Arpae: la formaldeide è nei limiti
di Luca Gardinale
Il caso alla Madonnina: non ci sono pericoli alle Fonderie Cooperative. Ecco gli esiti dei rilevamenti
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Per esserci c’è, ma solo in alcune aree, e soprattutto in quantità ai limiti della rilevabilità, con una concentrazione pari a circa un decimo dei valori guida fissati dall’Organizzazione mondiale della sanità.
Al centro c’è la formaldeide, la cui possibile presenza nelle emissioni delle Fonderie Cooperative Riunite di via Zarlati è stata nuovamente analizzata dai tecnici dell’Arpae di Modena. La novità, rispetto alle vecchie rilevazioni, è che questa volta i campionamenti sono stati fatti in un momento in cui gli odori segnalati dai cittadini erano particolarmente intensi, ovvero giovedì scorso. Così, in una giornata particolarmente ventosa, il personale dell’Agenzia ha fatto un blitz nelle case dei residenti pochi minuti dopo le chiamate, in modo da verificare il legame tra gli odori e la presenza di formaldeide. Legame che, come evidenziano i risultati della nuova rilevazione, non c’è: «Gli esiti delle analisi effettuate - spiega la relazione di Arpae pubblicata ieri sul sito web - rilevano tracce di formaldeide nelle emissioni E16 (cubilotto) ed E41 (macchina spara anime) con valori prossimi al limite di rilevabilità della tecnica. Nelle emissioni E26 (lavorazione terra-tamburo rotativo), E27 (distaffatura) ed E71 (essiccatoio anime) non si è invece riscontrata presenza di formaldeide a concentrazioni superiori al limite di rilevabilità». Per quanto riguarda i metodi di rilevazione, l’Agenzia fa notare che «informazioni precise possono essere ottenute attraverso l’analisi dei singoli camini e presso le residenze dei cittadini, sia nei periodi di maggiore percezione degli odori, sia per periodi più prolungati (campionamenti di durata tipicamente giornaliera). Le attività fin qui svolte da Arpae rispecchiano per l’appunto tale programma di indagine». Tornando alla formaldeide, il rapporto spiega che «i campionamenti sono stati realizzati nei momenti di maggiore percezione dell’odore: lo scopo era di verificare se, in occasione di questi eventi di durata variabile, la presenza di formaldeide fosse apprezzabile e a quali livelli». Ma i risultati hanno appunto dimostrato che non c’è legame tra odore e presenza dell’inquinante: «In tutti i campioni ambientali ottenuti in queste condizioni - si legge ancora - non si sono riscontrate concentrazioni di formaldeide superiori al limite di rilevabilità della tecnica di indagine che, in queste condizioni operative, è di 0,010 milligrammi per metro cubo di aria, mentre il valore guida dell’Oms è 0,100 milligrammi. Sulla base dei primi esiti di caratterizzazione delle emissioni dell’azienda - conclude Arpae - si può ragionevolmente ritenere che le maleodorazioni imputabili alle Fonderie non siano correlate alla presenza di formaldeide in concentrazioni superiori ai livelli di riferimento, ma piuttosto alle caratteristiche della miscela di sostanze emesse, tra le quali emergono composti caratterizzati da bassissima soglia olfattiva, quali i fenoli».
Al centro c’è la formaldeide, la cui possibile presenza nelle emissioni delle Fonderie Cooperative Riunite di via Zarlati è stata nuovamente analizzata dai tecnici dell’Arpae di Modena. La novità, rispetto alle vecchie rilevazioni, è che questa volta i campionamenti sono stati fatti in un momento in cui gli odori segnalati dai cittadini erano particolarmente intensi, ovvero giovedì scorso. Così, in una giornata particolarmente ventosa, il personale dell’Agenzia ha fatto un blitz nelle case dei residenti pochi minuti dopo le chiamate, in modo da verificare il legame tra gli odori e la presenza di formaldeide. Legame che, come evidenziano i risultati della nuova rilevazione, non c’è: «Gli esiti delle analisi effettuate - spiega la relazione di Arpae pubblicata ieri sul sito web - rilevano tracce di formaldeide nelle emissioni E16 (cubilotto) ed E41 (macchina spara anime) con valori prossimi al limite di rilevabilità della tecnica. Nelle emissioni E26 (lavorazione terra-tamburo rotativo), E27 (distaffatura) ed E71 (essiccatoio anime) non si è invece riscontrata presenza di formaldeide a concentrazioni superiori al limite di rilevabilità». Per quanto riguarda i metodi di rilevazione, l’Agenzia fa notare che «informazioni precise possono essere ottenute attraverso l’analisi dei singoli camini e presso le residenze dei cittadini, sia nei periodi di maggiore percezione degli odori, sia per periodi più prolungati (campionamenti di durata tipicamente giornaliera). Le attività fin qui svolte da Arpae rispecchiano per l’appunto tale programma di indagine». Tornando alla formaldeide, il rapporto spiega che «i campionamenti sono stati realizzati nei momenti di maggiore percezione dell’odore: lo scopo era di verificare se, in occasione di questi eventi di durata variabile, la presenza di formaldeide fosse apprezzabile e a quali livelli». Ma i risultati hanno appunto dimostrato che non c’è legame tra odore e presenza dell’inquinante: «In tutti i campioni ambientali ottenuti in queste condizioni - si legge ancora - non si sono riscontrate concentrazioni di formaldeide superiori al limite di rilevabilità della tecnica di indagine che, in queste condizioni operative, è di 0,010 milligrammi per metro cubo di aria, mentre il valore guida dell’Oms è 0,100 milligrammi. Sulla base dei primi esiti di caratterizzazione delle emissioni dell’azienda - conclude Arpae - si può ragionevolmente ritenere che le maleodorazioni imputabili alle Fonderie non siano correlate alla presenza di formaldeide in concentrazioni superiori ai livelli di riferimento, ma piuttosto alle caratteristiche della miscela di sostanze emesse, tra le quali emergono composti caratterizzati da bassissima soglia olfattiva, quali i fenoli».
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