Oggi l’interrogatorio di Verona Popescu
Delitto alla Crocetta. La donna è in carcere e sarà nuovamente ascoltata per chiarire il movente
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Si terrà oggi in carcere a Sant’Anna l’interrogatorio di garanzia di Verona Popescu, la donna che ha ucciso il compagno Claudio Palladino con diverse coltellate per poi evirarlo.
Non è ancora esclusa la pista passionale, visto il gesto estremo della donna sul corpo dell’uomo - così ha spiegato ieri il criminologo Ivan Galliani - e oggi quando la donna sarà nuovamente sentita si potranno, forse, chiarire alcuni aspetti. È il caso di dire forse, perché le prime parole della donna, che venerdì ha subito confessato l’omicidio, sono state sconclusionate.
«C’erano dei nemici - ha raccontato - che stavano complottando per sovvertire l’ordine del mondo, gente che vuole far trionfare il male. Tutto era nato con il nazismo, con le SS e stava continuando ancora: persone, ovvero quei “loro” che stanno inquinando i cibi, l’acqua e l’aria per avvelenare piano piano i popoli e poi annientarli o soggiogarli».
“Loro” erano diventati una ossessione e “loro”, in sostanza le avevano fatto il lavaggio del cervello e per colpa “loro” lei ha agito così, sopraffatta, resa fragile dal nemico che vedeva ovunque. Queste le paranoie di Verona Popescu, ossessioni che lei, schiva e riservata, non esternava in modo evidente ma di cui era a conoscenza Claudio Palladino e anche il figlio di lei di 21 anni.
Il suo compagno, da quanto è emerso, aveva iniziato un po’ a preoccuparsi di quelle che lui definiva “fisime”, le aveva consigliato di farsi curare. Il medico di base non aveva notato segnali forti di squilibrio, fisicamente la donna era a posto.
Eppure lei raccontava «che ormai il nemico la stava contaminando, che aveva delle macchie, delle punture sulla pelle dovute all’inquinamento dei cibi».
Non è ancora esclusa la pista passionale, visto il gesto estremo della donna sul corpo dell’uomo - così ha spiegato ieri il criminologo Ivan Galliani - e oggi quando la donna sarà nuovamente sentita si potranno, forse, chiarire alcuni aspetti. È il caso di dire forse, perché le prime parole della donna, che venerdì ha subito confessato l’omicidio, sono state sconclusionate.
«C’erano dei nemici - ha raccontato - che stavano complottando per sovvertire l’ordine del mondo, gente che vuole far trionfare il male. Tutto era nato con il nazismo, con le SS e stava continuando ancora: persone, ovvero quei “loro” che stanno inquinando i cibi, l’acqua e l’aria per avvelenare piano piano i popoli e poi annientarli o soggiogarli».
“Loro” erano diventati una ossessione e “loro”, in sostanza le avevano fatto il lavaggio del cervello e per colpa “loro” lei ha agito così, sopraffatta, resa fragile dal nemico che vedeva ovunque. Queste le paranoie di Verona Popescu, ossessioni che lei, schiva e riservata, non esternava in modo evidente ma di cui era a conoscenza Claudio Palladino e anche il figlio di lei di 21 anni.
Il suo compagno, da quanto è emerso, aveva iniziato un po’ a preoccuparsi di quelle che lui definiva “fisime”, le aveva consigliato di farsi curare. Il medico di base non aveva notato segnali forti di squilibrio, fisicamente la donna era a posto.
Eppure lei raccontava «che ormai il nemico la stava contaminando, che aveva delle macchie, delle punture sulla pelle dovute all’inquinamento dei cibi».
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