certo, ma può coprire altro. C’è una certa recrudescenza nell’ultimo periodo di casi di evirazione - prosegue il criminologo Ivan Galliani - tre o quattro, ho letto in Internet, in Italia, parecchi anche all’estero. Nei paesi asiatici quello dell’evirazione costituisce un vero e proprio rituale. Dicevo che le motivazioni sono spesso fantasiose: basti pensare al caso famoso, quello di Lorena Bobbitt. Per spiegare il taglio del pene disse che era colpa di suo marito, troppo egoista, che arrivava all’orgasmo senza aspettarla. Pene che poi lanciò dal finestrino dell’auto». Guarda caso era proprio un 23 giugno. (s.to)
È l’opinione Ivan Galliani, criminologo, medico legale, ex professore di psicopatologia forense, un esperto di spessore nel campo.
Il professore focalizza due aspetti in questa vicenda: «Il primo riguarda la motivazione e direi che la donna ne ha fornita una davvero molto fantasiosa, quella dei nemici, degli inquinatori. Come e è possibile vedere in altri casi, le motivazioni sono spesso molto fantasiose. Bisogna vedere se siamo di fronte ad una patologia di mente e quindi se il suo “delirio”, perché di questo si tratterebbe, sia radicato. Vedere cioè da quanto tempo, come è radicato e in che profondità».
Poi c’è l’aspetto dell’evirazione. «Spesso, anzi quasi sempre, questo aspetto è legato a motivi passionali. Per questo suggerisco a chi indaga di tenere aperta anche questa pista o per lo meno di non escluderla a priori. La motivazione che lei ha fornito è altrettanto fantasiosa, cioè quella di voler conservare in frigo pene e testicoli affinché si potessero analizzate sperma e sangue del suo compagno per provare la contaminazione esterna. È fantasiosa certo, ma può coprire altro. C’è una certa recrudescenza nell’ultimo periodo di casi di evirazione - prosegue il criminologo Ivan Galliani - tre o quattro, ho letto in Internet, in Italia, parecchi anche all’estero. Nei paesi asiatici quello dell’evirazione costituisce un vero e proprio rituale. Dicevo che le motivazioni sono spesso fantasiose: basti pensare al caso famoso, quello di Lorena Bobbitt. Per spiegare il taglio del pene disse che era colpa di suo marito, troppo egoista, che arrivava all’orgasmo senza aspettarla. Pene che poi lanciò dal finestrino dell’auto». Guarda caso era proprio un 23 giugno. (s.to)
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