I giovani in campo contro la violenza
di Laura Solieri
Un percorso legato alle dinamiche di prevenzione: «Così aiutiamo le persone a sviluppare progetti di vita significativi»
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A livello internazionale non esiste una definizione universalmente accettata di radicalizzazione, in chiave generale si potrebbe affermare che la radicalizzazione è un processo di evoluzione personale che conduce progressivamente verso varie forme di estremismo. Si tratta di un percorso nel quale l’individuo, mutando i propri comportamenti, le proprie credenze e i propri sentimenti giunge ad appoggiare, sostenere, incoraggiare una visione del mondo incline alla violenza e all’intolleranza. Ne abbiamo parlato con Manuela Tagliani, 30 anni, laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, che dopo la laurea ha deciso di proseguire la sua formazione nell’ambito minorile frequentando il Master Interdisciplinare sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza organizzato dall’Università Milano-Bicocca in collaborazione con Unicef Italia. «Grazie al Master ho cominciato a collaborare con le realtà del terzo settore e con il Crid – Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e vulnerabilità dell’Università di Modena e Reggio Emilia, grazie al quale sono entrata in contatto con la Cooperativa sociale Anziani e non solo di Carpi, la quale mi ha proposto di lavorare nell’ambito del progetto Yeip - The Youth Empowerment and Innovation Project. Il progetto è finanziato dall'Unione Europea tramite il programma Erasmus+ e ha come obiettivo quello di creare e sperimentare, grazie al coinvolgimento diretto dei ragazzi, un modello di politiche di prevenzione finalizzato a contrastare e prevenire tra i giovani fenomeni di marginalizzazione e radicalizzazione violenta, attraverso l’ausilio degli strumenti del Good Lives Model e della psicologia positiva. Il progetto coinvolge 20 organizzazioni, inclusi 4 Ministeri, vari enti pubblici a livello regionale, università e ong, appartenenti a 8 paesi europei. Per quanto riguarda l’Italia, referente è la Cooperativa sociale Anziani e non solo che sta lavorando in partenariato con la Regione Liguria, anch’essa partner, supportate dal Crid». La psicologia positiva e il Good Lives Model adottano un paradigma basato sui punti di forza della persona e sulla valorizzazione di ciò che rende “la vita meritevole di essere vissuta”. «Aiutando le persone a sviluppare progetti di vita significativi, queste sarebbero meno portate a commettere reato e dunque l’obiettivo del progetto Yeip è costruire e testare un’innovativa politica di intervento nei confronti delle giovani generazioni, basata sui principi del Good Lives Model e della psicologia positiva al fine di contrastare l’emarginazione sociale e minimizzare il rischio di radicalizzazione violenta. Invece che trattare i giovani come un rischio – spiega Manuela - queste misure si focalizzeranno sui loro talenti, aiutandoli a sviluppare identità positive». Il progetto intende sperimentare un modello che possa trovare applicazione e diffusione a livello nazionale, con ampie ricadute sul territorio emiliano e ligure ove verrà portata avanti la fase di sperimentazione iniziale. «Il progetto verrà presentato ufficialmente durante una conferenza internazionale che si terrà a Modena il 22 gennaio 2018 – conclude Manuela - Sarà un’importante occasione per confrontarsi sulle tematiche della radicalizzazione e per conoscere esperienze e pratiche di prevenzione realizzate in altri paesi europei». Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito del progetto Yeip, www.yeip.org. Chiunque volesse supportare questo lavoro può scrivere a yeip@anzianienonsolo.it
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