«Pubblico uscito dal parco in soli ventotto minuti»
di Serena Arbizzi
Il comandante dei Vigili del fuoco Tornatore svela la sicurezza a Modena Park «Mentre Vasco cantava si stava già smontando. La svolta dopo Manchester»
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Soltanto 28 minuti per l’“esodo” di 220mila fan del Blasco dal Parco Ferrari alla fine del concerto epocale di sabato sera. Questo il calcolo effettuato dai Vigili del fuoco di Modena che, in occasione dell’evento, hanno adottato piani speciali, condivisi su più tavoli di lavoro con forze dell’ordine e autorità. Un ulteriore record, calcolando la folla oceanica che si è radunata a Modena Park, quello del tempo in cui è defluito il pubblico, che si inserisce nello show che già di per sè è da record.
«L’esodo, cioè l’uscita, da tutto il parco si è concretizzata in soli 28 minuti - spiega il comandante provinciale dei Vigili del fuoco, Gennaro Tornatore - Il concerto si è svolto in un’area di 400mila metri quadri di parco, alla quale occorre sommare 80mila metri quadri di strada all’esterno per capire la portata dello spazio da tenere sotto controllo. Aspetto fatto presente più volte all’interno della Commissione provinciale di vigilanza: tutte le strade dovevano essere a garanzia di un’uscita agevole per i partecipanti al concerto. I 400mila metri quadri del parco suggerivano di calcolare due persone per ogni metro quadro, in media. Un calcolo, tuttavia, che non è stato realistico perché ai concerti la maggior parte degli spettatori conta di andare fin sotto al palco. Così, il nostro progetto ha seguito un’evoluzione continua».
Tanti sono stati gli aspetti da curare sia sotto il punto di vista della safety, sia della security. «La safety riguarda da vicino Vigili del fuoco, 118, Protezione civile e volontariato, mentre la security è di più stretta competenza delle forze dell’ordine - prosegue il comandante Tornatore - Si è venuti a sintesi di questi due aspetti attraverso un confronto serrato sia nel comitato dell’ordine e sicurezza pubblica, sia nella commissione provinciale di vigilanza. Il punto di svolta è stato segnato dall’entrata in vigore, dopo i fatti di Manchester e Torino, delle circolari Gabrielli e Frattasi. Inizialmente, il pit 1 era previsto contenesse 30mila partecipanti. In seguito all’entrata in vigore delle circolari, sono stati aumentati a 40mila. Questo significa che, inizialmente, erano calcolate 2,2 persone per metro quadro, dopo la circolare 2 persone per quello spazio. Il colpo d’occhio, dall’alto, era impressionante, una volta superate le 200mila persone. Ho voluto fare un giro al parco per vedere quale fosse l’impatto: c’era uno spazio confortevole tra le persone. Tra pit 1 e 2 c’era un corridoio da viale Autodromo a viale Italia che consentiva il passaggio dei soccorsi. Tutto retto da barriere antisfondamento. Nel pit 2 c’erano 40mila persone. Poi, 145mila persone nell’area grande all’altezza del laghetto. Con l’entrata in vigore delle nuove circolari, abbiamo suddiviso questa terza area in ulteriori settori: il risultato è stato una “T”, formata dagli antisfondamento, da viale Italia a viale Autodromo fino all’incrocio con il laghetto e all’area sgambamento cani. Nel pit 3 la media era di 1,2 persone al metro quadro».
Per il piano d’emergenza, gestione, evacuazione e gestione della sicurezza, si è attinto da Expo ricontestualizzando le nozioni al concerto con gli organizzatori e la società di steward entrata in campo per Modena Park.
«Mentre Vasco stava finendo il concerto, si stava già procedendo alle operazioni di smontaggio ai quattro angoli dell’area - continua Tornatore - e durante l’uscita alla fine dello spettacolo si sono create barriere umane per indirizzare la folla. Inoltre, noi Vigili del fuoco, in collaborazione con l’università La Sapienza e l’Ateneo di Greenwich, abbiamo applicato prove di simulazione che riguardano comportamenti umani in caso di emergenza. Questo ha consentito di capire i punti critici, che avrebbero potuto essere dalla parte di viale Italia. Nell’area del parco, poi, sono state inserite fino a otto telecamere per verificare se le simulazioni coincidono: elaboreremo dati che saranno molto utili. Si è scelto, poi, di fare defluire la folla del pit 3, attraverso via San Faustino».
