Gazzetta di Modena

Modena

In festa 30mila musulmani per la fine del Ramadan 

di Gaetano Josè Gasparini
In festa 30mila musulmani per la fine del Ramadan 

Le moschee della provincia hanno ospitato intere famiglie aspettando la luna: «L’Islam è una religione di pace, nuove iniziative di dialogo con il Comune»

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Si è concluso il periodo sacro del Ramadan, mese nel quale ogni musulmano è tenuto a seguire i precetti del digiuno che rappresentano il quarto dei cinque pilastri dell'Islam.

Nel modenese sono quasi 30mila i musulmani coinvolti nella ricorrenza mentre nell'intero paese la festa interessa quasi 1 milione e 600mila credenti. In una mattinata ventilata, liberata dalla morsa del caldo equatoriale degli ultimi giorni, oltre 3500 fedeli sono accorsi, a piedi, in bicicletta, con i mezzi pubblici e con le proprie vetture alla moschea al Rahman di via delle Suore, il centro islamico più antico, ampio e frequentato del territorio, per celebrare in congregazione l'Eid el Fitr (la festa della rottura del digiuno).

Musulmani magrebini con il zuccotto o il fez e la tunica immacolata a fianco di islamici dell'Africa nera con i loro abiti e copricapo colorati fino ai più sobri bosniaci e albanesi. L’entrata era stracolma di calzature e banchetti mentre nel settore delle donne sciami di bambini urlanti correvano lanciandosi sui tappetti appena ripuliti dagli oltre 30 volontari impegnati nell'allestimento dei locali. «Il calendario lunare che seguiamo – spiegano dalla moschea - metteva in dubbio il giorno preciso della festa e abbiamo dovuto aspettare fino a tardi ieri sera per osservare la luna e determinare la fine del mese di Ramadan, e l'avvento di quello nuovo».

Il dubbio era fra domenica e lunedì. Una situazione di attesa che ha complicato un po’ l’organizzazione dell’evento e che non ha reso possibile l'invito alle autorità che spesso portano i loro saluti alla nutrita comunità islamica modenese. «Non potendo prenotare, abbiamo anche dovuto rinunciare alla celebrazione consueta alla Polisportiva Gino Pini dove per questioni di spazio i musulmani si riuniscono per celebrare le loro feste», dice Driss Wagueg di al Rahman.

I musulmani hanno iniziato i loro riti per la sospensione del digiuno bevendo acqua o latte e mangiando una manciata di datteri. «Non ci si abbuffa una volta rotto il digiuno ma si cerca gradualmente di riportare al corpo l'abitudine dei tre pasti al giorno», spiega un fedele. Poi è giunta l'ora della preghiera collettiva che anticipava la predica dell'imam. Il numero dei credenti era così alto che la moschea aveva ricoperto di tappetti il cortile interno dello stabile. Il sermone, tenuto da Mohamed El Raoui, conteneva la raccomandazione di estendere le virtù, ispirate dal mese sacro, al resto dell'anno.

Ha anche ricordato che l'Islam è una religione di pace e lodato il clima di dialogo che esiste in città «abbiamo in programma nuove iniziative con il Comune da portare nelle scuole, nei circoli e nelle associazioni della città», dichiara Wagueg.

Nel centro di via delle Suore, anche la raccolta dell’elemosina rituale specifica al mese di Ramadan, “Zakat el Fitr”, ha funzionato. «Si tratta di soldi che raccogliamo e che servono ai poveri affinché possano festeggiare la giornata di festa in modo dignitoso», dice Wagueg che afferma di aver raccolto soldi per almeno 100 famiglie. «Vedove, donne separate, famiglie numerose con difficoltà economiche».

Grande festa anche alla Casa della Saggezza di via Portogallo. Centinaia di praticanti si sono ritrovati fin dall'alba nella seconda moschea della città. «Un clima magnifico, di gioia e felicità per tutti i musulmani che hanno compiuto il rito del digiuno. Quest'anno è stato particolarmente faticoso a causa dell'afa. Ma a maggiore sofferenza e sforzo, nell'Islam, corrisponde maggiore ricompensa», spiega Adel Laamane.

Fine Ramadan molto intenso per la comunità al Medina di Sassuolo dove appena pochi giorni fa un affiliato della moschea è morto travolto da un tir. L’uomo, 50enne, era un padre di famiglia e faceva l'operaio. «Era un uomo onesto e molto religioso. Poco prima di prendere lo scooter e andare al lavoro stava ancora pregando con noi qui in moschea. Siamo sicuri che andrà in paradiso perché morire durante il mese sacro, per un musulmano virtuoso, significa garantirsi l'accesso al paradiso», dice il vice-presidente del centro Zahi Qassim.

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