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Parco Enzo Ferrari: regno della velocità diventato oasi verde 

di Maria Vittoria Melchioni
Parco Enzo Ferrari: regno della velocità diventato oasi verde 

Da aeroporto per piccoli velivoli ad autodromo Qui corsero miti come Ascari. Ultime gare nel ’76

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Tra pochi giorni avrà gli occhi dell'Italia intera puntati addosso e il suo nome sarà per sempre legato al mega concerto di Vasco Rossi, ma il “Parco Enzo Ferrari” è molto più della location di un evento musicale colossale, lo è sempre stato e sempre lo sarà. Almeno per noi modenesi. La vasta distesa verde naturale in principio fu adibita all'atterraggio dei piccoli aerei e alianti, come testimonia ancora la piccola torretta di controllo, unico edificio rimasto nel parco.

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Nel 1950 viene trasformato in autodromo cittadino, sul quale hanno gareggiato Ascari (che vinse la prima gara organizzata qui a bordo di una Ferrari), Villoresi e tanti altri. Il rombo dei motori si spense nel 1976 quando si disputarono le ultime gare motociclistiche. Come tributo a questo glorioso passato motoristico vennero collocati nel parco due busti dedicati ad Ascari e Villoresi (purtroppo rubati poco dopo essere stati inaugurati) e dal 2005 anche il monumento dedicato alla vita del Drake realizzato da Marino Quartieri, scultore modenese molto stimato da Enzo Ferrari. Il monumento in origine venne collocato in Largo Garibaldi, in uno spazio verde di fronte alla casa dove Ferrari abitò per gran parte della sua vita, e fu solennemente inaugurato il 18 febbraio, giorno del compleanno del fondatore della Scuderia del Cavallino. Nel 2005 l'opera venne spostata nel parco Ferrari dove si trova tuttora in angolo tra via Emilia e viale Italia. Con una variante del Piano Regolatore del 1979 si iniziò a parlare di parco pubblico. Il progetto fu affidato a Sir Geoffrey Jellicoe, architetto e paesaggista inglese di fama mondiale fondatore del Landscape Institute, chiamato in Italia da Leonardo Benevolo per progettare il parco nell’area dell’ex Autodromo che avrebbe coinvolto 110 ettari, in seguito ridotti all'area occupata dall'autovelodromo. Il parco fu inaugurato nel 1991 e ristrutturato nel 1998 e nel 1999 e la configurazione attuale non si discosta molto da quella originariamente progettata da Sir Jellicoe. Una zona a bosco, con oltre 3.600 piante, forma si estende lungo l’intero perimetro ovest e sud del parco e permette una passeggiata di varie centinai di metri.

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La restante parte di parco è costituita da radure e aree verdi con gruppi di alberi, per ottenere effetti di contrasti cromatici e differenti possibilità di uso. Complessivamente occupa 406.204 mq di cui 334.440 di prato. Nelle aree più estese sono stati allestiti un campo da calcio e uno di pallavolo, mentre gli spazi liberi possono essere utilizzati per svolgere altre attività sportive e anche picnic. Non manca il laghetto, che fu causa di una lunga diatriba prima della sua realizzazione e che suscitò negli abitanti delle zone limitrofe al parco il timore di essere invasi da sciami di zanzare. Fastidiosi insetti a parte, lo specchio d'acqua fu realizzato su ben 10.664 mq, con all'interno getti d'acqua per creare un effetto fontana e abitato da papere, oche e cigni. Il parco è il regno incontrastato dei “runners”, gli amanti della corsa possono contare infatti su un percorso studiato ad hoc che prevede parti in piano alternate a piccole salite con tanto di tabelle per il controllo delle distanze percorse. La sua particolare forma, ha donato al parco lo status di "anfiteatro naturale" nel quale poter ospitare spettacoli, eventi e manifestazioni culturali (con un vero e proprio palco molto più piccolo e meno imponente di quello in costruzione ora per “Modena Park”). Altri grandi fruitori del parco sono i bambini che possono contare su ampie zone gioco e aree didattiche come “La Città Spaziale” nella quale si apprende divertendosi. Bambini protagonisti anche del verde con oltre 800 alberi piantati in occasione delle nascite che vanno ad aggiungersi alle 3.603 altre piante ad alto fusto che compongono la macchia verde. Gli oltre 240.000 spettatori del concerto di Vasco dovranno quindi ricordarsi di non essere “parcheggiati” su un prato, ma in luogo che ha una sua storia, vitale da un punto di vista ambientalistico per la nostra città e far loro una delle massime del Kom: “Sai perché si sta bene in mezzo alla natura? Perché la natura non ti giudica”.
 

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