Modena, non paga gli alimenti ma è assolto
Il giudice riconosce che l’ex marito ha coperto ogni spesa per il benessere dei figli
MODENA. L’ex moglie lo aveva denunciato perché non pagava gli alimenti fissati dal giudice al momento della separazione consensuale. Lui ha sempre sostenuto, tramite il suo difensore - l’avvocato Valentina Verna - che non versava quella somma pattuita ma in realtà copriva tutte le spese che dovevano servire per quella cifra mensile e anzi pagava ogni spesa possibile per il mantenimenti e il benessere dei due figli maschi in età da scuola media. E ieri la sentenza del giudice Barbara Marvasi ha riconosciuto l’anomalia di questo comportamento che di fatto non rendeva colpevole l’imputato di aver abbandonato i familiari non adempiendo al suo impegno. Le circostanze del processo - piuttosto anomale nel loro genere - riguardavano l’accusa mossa da una quarantenne modenese all’ex marito coetaneo. I due si erano separati davanti al giudice con l’impegno per l’ex marito d versare un assegno di 600 euro mensili per il sostentamento dei figli preadolescenti. Spese ordinarie da separati per una coppia di modenesi con lavoro fisso (professionista lui, impiegata lei) e abbastanza benestanti. L’ex marito però non versava i 600 euro mensili. Così la moglie lo ha denunciato e il caso è arrivato davanti al giudice.
Nel corso delle udienze è emerso che l’uomo non versava il mensile ma pagava tutto ciò che serviva ai figli: per il più grande pagava la retta da 3mila euro all’anno per iscriverlo alla scuola privata. Per entrambi pagava spese mediche, dentista, ferie, vestiti, ricariche telefoniche e tutto ciò che veniva chiesto. I due ragazzi, poi, pranzavano quasi tutti i giorni a casa dei nonni paterni. Loro e la madre abitano nella casa di proprietà del padre e non pagano affitti. Insomma, di fatto, quei 600 euro, ha spiegato la difesa, rientravano tra tutte quelle ingenti spese che il padre provvedeva a pagare senza mai sottrarsi. E che non erano le spese straordinarie fissate con la separazione consensuale. Di qui la sentenza di assoluzione perché il fatto non costituisce reato.(c.g.)
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