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I funerali dell’uomo tenuto in frigo 13 mesi 

I funerali dell’uomo tenuto in frigo 13 mesi 

San Felice. Uccise la vicina e si suicidò, nessuno voleva l’eredità. Inumazione pagata dalla parrocchia

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SAN FELICE. Tredici mesi in una cella frigo dell’obitorio, prima che una raccolta spontanea di fondi consentisse di dare una sepoltura al cadavere di Enrico Guerzoni.

Il killer di via Perossaro, colpevole dell’omicidio della vicina di casa, il primo giugno del 2016. L’uomo che avrebbe voluto far saltare l’intera palazzina dove vivevano, disseminandola di liquidi infiammabili, e che si è tolto la vita sparandosi un colpo di pistola alla testa era reietto e dimenticato da tutti, per le implicazioni morali e giuridiche che avrebbe comportato accollarsi la gestione del suo funerale. Lo ha fatto la parrocchia, dando seguito alle sollecitazioni pubbliche che si erano manifestate in paese. Una cerimonia avvenuta con discrezione, qualche giorno fa, officiata dal parroco direttamente al cimitero. Poche le persone presenti, tra le quali alcuni famigliari di Guerzoni.

E così si chiude un capitolo imbarazzante, di una vicenda tragica, sotto ogni aspetto.

Come si ricorderà, Guerzoni, è stato artefice di un gesto folle e premeditato, frutto di un disturbo relazionale che sfiorava l’odio razziale. Fino ad assassinare la vicina di casa Kamaljit Kaur, 62 anni, da pochi mesi in Italia per aiutare il figlio e la nuora ad accudire il nipotino, che la donna teneva in braccio quando venne colpita a morte, nell’androne delle scale della palazzina. E fino ad organizzare l’esplosione - fallita - del palazzo dove viveva, per farla finita con se stesso e con i vicini, colpevoli di venire dall’India e di avere da poco acquistato un appartamento nella casa “dei cantonieri” dove viveva anche Guerzoni . Solo e introverso.

L’uomo era deceduto dopo un’agonia di 23 giorni in ospedale, conseguente all’incendio e al colpo di pistola che si era sparato. Da allora nessuno ha mai accettato la sua eredità. Ovvero una parte della vecchia palazzina di via Perossaro, peraltro danneggiata e gravata dalla necessità di risarcire i parenti della donna assassinata, e dai danni provocati ai due alloggi, quello della stessa famiglia e quello di una coppia di fratelli che abitano altrove, ma che su quell’immobile facevano i conti per sistemare la loro vita.

Il Comune aveva chiesto un preventivo per un funerale “minimale”, senza la cremazione richiesta nello pseudo testamento scritto dal Guerzoni. Il tentativo non ha condotto a nulla, finché, dopo avere dato mesi fa una disponibilità in tal senso, ha potuto procedere la parrocchia. Con il malcelato disappunto della famiglia della vittima. Persone costrette ad una sistemazione provvisoria e a tanta sofferenza. Tanto che alla finestra del loro alloggio inagibile è apparso un drappo nero, con una scritta in inglese, a rammentare il “black day”. (ase)

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