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Sequestrarono 12 operai a Mirandola: in gabbia la banda cinese

di Stefano Totaro
Sequestrarono 12 operai a Mirandola: in gabbia la banda cinese

Mirandola. Assalto con picozze, roncole e machete per rapinare soldi e oro I carabinieri chiudono l’inchiesta dopo quattro anni grazie alle tracce e al poker

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MIRANDOLA. Mozziconi di sigaretta, bottigliette d’acqua, qualche impronta nelle stanze e sull’auto tra centinaia di altre così come quelle poche tracce relative alle telefonate, dati incrociati nel grande mare di chiamate che è stato analizzato. E ancora la grande reticenza non solo delle vittime che erano state legate, imbavagliate e rapinate (una addirittura sfregiata in fronte), ma di tutto l’ambiente, quello della comunità cinese, che per paura e per mentalità non parla e non collabora con le forze dell’ordine. Eppure ai carabinieri di Mirandola e della Compagnia di Carpi è bastato per risalire ai cinque rapinatori che presero di mira quattro ani fa il laboratorio tessile Sonia Confezioni a San Giacomo Roncole.

Un commando di cinesi armato di pistole, machete, piccozze, roncole, coltelli e di numerosi arnesi che fece irruzione nel laboratorio dove stavano lavorando dodici loro connazionali e che, con rapidità e violenza, saccheggiarono dopo aver legato e imbavagliato tutti i presenti. I cinque scapparono con 14mila euro, ventimila yen e tutti gli effetti personali dei lavoratori, ovvero anelli, braccialetti, collanine e orologi. Ma una volta dato l’allarme i cinque non andarono molto lontano: la loro auto venne rintracciata a Castelmassa, in provincia di Rovigo, dai carabinieri locali. I cinque si diedero alla fuga nei campi e tutta la refurtiva venne recuperata.

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Era il giugno del 2013 e iniziarono subito le indagini. I carabinieri di Mirandola e Carpi iniziarono ad interrogare i rapinati e, come detto, trovarono un muro. Il titolare riferì un particolare che lo aveva insospettito: lui e i suoi dipendenti, d’abitudine, si recavano a Quistello in un bar trattoria, dove erano solito giocare a poker, sia con le carte che con le macchinette. Lui notò che un connazionale, mai visto prima, venuto da fuori, attaccò conversazione, chiedendo come mai spendesse tanti soldi nel gioco e soprattutto come mai potesse disporre di tanto contante. Domande che lo insospettirono: si ricordò che aveva un soprannome, “il biondo”. Insomma, era una prima traccia che però si è rivelata nel tempo fondamentale. Così come le analisi dei tabulati telefonici, il traffico telefonico nella zona del laboratorio tessile e della fuga finale, l’analisi delle impronte e le tracce biologiche trovate su bottigliette, mozziconi, nell’auto dei banditi. Venne trovato anche uno scontrino, era relativo all’acquisto di roncole e piccozze per il colpo, ma le immagini delle telecamere nel negozio erano già state sovrascritte. Ma l’Arma non si è arresa e dopo anche alcune trasferte a Prato, la città cinese per eccellenza, ecco che i dati incrociati e gli esiti hanno dato prove necessarie a richiedere e ottenere l’arresto dei cinque. Si tratta di cinesi che gravitavano nel pratese, dai 25 ai 33 anni, (tra cui il Biondo) con precedenti per rapina, omicidio ed associazione a delinquere di tipo mafioso. Due gli arrestati, gli altri tre sono all’estero e sono stati emessi mandati di cattura internazionali.
 

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