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«Formaldeide nell’aria delle Fonderie di Modena, dovete spiegare»

di Luca Gardinale
«Formaldeide nell’aria delle Fonderie di Modena, dovete spiegare»

L’avvocato Gherardi: «L’odore si avverte fino in centro. Impianto chiuso nel 2022? Sì, ma la situazione è pericolosa oggi»

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MODENA Il bello (si fa per dire) degli odori è che, una volta che sono diventati familiari, li si riconosce un po’ ovunque. Così, capita che un avvocato che lavora in centro storico arrivi ad avvertire chiaramente quell’‘essenza” anche in piazza Grande, a tre chilometri di distanza dalla sua sede naturale.

Capita a Marco Gherardi, uno dei legali del comitato “RespiriaMo aria pulita”, da mesi in prima linea nella battaglia contro le emissioni delle Fonderie cooperative riunite di via Zarlati, alla Madonnina, tanto da consegnare un esposto in Procura (che tra pochi giorni verrà integrato con nuovi documenti).

Avvocato Gherardi, davvero sente gli odori delle Fonderie anche in centro storico?

«Sì: ormai distinguo nettamente quell’odore, così come tanti residenti della Madonnina, e in certi momenti lo avverto chiaramente anche quando esco dallo studio e quando passeggio in centro. Del resto è comprensibile che da una fabbrica così arcaica escano odori simili…».

Arcaica?

«Difficile definire diversamente una fabbrica che lavora ancora con i forni a carbone, tanto che l’Ausl si è chiesta perché queste strutture non siano ancora state sostituite, a differenza di quanto previsto. Ed è stato proprio il forno a carbone a causare il fumo nero che il 2 giugno scorso ha provocato bruciore alla gola e malessere a diversi residenti. Se poi consideriamo che c’è la possibilità che non si tratti solo di odori forti, ma di sostanze nocive per la salute…».

Si riferisce alla formaldeide?

«Sì: gli apparecchi che alcuni residenti hanno acquistato hanno rilevato una concentrazione altissima di formaldeide in alcuni momenti. Nel caso della nuvola di fumo nero del 2 giugno, ad esempio, la concentrazione era di 900 microgrammi per metro cubo, contro i 100 di tolleranza in presenza di esposizione continuativa di persone, secondo i valori indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità. Un altro elemento interessante è che quando l'odore va via, anche i valori registrati dai nostri apparecchi tornano sotto la soglia».

E l’Arpa?

«L’Arpa, per questioni economiche, non ha gli strumenti più adatti a rilevare la presenza di formaldeide, mentre il metodo utilizzato, sostanzialmente delle fialette che assorbono la sostanza, non è completamente attendibile, perché non va oltre la rilevazione dei picchi di concentrazione. Ma visto che ci sembra piuttosto importante capire se le nostre famiglie stanno respirando sostanze nocive, stiamo mettendo a punto un altro sistema per rilevarne la presenza».

L’amministrazione comunale, insieme alla società, ha comunque garantito che alla scadenza dell’Autorizzazione integrata ambientale, a fine gennaio 2022, la struttura sarà dismessa.

«E’ una decisione importante, che speriamo possa diventare presto un accordo blindato, con date certe e messe per iscritto, ma noi abbiamo un problema di invivibilità, e ce l’abbiamo oggi: non possiamo aspettare quattro anni e mezzo. Per questo, non capiamo affatto l’atteggiamento della giunta e il suo comportamento iperprotettivo verso una fabbrica arcaica che usa ancora i forni a carbone».


 

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