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Pavullo 95 suona la carica per Ostetricia 

di Daniele Monatanri
Pavullo 95 suona la carica per Ostetricia 

Getano Vandelli: «Possiamo arrivare a 5mila firme, il territorio è attaccato al suo ospedale. La politica è troppo silente»

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PAVULLO. Quasi 4mila firme per l’ospedale di Pavullo non erano mai state raccolte. Ma si può arrivare a 5mila. Ne è convinto Gaetano Vandelli, presidente dello storico comitato Pavullo 95. In questi giorni, è parte attivissima nella raccolta. Con una convinzione di fondo: quale che sia l’esito, vale la pena spendersi fino all’ultimo per una struttura a cui il territorio è attaccatissimo.

Vandelli, contento della raccolta?

«Dico solo questo: non c’è una persona a cui abbia chiesto di firmare che abbia detto di no. È un sentimento collettivo di attaccamento all’ospedale per il bene che si è ricevuto. Faremo una prima conta, ma per me possiamo arrivare a 5mila continuando d’estate».

E poi?

«E poi le presenteremo a chi di dovere. Potrà tenerne conto o meno, ma intanto è bene che sappia. Ed è bene anche che la gente veda chi si spende per il punto nascite e chi no: credo che alle prossime elezioni la cosa avrà un certo peso».

Perché la chiusura del punto nascite è così negativa?

«Senza punto nascite, non verrà mantenuta la guardia anestesiologica h24 e si abbasserà il profilo della chirurgia, che non dovrà più essere pronta per i cesarei. Non avrà più senso neanche la pediatria e così la ginecologia».

In realtà ginecologi e ostetriche restano...

«Sì, per il pre e il post parto. Ma scherziamo? Come si fa a chiedere a una donna di farsi seguire da delle persone e poi andare a partorire da sconosciuti? È anche umiliante».

Però se non ci sono i requisiti di sicurezza, cosa si può fare?

«Ma mi dicano quali sono i requisiti che mancano, e da quando. L’assessore regionale Venturi un anno e mezzo fa aveva garantito che qui si continuava a partorire: perché non ha detto nulla sulla sicurezza? Si è lasciato il presidio sanitario in una condizione di insicurezza? Sarebbe grave. Ma valutiamo anche un aspetto».

Quale?

«All’epoca dei 500-600 parti all’anno in reparto c’era un’ostetrica, un infermiere, un ginecologo a giornata e un anestesista a giornata. Adesso ci sono due ostetriche h24, un’infermiera h24, un anestesista h24 e un ginecologo h 24. A me sembra che la sicurezza sia raddoppiata. Ma in ogni caso, se manca qualcosa, si provvede. Che politica è quella che, se c’è una cosa che non va bene, non la migliora ma la chiude? È un atto di civiltà fare così? È civiltà accentrare tutto al Policlinico con un polo materno-infantile da 28 milioni? Non ha più valore la prossimità di servizio al territorio? Dobbiamo farci venire tutti l’appendicite per tenere un chirurgo qui?».

L’integrazione con Sassuolo poteva essere la via d’uscita?

«Se la rete funziona. E se non funziona, la responsabilità è di chi la gestisce, non di Pavullo. Va bene che arrivi personale, ma anche il nostro va fatto girare. Se è davvero un reparto unico con Sassuolo, non ha nemmeno senso contare i 196 parti qui: il conto deve essere complessivo dell’unità. E il problema non si pone. La verità è che non c’è la volontà politica di tutelare il nostro ospedale, tutto qui».

La politica ha fatto poco?

«L’unico sindaco che ha detto qualcosa è stato Campi da Fiumalbo. Tutti gli altri zitti. Biolchini non ci ha mai ricevuto. E seguiamo l’ospedale da 20 anni».

Non sono importanti gli investimenti promessi?

«Sono sempre gli stessi. Da 4 anni ci dicono che ci sono 1,6 milioni per le sale operatorie. Del nuovo Ps si parla non si sa da quanto e tuttora non c’è un progetto. Ma intanto in autunno ci chiudono il punto nascite».

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