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A Milano l’uomo 2018: un melange di culture  tra echi etnici e british 

di Maria Vittoria Melchioni
A Milano l’uomo 2018: un melange di culture  tra echi etnici e british 

Vola il settore del menswear che registra crescite record Dal Modenese Armani e Scervino alla tre giorni lombarda

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A recente memoria non si ricorda una fashion week così corta. A Milano sono stati solo tre i giorni dedicati alla moda uomo per la primavera-estate 2018. Tre giorni più poveri di sfilate e più ricchi di presentazioni, formula forse più consona per mostrare meglio la struttura dei capi maschili. Sparutissima la compagine del nostro territorio che si è ridotta al solo Giorgio Armani (il quale, per altro, ha mantenuto solo la logistica in territorio modenese) e ad Ermanno Scervino che produce a Carpi alcune sue linee, nonostante la Camera Nazionale della Moda Italiana abbia annunciato i dati ricchi di entusiasmo relativi all’andamento del mercato del comparto fashion maschile relativi al primo trimestre 2017. Il menswear ha registrato una crescita superiore alla media del settore, tra il 4% e il 5%, sostenuta dalla ripresa delle esportazioni (superiore al 5%). L’andamento del mercato interno ha registrato una crescita intorno al +1% e, per quanto riguarda i mercati esteri, l’export italiano verso i Paesi UE ha avuto un andamento del +7%. Tra i grandi Paesi europei, i più importanti per la moda italiana sono la Germania (+13%) il Regno Unito (+22%) - malgrado la fase di contenimento dei consumi registrata nelle ultime settimane- il Belgio (+11%) e la Spagna (+9%). L’export verso la Francia invece, seppur meno consistente rispetto agli altri Paesi, ha registrato una crescita del +3,5%. Le esportazioni verso i mercati extra-Unione Europea - con una crescita registrata del +2% - hanno avuto un andamento differenziato: molto bene verso l’Asia (+11%) con un aumento molto consistente verso la Corea del Sud (+28%) e Hong Kong (+20%), mentre più contenuta è stato l’incremento verso il Giappone (+3,5%) e la Cina (+2,3%). Un buon risultato si è registrato anche verso la Russia (+21%). Solo moderata è invece stata la crescita verso gli USA (1,6%) ed è in leggero calo l’export verso gli Emirati. Accantoniamo la finanza e torniamo alla creatività e a ciò che si è visto sulle passerelle. Ad aprire questa short fashion week è stato Ermenegildo Zegna con la seconda stagione disegnata da Alessandro Sartori strizzando l'occhio ai nuovi consumatori, più giovani e spregiudicati (da qui la scelta di un colore non facile come l'arancione) ma tenendo ben presente la solida base formata da uomini un po’ più agé che non disdegnano le sneakers con l'abito sartoriale. “Dialogando con il Giappone d’un tempo” è il titolo della collezione di Emporio Armani seguito didascalicamente con pantaloni da samurai, giacche in sete sontuose con stampe e ricami nipponici e le sovrapposizioni tipiche del kimono perfette per le passerelle un po' meno per la vita in città. Ermanno Scervino ama mescolare periodi e culture, giacche e capispalla rigorosamente sartoriali con capi e accessori sportivi, reinterpretando in chiave cosmopolita l’ispirazione british e richiamando echi etnici in maniera sfumata e personale. Giorgio Armani e il relax sono un concetto per nulla casual anche quando il re della moda rivisita i suoi cavalli di battaglia come il desert look e lo stile marinière, sempre in modo innovativo, senza fare eco di se stessi ma guardando sempre avanti, alle stagioni che verranno.

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