E all’improvviso a Sassuolo arrivano otto nuovi profughi
I richiedenti asilo sono stati alloggiati in hotel e poi trasferiti in appartamento. L’assessore Vivi: «Siamo stati colti di sorpresa: 4 sono a Fiorano, 4 a Sassuolo»
SASSUOLO. L’assurda vicenda che ha portato nella tarda serata di venerdì 30 profughi a Polinago, con un albergo che ha dovuto fare di tutto per metterli a dormire, ha sfiorato anche Sassuolo. In città, infatti, sono arrivati otto profughi anche se il numero esatto è da riferire a due luoghi: Sassuolo e Fiorano, perché queste e altre emergenze vengono gestite come Unione dei Comuni.
«Siamo stati colti di sorpresa anche se l’ipotesi di questi arrivi c’era - ha confermato l’assessore ai servizi sociali Antonella Vivi - Sia noi sia il Comune di Fiorano non avevamo ancora i due appartamenti predisposti. A quell’ora, e con gli uffici ormai chiusi, non è rimasto altro da fare che inviarli in hotel e al “Leon d’oro” li hanno accettati”. In hotel sono rimasti fino a lunedì mattina, quando, con l’apertura degli uffici, ne sono stati identificati e accompagnati quattro a Fiorano mentre gli altri sono stati sistemati nell’appartamento di Sassuolo trovato dal Ceis. È la prima volta che interviene quest’associazione; gli altri, infatti, li abbiamo tramite Caleidos, cooperativa con la quale ci troviamo molto bene».
Sassuolo ospita attualmente 57 profughi che sono alloggiati in 11 abitazioni gestite da Caleidos e gli ultimi quattro, come detto, dal Ceis.
In totale nel distretto ce ne sono 222, di cui 32 a Maranello, 82 a Formigine, 35 a Fiorano, 9 a Frassinoro e 7 a Palagano (Montefiorino e Prignano, al momento non ne hanno accolti).
«Questo blitz - continua l’assessore - ci ha colti impreparati ma siamo ancora all’interno dei parametri nazionali. Certo, se consideriamo che nel nostro Paese ci sono solo 2500 Comuni che accolgono e 5500 che hanno detto di no, una certa disparità c’è di certo. Di questo abbiamo parlato anche nella Giunta dell’Unione per fare un’azione collegiale nei confronti del Governo centrale».
Sui luoghi comuni che vogliono questi arrivi come una imposizione cosa dice il Comune? «Si tratta di persone che sono fuggite dalla guerra e dalla fame - conclude Antonella Vivi - e che hanno quasi tutte un certo grado di scolarità e buona educazione; certo, anche tra loro ci sono eccezioni. Poi devo aggiungere che non si fermano per moltissimo tempo: nel giro di 3/6 mesi, quando hanno i documenti in regola, cercano di raggiungere parenti o amici in altre nazioni, soprattutto Francia e Belgio. In questi ultimi tempi si chiede anche qualche nazione del nord Europa».
In ogni caso, i volontari di Caleidos non lasciano mai sole queste persone, anzi cercano di naturalizzarli nel miglior modo possibile con piccoli corsi di italiano, lavori di volontariato (ad esempio con il Melograno), educazione stradale e altro ancora che si riesce ad organizzare.
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