Modena, i tecnici di Arpae a casa dei residenti per la formaldeide
Il responsabile Stefano Forti: «Appena ci hanno avvisato dei cattivi odori ci siamo precipitati: lunedì i risultati»
MODENA. «Signora, mi scusi: le spiace se saliamo un attimo in balcone?». La domanda suonava più o meno così, anche se a rivolgerla ai residenti della Madonnina non sono stati i fan di Vasco a caccia di una vista sul soundcheck, ma… i tecnici dell’Arpae. Perché è stato proprio il personale dell’Agenzia per l’ambiente, su segnalazione dei cittadini, ad attivarsi e raggiungere i balconi di alcuni appartamenti per effettuare nuove rilevazioni nell’area delle Fonderie Cooperative di via Zarlati. Il blitz è avvenuto giovedì. La conferma arriva da Stefano Forti, responsabile della sezione modenese dell’Agenzia.
Forti, come è nato il sopralluogo di giovedì?
«Abbiamo ricevuto diverse chiamate in cui si faceva presente che le emissioni odorigene in prossimità dell’industria erano particolarmente intense, con odori sgradevoli diffusi dal vento. Quindi abbiamo subito inviato sul posto i tecnici che, sfruttando anche i balconi di alcune abitazioni, hanno fatto le rilevazioni per verificare la presenza di formaldeide. Ora abbiamo mandato tutto in laboratorio, e lunedì avremo le risposte».
C’è una correlazione tra gli odori sgradevoli e la possibile presenza di formaldeide?
«No, perché questi odori vengono da una miscela complessa di elementi, come ad esempio i fenoli, maggiormente presenti nell’area di alcuni camini, mentre la formaldeide ha caratteristiche diverse dagli odori ‘di fonderia’ che a volte si avvertono».
Ma gli odori, a volte acuti, preoccupano i residenti. Esiste uno strumento per capire da cosa sono causati?
«Non esiste un rilevatore in grado di analizzare la composizione della miscela che provoca gli odori. Però esistono strumenti in grado di rilevare in continuo la presenza di inquinanti, come l’ossido di azoto e le Pm10».
I residenti chiedono di installare uno strumento fisso che rilevi la presenza di formaldeide in diverse giornate, e non con controlli ‘una tantum’ come viene fatto ora.
«Non è possibile, proprio perché non esistono rilevatori in continuo della formaldeide. Di fatto, le rilevazioni consistono in una fialetta che cattura l’aria e viene quindi portata in laboratorio per verificare la presenza di formaldeide. Ma una rilevazione costante non è possibile».
Analisi che finora hanno sempre dato risultati negativi, anche se i nasi elettronici dei residenti confermano la presenza di formaldeide in quantità elevate in corrispondenza degli odori più intensi.
«Esistono degli strumenti automatici, ma è bene precisare che questi rilevatori sono strettamente legati al contesto in cui deve essere fatta la misurazione, e dunque vengono sempre messi a punto a seconda della situazione, perché ci sono tante variabili che possono interferire sulla rilevazione. Di conseguenza, anche i ‘nasi elettronici’ non possono essere considerati strumenti del tutto attendibili».
Oltre agli odori ci sono i fumi: secondo i residenti, troppo spesso queste esalazioni sono scure, tendenti al nero.
«I fumi scuri rappresentano incidenti produttivi che a volte si verificano, non solo nello stabilimento di via Zarlati, ma anche nelle altre fonderie, anche se in questo caso l’anomalia è più evidente perché si vede chiaramente lo sbuffo. Analizzare i fumi è difficile, perché si tratta di fenomeni di pochi minuti».
Ribadito che finora tutte le analisi di Arpae sono risultate a norma, è innegabile che gli impianti siano un po’ obsoleti…
«Senza dubbio l’impiantistica è molto datata, perché ha quasi 50 anni e oggi le strutture che nascono hanno strumenti diversi. D’altro canto, gli impianti di via Zarlati sono adeguati alle prescrizioni dell’Unione europea, altrimenti non avrebbero mai avuto l’Autorizzazione integrata ambientale».
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