«L’esodo, cioè l’uscita, da tutto il parco si è concretizzata in soli 28 minuti - spiega il comandante provinciale dei Vigili del fuoco, Gennaro Tornatore - Il concerto si è svolto in un’area di 400mila metri quadri di parco, alla quale occorre sommare 80mila metri quadri di strada all’esterno per capire la portata dello spazio da tenere sotto controllo. Aspetto fatto presente più volte all’interno della Commissione provinciale di vigilanza: tutte le strade dovevano essere a garanzia di un’uscita agevole per i partecipanti al concerto. I 400mila metri quadri del parco suggerivano di calcolare due persone per ogni metro quadro, in media. Un calcolo, tuttavia, che non è stato realistico perché ai concerti la maggior parte degli spettatori conta di andare fin sotto al palco. Così, il nostro progetto ha seguito un’evoluzione continua».
Tanti sono stati gli aspetti da curare sia sotto il punto di vista della safety, sia della security. «La safety riguarda da vicino Vigili del fuoco, 118, Protezione civile e volontariato, mentre la security è di più stretta competenza delle forze dell’ordine - prosegue il comandante Tornatore - Si è venuti a sintesi di questi due aspetti attraverso un confronto serrato sia nel comitato dell’ordine e sicurezza pubblica, sia nella commissione provinciale di vigilanza. Il punto di svolta è stato segnato dall’entrata in vigore, dopo i fatti di Manchester e Torino, delle circolari Gabrielli e Frattasi. Inizialmente, il pit 1 era previsto contenesse 30mila partecipanti. In seguito all’entrata in vigore delle circolari, sono stati aumentati a 40mila. Questo significa che, inizialmente, erano calcolate 2,2 persone per metro quadro, dopo la circolare 2 persone per quello spazio. Il colpo d’occhio, dall’alto, era impressionante, una volta superate le 200mila persone. Ho voluto fare un giro al parco per vedere quale fosse l’impatto: c’era uno spazio confortevole tra le persone. Tra pit 1 e 2 c’era un corridoio da viale Autodromo a viale Italia che consentiva il passaggio dei soccorsi. Tutto retto da barriere antisfondamento. Nel pit 2 c’erano 40mila persone. Poi, 145mila persone nell’area grande all’altezza del laghetto. Con l’entrata in vigore delle nuove circolari, abbiamo suddiviso questa terza area in ulteriori settori: il risultato è stato una “T”, formata dagli antisfondamento, da viale Italia a viale Autodromo fino all’incrocio con il laghetto e all’area sgambamento cani. Nel pit 3 la media era di 1,2 persone al metro quadro».
Per il piano d’emergenza, gestione, evacuazione e gestione della sicurezza, si è attinto da Expo ricontestualizzando le nozioni al concerto con gli organizzatori e la società di steward entrata in campo per Modena Park.
«Mentre Vasco stava finendo il concerto, si stava già procedendo alle operazioni di smontaggio ai quattro angoli dell’area - continua Tornatore - e durante l’uscita alla fine dello spettacolo si sono create barriere umane per indirizzare la folla. Inoltre, noi Vigili del fuoco, in collaborazione con l’università La Sapienza e l’Ateneo di Greenwich, abbiamo applicato prove di simulazione che riguardano comportamenti umani in caso di emergenza. Questo ha consentito di capire i punti critici, che avrebbero potuto essere dalla parte di viale Italia. Nell’area del parco, poi, sono state inserite fino a otto telecamere per verificare se le simulazioni coincidono: elaboreremo dati che saranno molto utili. Si è scelto, poi, di fare defluire la folla del pit 3, attraverso via San Faustino».
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