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L’omicida resta in cella, presto la perizia 

L’omicida resta in cella, presto la perizia 

Il giudice, dopo l’interrogatorio di garanzia, conferma la detenzione e dispone l’indagine psichiatrica per Verona Popescu

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Verona Popescu resterà in carcere, sotto stretta sorveglianza per evitare gesti autolesionistici, ma la 50enne al momento non potrà essere trasferita in una struttura protetta alternativa al Sant’Anna. È la decisione presa dal giudice per le indagini preliminari, Eleonora Pirillo, dopo l’interrogatorio di garanzia a cui la donna rumena è stata sottoposta ieri mattina. In tribunale, la protagonista dell’omicidio del compagno Claudio Palladino ha risposto alle sollecitazioni del gip e del pubblico ministero, Lucia De Santis. Rappresentata dall’avvocato Francesco Varvaro ha ripercorso, per circa un’ora e mezza, tutto quanto accaduto nella sua abitazione di via Mar Adriatico, nel quartiere Crocetta. Il legale della 50enne aveva avanzato la richiesta della scarcerazione e del trasferimento in un centro psichiatrico, istanza che però il gip ha temporaneamente rigettato, convalidando l’arresto e disponendo la custodia in carcere. Eppure, alla luce delle spiegazioni fornite da Verona Popescu, il giudice ha lasciato aperta una possibilità per rivalutare la decisione. Ha infatti disposto un’indagine psichiatrica sullo stato di salute mentale della donna, ex badante e da diversi anni convivente con il manager della Manitu di Castelfranco. Dovrà quindi essere un professionista a dissipare i dubbi sulle capacità mentali dell’assassina, che da giorni va confermando il movente dell’omicidio. Ha sempre proposto, sia agli investigatori della polizia e sia ieri mattina, la tesi dei “nemici che complottano per sovvertire l’ordine del mondo, gente che vuole far trionfare il male”. Una teoria che affonda le radici al tempo del nazismo e che si è poi evoluta con accuse a quei cospiratori che inquinano l’aria e i cibi. Persone che volevano contagiare anche lei e che ci stavano provando usando il suo uomo. Ecco spiegato il motivo - ribadito agli inquirenti - dell’evirazione e della scelta di impacchettare i genitali per riporli in frigo: secondo l’assassina, se sottoposti ad un’accurata analisi, sarebbero stati la prova del contagio. Intanto oggi si terrà l’esame autoptico sul corpo di Palladino, un passaggio necessario per ricostruire scientificamente quanto accaduto venerdì mattina nella casa di via Mar Adriatico dove, da 14 anni, la coppia viveva. Da una prima analisi del corpo sono evidenti almeno otto coltellate, che la donna ha inferto al compagno mentre lui la implorava di smettere, convinto di poterla riportare alla ragione. Ma andranno analizzate anche le ustioni provocate dall’olio, che la 50enne gli ha scagliato addosso prima di inferire con i fendenti. Soltanto dopo l’esame la Procura avrà una fotografia esatta di quanto accaduto e potrà trarre nuove valutazioni.

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