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Pavullo, Adelmo Iaccheri editore 60 titoli in 22 anni col Frignano nel cuore

di Michele Fuoco
Pavullo, Adelmo Iaccheri editore 60 titoli in 22 anni col Frignano nel cuore

Pubblicazioni su luoghi e personaggi culto dell’Appennino «Cerco di far rivivere tradizioni altrimenti destinate all’oblio»

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Una forte immedesimazione affettiva di Adelmo Iaccheri con l'Appennino, con il Frignano in particolare: da ciò nasce la casa editrice che porta il nome di un grande appassionato della montagna che a Pavullo è anche titolare della Libreria La Sorgente. In 22 anni di attività circa 60 pubblicazioni dedicate a personaggi e luoghi di ammirazione, di culto. E la grande varietà di argomenti trattati non genera dispersione, ma costituisce una precisa testimonianza di una straordinaria storia secolare, da riscoprire con meraviglia. Nel 1995 “Il parolario semiserio del dialetto di Pavullo e dintorni” del bibliotecario pavullese Alberto Pini. «Un volume di oltre 450 pagine, con una analisi approfondita sull'impiego di 4 mila parole dialettali, dai primi dell'800. Ad intervalli le immagini d'epoca di Pavullo e frazioni in cui il vernacolo era di casa. Spesi allora - dice Iaccheri - 25 milioni per un migliaio di copie, vendute a 85 mila lire l'una. Un libro di consensi. Me ne sono rimaste sei copie».

E la seconda impresa?

«Un'impresa, l'anno dopo, ancora più impegnativa. Pubblicai in ristampa anastatica “L'Appennino Modenese”, cinque volumi, del 1895, di Pantanelli e Santi, con la collaborazione di studiosi, anche stranieri. Una vera enciclopedia di saperi con, alla fine, la prima guida turistica dell'Appennino con le sue quattro principali arterie stradali. Dal 1997 la casa editrice Libreria la Sorgente Adelmo Iaccheri Editore in Pavullo diventò solo Adelmo Iaccheri Editore, perché capii che Libreria la Sorgente dava fastidio ai colleghi librai. Facevano fatica ad accettare le mie pubblicazioni».

Perché la scelta di puntare sul locale?

«Non avendo le forze per espandermi a livello nazionale, pensai di valorizzare la storia e la cultura della mia terra, come evidenzia anche la rivista annuale “Il Frignano” (nata su sollecitazioni dell'associazione “È Scamadul” di Sestola e con l'aiuto di Emilio Balboni) nel sottotitolo “per mantenere vive le nostre radici”. Ho cercato di far rivivere le antiche tradizioni che, in questi momenti di sbandamento generale, andrebbero in rovina».

Quali i suoi più preziosi collaboratori?

«Per primo Andrea Pini, un ricercatore coi fiocchi, che è anche il mio consulente. Con lui è nata la collana “Le perle del Frignano” che annovera libri sul Ponte di Olina e sul Castello di Montecuccolo, pubblicato nel 1999, per ricordare il castello distrutto, due secoli prima, dai francesi. Inoltre, Franca Ascari Scanabissi autrice, con Liliana Benatti Spennato, di “Leggende del Frignano”; il giovane Carlo Beneventi di Montecreto che ha trattato argomenti sulla Linea Gotica, su Don Cenacchi che a Montecreto creò, nel dopoguerra, con finanziamenti della curia e di amici leader della Democrazia Cristiana, il Centro di addestramento professionale, per dare un mestiere ai ragazzi».

I libri più di successo?

«Quello di Marco Pastonesi della Gazzetta dello Sport sulla vita di Romeo Venturelli, amato pure all'estero, nonostante abbia, in parte, deluso le aspettattive, perché gli piaceva la bella vita. Si allenava poco e la morte di Coppi è stata deleteria per lui, perché il campione riusciva a farlo “crescere” bene. Tanto interesse anche per le “Leggende...” della Scanabissi, utilizzate alla facoltà di antropologia dell'Università di Bologna che sponsorizza un altro volume sulle leggende, di prossima uscita, “L'oro del diavolo. Tesori nascosti e loro guardiani nelle fole dell'Appennino modenese”, oggetto della tesi di Letizia Grandi. Singolare il libro di Antonio Mazzieri “Il campo del metato” che narra la vita contadina, nei primi del '700, quando le castagne erano il cibo irrinunciabile per tutto l'inverno. Infine il volume del reggiano Adolfo Zavaroni sulle iscrizioni religiose e antiromane degli antichi abitanti del Frignano trovate nella zona di Ponte Ercole (o del Diavolo)».

E la distribuzione?

«Fondamentale la mia libreria, senza la quale non avrei fatto l'editore. Inoltre le rassegne “Libriamo” degli editori modenesi, le edicole del Frignano, il magazzino l'Editorial di Bologna per la distribuzione regionale. E, naturalmente, internet».

Ha un sostegno dalle istituzioni?

«Talvolta il Comune ha comprato un certo numero di copie sulla storia di Pavullo. Qualche intervento anche dei Lions. Pubblico ciò che ritengo importante e buona parte dei soldi li metto io».



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