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Polinago, bus scarica trenta profughi all’albergo

di Daniele Montanari
Polinago, bus scarica trenta profughi all’albergo

L’arrivo nella notte. Il gestore: «Chiamato poco prima dalla polizia per prenderli». Caleidos: «Così non ci stiamo»

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POLINAGO Trentun profughi arrivati in un sol colpo, nella notte, in un paesino di montagna di 1.645 abitanti. Senza nessuno che si occupi di loro. 
È choc a Polinago per quanto accaduto alle 23.20 di mercoledì, quando un pullman si è fermato davanti all'hotel Prato Verde e ha scaricato quei giovani sui 25 anni provenienti da Gambia, Senegal, Nigeria, Somalia e Mali. Il tutto dopo una semplice telefonata ai gestori. «Alle 22 abbiamo ricevuto una chiamata dalla Questura che ci chiedeva se avevamo delle camere libere – ha riferito la titolare Maria Michelina Nicastro, che ha preso in affitto la struttura dal proprietario Paolo Lami – e noi abbiamo detto di sì. Poi verso la fine della telefonata veniamo a sapere che si tratta di profughi». 
Profughi appena arrivati da Bologna a Modena, e per cui la Prefettura stava cercando una collocazione urgente in provincia. 
Un caso simile a quello dei 54 destinati di corsa a fine maggio all'asilo di via Milano, a Modena. Ma lì poi un gestore lo si era trovato, qui invece si è passati alla collocazione diretta da parte della Prefettura sul territorio. 
C'erano stati due episodi in tal senso venerdì scorso tra Carpi e Sassuolo, ma per piccoli numeri. Qui siamo a quota trenta.
Il sindaco Gian Domenico Tomei è stato avvisato anche lui con una telefonata verso le 22, ma solo per presa d’atto. 
All’arrivo i profughi sono stati sistemati dai gestori dell’hotel in nove stanze. La notte è passata tranquilla, ma di giorno si è palesata una situazione assurda, con trenta giovani che parlano solo inglese e francese e non sanno cosa fare. Hanno chiesto sigarette, alcuni sono andati in giro per Polinago, poi hanno giocato un po’ a calcio nel cortile. 
«Ci piacerebbe rimanere, il paese è bello», hanno detto in inglese. Alcuni sono di recentissimo arrivo in Italia: il 13 giugno erano ancora in Calabria. È possibile che la sistemazione a Polinago sia solo temporanea, ma dà la fotografia di una piena emergenza accoglienza in atto in Italia, dove non si sa più dove sistemare la gente. «La democrazia è morta di fronte a un episodio simile» ha commentato amaro Marco Facchini di Gombola, di passaggio per prenotare camere in vista di un grande evento il 16 settembre. «Come si fa a portare 30 profughi senza dire niente a nessuno?». 
Lo “sbarco” ha creato non poche preoccupazioni in giro a Polinago, comune che già ospita in appartamenti 10 profughi rispetto ai 6 che gli spetterebbero per quota. 
«Ci hanno chiesto se la Caleidos li poteva prendere in carico – ha spiegato Elena Oliva, presidente della cooperativa – ma abbiamo detto no. Non siamo disponibili a un’accoglienza di questo tipo, forse è davvero meglio se lo Stato attiva la Protezione civile. Non posso peraltro che rimanere perplessa nel vedere tante persone collocate in un comune che già ospita più del dovuto, quando nella Bassa abbiamo solo 6 profughi a San Felice». 

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