via respighi
Il quartiere rinasce con l’orto pensato e gestito dai giovani
Un orto tra il cemento e i palazzoni: questo il progetto portato avanti dai ragazzi che frequentano la saletta Auser di via Respighi, dove da tempo i giovani del quartiere possono consultare i libri...
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Un orto tra il cemento e i palazzoni: questo il progetto portato avanti dai ragazzi che frequentano la saletta Auser di via Respighi, dove da tempo i giovani del quartiere possono consultare i libri della biblioteca di quartiere e partecipare a iniziative e laboratori, curati dalle educatrici Emilia Rossi e Beatrice Motta.
Un’attività importante e lodevole, specie in un quartiere, il cosiddetto “serpentone”, notoriamente problematico. Alle iniziative partecipano circa una quindicina di ragazzi e tra questi c’è Mohammed Saqui, che ha avuto l'idea di trasformare le secche e brulle aiuole della via in un orto con piante e fiori. «Avevamo appena concluso un progetto di cucina - racconta Mohammed ripercorrendo l’origine dell’idea, partita dall’aiuola di fronte alla saletta - e ci stavamo annoiando, cercavamo qualcosa da fare che, oltre a tenerci uniti e a farci divertire, lasciasse un segno. In quel momento mi venne l’idea dell’orto: nessuno ci credeva, sulle prime nemmeno noi. Il timore era che qualcuno avrebbe presto distrutto tutto, rubato le piante. Nonostante ciò abbiamo voluto provare e così ci siamo messi al lavoro, aiutati dalle nostre educatrici, entrambe con la passione per il giardinaggio. Abbiamo falciato l’aiuola e grazie ai fondi dell’Auser piantato alcune piantine, dalle rose alla salvia, dal basilico al rosmarino».
L’aiuola, ora verde e piena di fiori e piante, è ancora in crescita, con i ragazzi che giorno dopo giorno aggiungono qualcosa, e le paure della vigilia sono scomparse. «La nostra volontà - continua Mohammed - è di dare l’esempio, e ci piacerebbe davvero molto se anche altre persone del quartiere decidessero di fare lo stesso nelle altre aiuole, oggi brulle e abbandonate, della strada. La famiglia di Yasser e Amine Jabri (altri due giovani che hanno dato vita al progetto) partirà a breve in quella davanti al loro palazzo e siamo davvero contenti della riuscita del progetto. All’aiuola abbiamo dato anche un nome, il Rifugio». (andrea gilioli)
Un’attività importante e lodevole, specie in un quartiere, il cosiddetto “serpentone”, notoriamente problematico. Alle iniziative partecipano circa una quindicina di ragazzi e tra questi c’è Mohammed Saqui, che ha avuto l'idea di trasformare le secche e brulle aiuole della via in un orto con piante e fiori. «Avevamo appena concluso un progetto di cucina - racconta Mohammed ripercorrendo l’origine dell’idea, partita dall’aiuola di fronte alla saletta - e ci stavamo annoiando, cercavamo qualcosa da fare che, oltre a tenerci uniti e a farci divertire, lasciasse un segno. In quel momento mi venne l’idea dell’orto: nessuno ci credeva, sulle prime nemmeno noi. Il timore era che qualcuno avrebbe presto distrutto tutto, rubato le piante. Nonostante ciò abbiamo voluto provare e così ci siamo messi al lavoro, aiutati dalle nostre educatrici, entrambe con la passione per il giardinaggio. Abbiamo falciato l’aiuola e grazie ai fondi dell’Auser piantato alcune piantine, dalle rose alla salvia, dal basilico al rosmarino».
L’aiuola, ora verde e piena di fiori e piante, è ancora in crescita, con i ragazzi che giorno dopo giorno aggiungono qualcosa, e le paure della vigilia sono scomparse. «La nostra volontà - continua Mohammed - è di dare l’esempio, e ci piacerebbe davvero molto se anche altre persone del quartiere decidessero di fare lo stesso nelle altre aiuole, oggi brulle e abbandonate, della strada. La famiglia di Yasser e Amine Jabri (altri due giovani che hanno dato vita al progetto) partirà a breve in quella davanti al loro palazzo e siamo davvero contenti della riuscita del progetto. All’aiuola abbiamo dato anche un nome, il Rifugio». (andrea gilioli)
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