Bombe contro la scuola di polizia locale
di Stefano Totaro
Esplosi due ordigni composti da bomboletta da campeggio, petardo e benzina. Nel mirino il vano caldaie che ha retto
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Un attentato alla scuola interregionale di polizia locale in via Busani, annunciato da due boati pressoché contemporanei nel cuore della notte e che hanno svegliato l’intero quartiere di Modena Est. Qualcuno, verso le 4.30 del mattino, aveva fatto esplodere due ordigni rudimentali all’esterno della sede. Due erano stati collocati su un lato dell’edificio, dove vi è un altro ingresso rispetto a quello principale, e un altro invece nel retro.
Sul retro ma non a caso, non per nascondersi per quanto già il buio e l’assenza di passanti o di auto già assicuravano parecchia protezione, ma per colpire più a fondo. L’obiettivo era devastare, addirittura far esplodere l’intero edificio che è di proprietà del Comune di Modena. La bomba, composta da un grosso petardo, da bomboletta da campeggio, fiammiferi avvolti insieme e da un contenitore di liquido infiammabile, era stata collocata proprio sopra ad un tubo che collega il gas alla caldaia interna. In sostanza l’ordigno rudimentale era stato piazzato proprio davanti al vano caldaie, protetto da una robusta porta di ferro. Se gli attentatori avessero voluto fare esclusivamente danno, spaccare porte e finestre e bruciare gli arredi grazie al rogo che innescava la bomba, non avrebbero scelto di mettere il loro manufatto esplosivo proprio davanti ad una porta di ferro. Fortunatamente la bomba non è stata in grado di sfondare la porta di ferro né di attaccare il tubo del gas. E andato diversamente invece l’attacco sul lato, dove gli attentatori avevano collocato due ordigni. Uno è esploso squarciando la serranda metallica che copre un accesso che dà su un corridoio, l’altro invece non è esploso. «Abitiamo proprio di fronte - spiega una famiglia di residenti di via Busani - e ci siamo svegliati di soprassalto. Due esplosioni fortissime. Ci siamo affacciati e abbiamo visto le fiamme che si alzavano sul lato della scuola. Abbiamo subito chiamato i vigili del fuoco».
Sul posto assieme ai pompieri sin da subito anche le Volanti della polizia. Intervenutoti anche gli artificieri. Domate le fiamme, è stato il momento della polizia scientifica. Gli esperti hanno recuperato parecchio materiale: sia quello usato per far esplodere che altro materiale esploso. In particolare è stato recuperato il grosso petardo e anche il resto che componeva l’ordigno rudimentale che non è esploso: qui , se ci sono, è più probabile trovare delle tracce e impronte. E poi ancora indagini: su tutto l’edificio ci sono cartelli che indicano che l’area è videosorvegliata. Ma non ci sono telecamere all’esterno, solo all’interno. E i malviventi non sono entrati dentro la sede. Per il fato che dovevano innescare una miccia, chi ha agito ha avuto poco tempo dal momento dell’accensione. La Digos sta cercando di trovare immagini degli attentatori in fuga osservando minuziosamente le telecamere della rete di sicurezza collocate in zona, in primis quella sulla rotonda di via Indipendenza e poi tutte le altre. Allo stato attuale l’attentato alla scuola di formazione, che è un ente sovraregionale di cui sono soci fondatori il Comune di Modena e le Regioni Emilia Romagna. Toscana e Liguria, non è stato rivendicato.
Sul retro ma non a caso, non per nascondersi per quanto già il buio e l’assenza di passanti o di auto già assicuravano parecchia protezione, ma per colpire più a fondo. L’obiettivo era devastare, addirittura far esplodere l’intero edificio che è di proprietà del Comune di Modena. La bomba, composta da un grosso petardo, da bomboletta da campeggio, fiammiferi avvolti insieme e da un contenitore di liquido infiammabile, era stata collocata proprio sopra ad un tubo che collega il gas alla caldaia interna. In sostanza l’ordigno rudimentale era stato piazzato proprio davanti al vano caldaie, protetto da una robusta porta di ferro. Se gli attentatori avessero voluto fare esclusivamente danno, spaccare porte e finestre e bruciare gli arredi grazie al rogo che innescava la bomba, non avrebbero scelto di mettere il loro manufatto esplosivo proprio davanti ad una porta di ferro. Fortunatamente la bomba non è stata in grado di sfondare la porta di ferro né di attaccare il tubo del gas. E andato diversamente invece l’attacco sul lato, dove gli attentatori avevano collocato due ordigni. Uno è esploso squarciando la serranda metallica che copre un accesso che dà su un corridoio, l’altro invece non è esploso. «Abitiamo proprio di fronte - spiega una famiglia di residenti di via Busani - e ci siamo svegliati di soprassalto. Due esplosioni fortissime. Ci siamo affacciati e abbiamo visto le fiamme che si alzavano sul lato della scuola. Abbiamo subito chiamato i vigili del fuoco».
Sul posto assieme ai pompieri sin da subito anche le Volanti della polizia. Intervenutoti anche gli artificieri. Domate le fiamme, è stato il momento della polizia scientifica. Gli esperti hanno recuperato parecchio materiale: sia quello usato per far esplodere che altro materiale esploso. In particolare è stato recuperato il grosso petardo e anche il resto che componeva l’ordigno rudimentale che non è esploso: qui , se ci sono, è più probabile trovare delle tracce e impronte. E poi ancora indagini: su tutto l’edificio ci sono cartelli che indicano che l’area è videosorvegliata. Ma non ci sono telecamere all’esterno, solo all’interno. E i malviventi non sono entrati dentro la sede. Per il fato che dovevano innescare una miccia, chi ha agito ha avuto poco tempo dal momento dell’accensione. La Digos sta cercando di trovare immagini degli attentatori in fuga osservando minuziosamente le telecamere della rete di sicurezza collocate in zona, in primis quella sulla rotonda di via Indipendenza e poi tutte le altre. Allo stato attuale l’attentato alla scuola di formazione, che è un ente sovraregionale di cui sono soci fondatori il Comune di Modena e le Regioni Emilia Romagna. Toscana e Liguria, non è stato rivendicato.
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