Gazzetta di Modena

Modena

«Risorse umane decisive ma vanno riqualificate» 

di Gabriele Bassanetti
«Risorse umane decisive ma vanno riqualificate» 

«È vero che una parte degli addetti si perderà ma questi andranno formati e potranno lavorare in settori emergenti: siamo pronti a dare un contributo»

3 MINUTI DI LETTURA





«Il processo che sta portando all'Industria 4.0,di base è un'opportunità ed è una reale rivoluzione industriale, che può fare bene anche al mondo del lavoro. Ma parliamo di qualcosa di epocale che bisogna sapere gestire e farlo tutti insieme. Noi siamo a disposizione». Andrea Sirianni della segreteria Cisl Emilia Centrale, con delega alle politiche per il lavoro, riconosce le potenzialità della rivoluzione 4.0. Molto più di un'automazione spinta all'estremo, si parla di stabilimenti intelligenti, di cambiamenti nel rapporto uomo - macchina, di progressi inimmaginabili sia in flessibilità che in sicurezza, grazie a sensori ad alte prestazioni e trasmissione di grandi quantità di dati wireless che rendono l'intera fabbrica dialogante a monte e a valle di ogni fase del processo. Un bel programma, che per alcuni nasconde però il rischio della macchina che spazza via l'uomo.

«Come sindacato - dice Sirianni - il nostro focus è evidentemente la centralità del tema del lavoro, anche in questa fase di autentica rivoluzione. Analizzare la novità pensando alle macchine che comanderanno l'uomo è riduttivo e sbagliato. Il rischio però che qualcuno interpreti questa opportunità come un modo per rivedere al ribasso i rapporti di lavoro c'è. Per evitarlo bisogna puntare su alcuni obiettivi fondamentali: il primo è la formazione, continua e intensa anche a livello interno all'azienda, per riqualificare il personale. Dobbiamo assicurarci che le competenze del futuro siano adeguate, conviene anche all'azienda stessa. Poi è fisiologico che ci sarà comunque una quota di lavoratori che si perderanno sulla strada di questa ennesima innovazione, si va da una previsione dell'8% a un catastrofistico 40% e la percentuale esatta non so dirla. Saremo a fianco di questi lavoratori per studiare la riqualificazione in settori emergenti, che esistono».

Non sembra che l'obiettivo primario delle imprese orientate al 4.0 sia quello di liberarsi dei lavoratori.

«No. Anche negli incontri avuti con aziende medio piccole e artigianali il punto è soprattutto centrato sulle opportunità di queste innovazioni, ma si considera la risorsa umana ancora decisiva e forse di più: nella fabbrica 4.0 ogni lavoratore può diventare un centro decisionale, incidere nella sua piccola parte del processo grazie a comandi semplici e a un dialogo continuo delle macchine fra loro. Dove prima serviva un ok del direttore generale adesso basta intervenire su un terminale adeguatamente istruito dal sistema».

Però su questi intenti comuni non c'è ancora dialogo, i sindacati non sono parte del processo innovativo.

«Siamo stati chiamati in alcune fasi a dire la nostra e abbiamo portato contributi. Ma non mi concentrerei sul livello nazionale e governativo, piuttosto sui territori. La provincia modenese per esempio sarà rivoluzionata tantissimo dall'Industria 4.0, dobbiamo intervenire su questi processi. Siamo un territorio di manifattura e tali resteremo anche in futuro. Abbiamo già proposto a tutte le associazioni di categoria un patto per il lavoro su questi temi: serve un tavolo comune che coinvolga anche i sindacati, gli enti pubblici, per non trovarsi impreparati. Stabilire con realismo e franchezza a che livello questi cambiamenti incideranno sul lavoro, quante persone saranno da riqualificare, quante da formare adeguatamente. Possiamo prevenire invece di curare successivamente, siamo a disposizione per dare un contributo».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google