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L’ex moglie e la figlia affrante: «Claudio, morte inaccettabile» 

di Stefano Totaro
L’ex moglie e la figlia affrante: «Claudio, morte inaccettabile» 

Ieri l’addio al 63enne ucciso con otto coltellate da Verona Popescu, l’ex badante e nuova compagna Il fratello: «Da sempre quella donna non mi convinceva». I colleghi della Manitou: «Vuoto immenso»

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Decine di colleghi della Manitou Italia, il fratello, l’ex moglie, la figlia e i tanti parenti affranti: tutti uniti dal dolore per la scomparsa di Claudio Palladino si sono ritrovati presso Terracielo per l’ultimo saluto e la cerimonia funebre che si è svolta all’interno della stessa struttura in via Emilia Est. Una morte «Inaccettabile, assolutamente inaccettabile» hanno riferito tra le lacrime l’ex moglie e la figlia di Claudio. E questo era il pensiero che sin dal primo istante, quando si è saputo del brutale omicidio, tormentava le menti e i cuori di tutti quelli che avevano conosciuto, amato e stimato il manager 63enne, ucciso dalla nuova compagna Verona Popescu, 50enne, ex badante dei genitori di lui e che con lui conviveva in via Mar Adriatico alla Crocetta.

Un delitto che si è consumato all’alba di venerdì 23 giugno, in quel piccolo appartamento al terzo piano, quando la donna, che da tempo si sentiva vittima di “nemici”, di nazisti, di persone che nell’ombra da decenni complottano contro l’ordine del mondo inquinando aria, acqua e cibi, iniziò a litigare con Claudio, proprio per le sue solite “fisime”. Prima olio caldo sul viso, poi una decina di coltellate e in seguito l’evirazione. Perché? Perché, ha sostenuto durante gli interrogatori, anche lui cominciava ad essere “contaminato” dai nemici: un’analisi del liquido seminale e del sangue avrebbe potuto confermarlo.

«L’ho sempre sostenuto - ha detto ieri, con la pacatezza dovuta al profondo dolore, il fratello di Claudio mentre si trovava nella camera ardente - che quella donna aveva qualcosa che non andava. Anzi, non volevo nemmeno che continuasse a fare la badante dei miei genitori, ma a lui andava bene. E anche dopo... non ho mai capito la sua relazione. Quanto all’omicidio, ho letto poco, mi è bastato sentire quello che mi ha riferito subito la polizia. Quella donna è completamente matta». E per stabilire questo, la difesa ha chiesto al giudice che la donna, ora trasferita dal carcere a Baggiovara, nel reparto di Diagnosi e Cura, venga sottoposta a perizia psichiatrica per capire se fosse e sia in grado di intendere e di volere.

A Terracielo, nel primo pomeriggio, abbracci, strette di mano, la funzione funebre che unisce tutti in preghiera e speranza, poi la bara che si allontana e il corpo di Palladino che verrà successivamente cremato. I colleghi del 63enne hanno avuto un pensiero per il loro amico Claudio, scritto nel retro del ricordino. «Carissimo Claudio, abbiamo avuto il privilegio di averti come collega e di aver, giorno dopo giorno, avuto il piacere di scoprire le tue qualità, la tua competenza, la tua professionalità, la tua grande dedizione all'azienda. Al contempo emergevano le tue doti di umiltà, correttezza e positività, sei sempre stato pronto a prenderti carico di tutte le situazioni anche le più complicate, senza esitazioni. Avevi un'attenzione sempre per tutti. Ancora non riusciamo a credere che sia finita in modo così assurdo. Insieme abbiamo vissuto tanti momenti che resteranno per sempre nei nostri ricordi: le conventions, il lancio dei nuovi prodotti, le tante fiere alle quali ti distinguevi sempre per la quantità e qualità dei contatti che raccoglievi, i momenti di formazione, le trattative, i viaggi e le tante risate che ci siamo fatti. Tra poco avresti goduto la tua meritatissima pensione. Forse avresti continuato il tuo lavoro, in fondo questa è stata la tua vita e quello che sapevi fare in modo davvero unico ed esemplare. Il vuoto che lasci è immenso. Grazie Claudio!».

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