Gazzetta di Modena

Modena

I profughi stanno in hotel ma non c’è assistenza 

di Luca Gardinale
I profughi stanno in hotel ma non c’è assistenza 

Al Tiby 55 richiedenti asilo, non c’è un programma di sostegno: in caso di bisogno interviene la Croce Rossa. Urbelli: «Le quote del Ministero vanno rispettate»

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Come se non bastasse, si è aggiunto anche il concerto di Vasco. Nel senso che la nuova emergenza - anche se sarebbe più corretto parlare di emergenza continua - è arrivata subito prima (Polinago) e subito dopo (Modena) il concertone, quando quasi tutte le forze erano concentrate sulla sicurezza del Modena Park. Così, dopo quella che ha portato una trentina di profughi in Appennino, lunedì la Prefettura si è trovata a dover gestire l’ennesima emergenza, con 55 richiedenti asilo che sono stati ospitati dall’hotel Tiby di via Rainusso. Si tratta di profughi provenienti da Bangladesh, Ghana e Guinea, che sono stati mandati a Modena dopo un breve periodo trascorso all’hub bolognese. Profughi che al momento non sono gestiti da una cooperativa, ma soggiornano nell’albergo senza assistenza, a parte quella della Croce Rossa, intervenuta sul posto già dopo l’arrivo dei richiedenti asilo per garantire il sostegno igienico ai nuovi arrivati, distribuendo capi di biancheria intima, shampoo e sapone, e soccorrendo un giovane che si era sentito male. Anche nei prossimi giorni, dunque, sarà la Croce Rossa ad assistere i profughi se ce ne sarà bisogno, ma non ci sarà la presenza fissa di uno dei soggetti che si occupano di accoglienza. La Caleidos ha infatti fatto sapere di non essere in grado di gestire altri profughi oltre ai novanta attualmente ospitati proprio al Tiby: «Siamo un po’ preoccupati - spiega la presidente Elena Oliva - perché i 55 nuovi arrivati, che al momento non hanno un programma di accoglienza, si trovano nella stessa struttura che ospita i ‘nostri’ novanta. In ogni caso, entro la fine del mese saremo in grado di ‘liberare’ l’albergo, trasferendo i novanta richiedenti asilo in alcune strutture individuate per portare avanti il programma». Tornando ai 55, ieri la Prefettura ha fatto sapere di essere già al lavoro per superare la fase della prima accoglienza e trovare gli appartamenti disponibili (e di conseguenza la cooperativa o associazione) per sistemare i nuovi arrivati. «Stiamo vivendo una situazione di emergenza nazionale - spiegano dalla Prefettura - aggravata dal fatto che i nuovi arrivi si sono concentrati nei giorni subito prima e subito dopo il concerto». Ma come si muoverà ora l’ente di viale Martiri? «Al momento non sono ancora stati convocati incontri con i sindaci del territorio - spiegano ancora dalla Prefettura - ma c’è un’interlocuzione costante con i primi cittadini, proprio per arrivare ad una soluzione che superi la fase della prima accoglienza». Ora bisognerà vedere se saranno individuate nuove strutture in provincia, dal momento che quello di Modena è l’unico distretto che ha accolto più dei richiedenti asilo previsti dalle quote del ministero, mentre nelle altre aree (soprattutto Carpi, Bassa e Distretto ceramico) sono abbondantemente sotto le previsioni. «E’ vero che Modena ha avuto più profughi delle altre aree della provincia - riprendono dalla Prefettura - ma la città ha anche più strutture degli altri Comuni. In ogni caso, troveremo una soluzione insieme ai rappresentanti del territorio, anche se bisogna tenere presente che siamo in una fase di emergenza nazionale». Per quanto riguarda il Comune di Modena, per ora in piazza Grande si aspettano le decisioni della Prefettura, invocando però il principio dell’accoglienza diffusa: «Chiediamo semplicemente il rispetto delle quote dei Comuni - spiega l’assessore al Welfare Giuliana Urbelli, che sta lavorando ad un progetto di lavori socialmente utili con i profughi, a partire dalla tinteggiatura di una scuola - come previsto dallo stesso ministero».

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