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Sequestro De Angelis Da Modena a Nuoro il ruolo di don Sergio 

di Saverio Cioce
Sequestro De Angelis Da Modena a Nuoro il ruolo di don Sergio 

Dopo 30 anni l’ex bandito sardo scarcerato pochi giorni fa  ha raccontato in un libro i rapimenti, la sua vita e il carcere

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A 30 anni da quel sequestro di Giulio De Angelis, padre del pilota di Formula 1 Elio De Angelis, la cappa di silenzio che circondava la vicenda della sua liberazione si dirada.

In quell’operazione fu decisivo l’intervento di un parroco modenese, don Sergio Mantovani. Il cappellano degli autodromi, nel febbraio del 1988 si offrì come ostaggio e mediatore per pagare il riscatto. Il suo intervento fu determinante per garantire l’incolumità e la liberazione del costruttore romano e campione di motonautica, che il sacerdote aveva conosciuto per una comune vicinanza con il figlio in F1.

Quel rapimento a opera del bandito sardo Matteo Boe, da tre giorni libero per fine pena, viene rievocato e raccontato assieme alla biografia del bandito in un libro che uscirà a giorni e scritto da Laura Secci, giornalista del quotidiano torinese La Stampa, che negli ultimi anni lo ha incontrato molte volte in carcere. Il superlatitante della Barbagia, diventato tristemente famoso nel ’92 per il sequestro di Farouk Kassam, 7 anni, figlio del direttore di un grande albergo in Costa Smeralda; fu liberato dopo l’intervento di un altro leader del banditismo, Graziano Mesina, non prima di avergli tagliato un pezzo di orecchio per spingere i genitori a pagare.

La stessa sorte capitò a De Angelis, nei quasi sei mesi di prigionia, prima che don Mantovani arrivasse a garantire il pagamento dei 3 miliardi di lire. Nel febbraio dell’88, nelle ultime fasi del pagamento del riscatto, don Sergio raggiunse a Bolotana i tre mediatori. Le banconote nella valigetta dell’avvocato Marras al suo fianco erano tutte di piccolo taglio: 50 e 10 mila lire, come richiesto. Aspettarono per ore i sequestratori che si fecero vivi solo a notte.

Prima di pagare, gli emissari della famiglia De Angelis pretesero di vedere il rapito, per avere la garanzia che fosse vivo. Come ostaggio provvisorio si offrì don Sergio: fu buttato a terra a pancia in giù e fu liberato poco dopo. De Angelis era di nuovo un uomo libero.

Quanto a Boe, che in quegli anni si legò alla modenese Laura Manfredi, da cui ebbe tre figlie e che lo aiutò a fuggire con un gommone dal supercarcere dell’Asinara, fu catturato e condannato. Per lei, nel libro, neanche un rigo. Capitolo chiuso.

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