Modena, Daniele Francesconi: «Festival Filosofia una sfida d’amore per la cultura»
Il nuovo direttore si racconta: «Arrivai a Modena per iscrivermi al San Carlo «È stato 20 anni fa. Non sono più andato via»
MODENA. “Non parliamo di Juventus per carità…”. Daniele Francesconi - viareggino, ma modenese di adozione visto che qui sono nati i suoi figli - dallo scorso novembre è direttore del Consorzio festivalfilosofia: ha preso il posto di Michelina Borsari che la manifestazione di Modena, Carpi e Sassuolo ha co-fondato tra fine anni ‘90 e inizio Duemila. Il responsabile della manifestazione, con Borsari che è rimasta all’interno del consorzio di Palazzo dei Musei con il ruolo di coordinatore del comitato scientifico, sta lavorando alla prossima edizione. Il festival, in programma dal 15 al 17 settembre, sarà dedicato alle “Arti” ed esplorerà la radice comune con il termine “tecnica”, con la maestria che accomuna artisti e artigiani in tutti i campi del produrre, anche quelli ad alta tecnologia. Il 12 luglio, a Roma, si verrà a conoscenza del programma filosofico e creativo della prima edizione targata Francesconi.
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Direttore, emozionato a prendere possesso dell’ufficio e del ruolo di Michelina Borsari?
«Può immaginare lo stupore e la responsabilità di questo ruolo, anche perché ora, dopo averlo visto piuttosto da vicino, ho l’obbligo di dover garantire continuità di risultato».
È dura?
«Diciamo che è cambiata la prospettiva e oggi vedo tutte le fasi da vicino, essendo il terminale di ogni decisione. Il festival è una importante piattaforma territoriale e il responsabile gestisce in prima persona gli incontri con i vari istituti culturali, le gallerie, le biblioteche, gli operatori economici, i taxisti, i tanti partner che abbiamo. Occorre mettere tutto in rete e mi stupisce sempre la grande fiducia che tanti hanno in noi. Anche questa è una grande responsabilità».
All’interno del festival lavora poi con un piccolo staff e con i filosofi.
«Sì, siamo una macchina già ben rodata e non sono solo: c’è il comitato scientifico, Michelina Borsari che è una presenza discreta, collaboratori in parte nuovi. Poi abbiamo una comunità di studiosi che ogni anno ritorna, il cuore della nostra manifestazione. Sento l’affetto e la solidarietà di tanti».
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So che non può dire nulla prima del 12 luglio, ma in generale il “suo” festival come cambierà?
«Abbiamo una formula di grande successo, in realtà qualcosa cambiamo ogni anno pur mantenendo il format. Ci sarà ancora continuità, ma anche qualche piccola novità. Non posso dirlo, ma ci saranno piccole sorprese».
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Lei si vede alla direzione del festival per un lungo periodo?
«Ora faccio il direttore ed è una sfida che mi onora, per questo sono grato a chi ha pensato a me. Io però non dimentico che sono molto di più e anche molto di meno. Vediamo intanto se sarò capace di fare questo lavoro, faccio programmi solo a medio termine».
Lei è uno studioso di professione.
«Vengo da esperienze di ricerca che poi si sono tramutate nel ruolo di programmatore culturale che svolgo da anni. Abbiamo qui tante decisioni e progetti da affrontare e valutare con il gruppo di lavoro che prevede due persone a tempo pieno e due part time, più ulteriori due per il lavoro più importante che svolgiamo in estate».
Qual è la sua giornata tipo?
«Non esiste, esistono più che altro dei periodi-tipo. Lavoriamo per blocchi su articolazione del programma con il comitato scientifico, sull’ascolto e scambio con gli attori della città, sulla programmazione, sul lavoro produttivo, sulla comunicazione».
Dice molti no il direttore?
«Sì ne ho detti molti, non glielo nascondo, sempre cercando di spiegare bene le motivazioni. Le esclusioni non sono mai personali e spesso sono solo un arrivederci».
Ci parli del Francesconi fuori da questo ufficio, dov’è sommerso di libri.
«Sono viareggino, ma mi considero ormai modenese essendo giunto qui da venti anni. Sono arrivato a 29 anni e i miei figli - Giacomo di 13 anni e Matilde di 10 - sono nati qui. Sono inoltre in ottimi rapporti con la mia ex moglie conosciuta a Modena».
Come è arrivato sotto la Ghirlandina?
«Mi iscrissi alla Scuola di alti studi della San Carlo dopo un dottorato a Pisa. Volevo diventare un ricercatore in materie umanistiche. Ho compiuto tutto il percorso, anche con borse di studio e residenze all’estero (Cambridge ed Edimburgo alla fine degli anni ’90)».
Conobbe lì la Borsari?
«Sì, era la direttrice del San Carlo. Mi chiese se volevo collaborare con la Scuola e poi, dal 1999, iniziai a lavorare alla Scuola alti studi, poi al Centro studi religiosi. Fu un periodo bellissimo perché lì convergevano tanti miei interessi storici e antropologici. Imparai molte cose nuove, poi venne il momento della nascita del Festival e dal 2009 andai al neonato consorzio».
Cosa fa nel tempo libero?
«In questi mesi ben poco, perché approfitto del fine settimana per leggere e riflettere lontano dalla pressione dell’ufficio. Cerco anche sempre di stare con i miei figli».
Che fate?
«Andiamo spesso al cinema e loro oggi fanno anche tanto sport, facciamo anche i compiti insieme. Poi faccio cene, cerco di cimentarmi per gli amici invitando a casa».
Tifoso di calcio?
«Le chiederei di non parlare della Juventus…».
Come giudica oggi la Modena culturale?
«Siamo in una fase di grande trasformazione, con volti nuovi appena arrivati. Una bella novità, noi siamo pronti».
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