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Salviamo il G46

di CRISTIANA MINELLI
Salviamo il G46

Caro Vasco, il conto alla rovescia per il concerto più grande del mondo è partito e la città si prepara ad accoglierne un’altra (più grande di lei) nel bosco urbano che la taglia in due come il...

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Caro Vasco, il conto alla rovescia per il concerto più grande del mondo è partito e la città si prepara ad accoglierne un’altra (più grande di lei) nel bosco urbano che la taglia in due come il torsolo di una mela.

Un amico ha lanciato un appello su Facebook: dopo“Salviamo il Pittbull Rudy” o “il Parco degli Aironi di Cernusco sul Naviglio” ora c’è “Salviamo il G46”, in omaggio a quel monomotore da addestramento prodotto tra gli anni ’40 e ’50 dalla divisione aeronautica della Fiat, ficcato nell’erba come uno spaventapasseri, lasciato lì a combattere da solo contro il contingente dei 220 mila.

Il parco Ferrari, un tempo casa di macchine e aerei con tanto di hangar e torre di controllo, può darsi che regga all’onda d’urto di una rockstar. Ma può darsi di no. Beh, son bravi tutti a montare una polemica e questo evento offre spunti che spuntano come margherite a primavera, più di qualcuno, per la verità, con buone basi di ragionevolezza. Parliamone, ma ho paura che anche al Roxy Bar ci vorrebbe più di un whisky per venirne a capo.

Perciò non resta che la musica, la sola, fra le arti, capace di indurre una memoria, per così dire, pentagrammatica. A protezione di un parco, e di un aereo, una canzone per te. Diciamo che è così/Una notte se è di festa / Spiega le ali, come un uccello/C’è anche la torre di controllo / L’aereo che c’è qui/punta dritto verso il mare / Un mare d’erba di rombo motore/Un mare pieno di pesci di terra / Se nuoti nell’erba non temi le reti/Purché questa notte che va a tutta birra / Disegni un’orbita come tutti i pianeti / La vita degli altri s’è fatta cometa/Perché qualcuno ha deciso così / A Manchester, a Londra, a Bruxelles, a Madrid/A Nizza, a Parigi, a New York/ sembra un film / Cantiamo con loro che s’è fatto tardi/Cantiamo un refrain che poi fa così / La vita degli altri è volata ma io/Ho visto la colpa di questi codardi / Ho visto la fine che invece non c’era/Ho visto la morte di sabato sera / La vita che vola riparte da qui/Un aeroporto nel bosco urbano / Resto da solo col pentagramma/Nel giro di basso c’è un fotogramma / Di quando le macchine facevano strada/Di quando i motori giravano a mille / Di quando volavano le maniche a vento/Se chiudo gli occhi/Ancora le sento.

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