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Firem, la Fiom chiede il risarcimento 

Firem, la Fiom chiede il risarcimento 

Pizzolla: «I soldi andrebbero ai lavoratori ma le regole vanno cambiate: così sono schiaffi al territorio e alla Costituzione»

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Il sindacato Fiom - Cgil ha dato mandato all’avvocato Simone Sabattini di costituirsi parte civile al processo nei confronti degli ex titolari della Firem, i fratelli Tiziano, Fabrizio e Simona Pedroni, di un’amministratrice e di un consulente dell’azienda metalmeccanica di Formigine, oggi in procedura fallimentare. In questo atto, insieme al sindacato, anche una decina di ex dipendenti, ai quali presto potrebbero aggiungersi gli altri trenta. Firem chiuse i battenti all’improvviso nell’agosto del 2013, quando i fratelli Pedroni decisero di smontare gli impianti per trasferirli in Polonia, nella cittadina di Olawa, e aprire una nuova azienda (Helkra, poi rilevata da Atingo) tuttora attiva. Per mantenere il posto di lavoro i 40 dipendenti avrebbero dovuto trasferirsi in Polonia.

Dopo giorni di presidi davanti ai cancelli dell’azienda e diversi incontri convocati dalle istituzioni ma disertati dai proprietari, nonostante la situazione a un tratto sembrasse essersi sbloccata con la presentazione di un Piano industriale poi mai attuato, nell’aprile del 2014 Firem è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Modena. Il curatore fallimentare Anselmo Sovieni ha segnalato che i beni trasferiti in Polonia, dal valore stimabile in un milione di euro, costituivano una sottrazione ai creditori e il caso è così finito davanti ai giudici, dopo la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura con l’accusa di bancarotta fraudolenta. I quattro imputati hanno chiesto e ottenuto il rito abbreviato. Le ragioni per le quali Fiom ha chiesto di costituirsi parte civile sono state spiegate ieri dal segretario generale Cesare Pizzolla: «Non c’è un fine economico – ha spiegato – ma solo la volontà di lanciare un messaggio chiaro: casi simili non devono più verificarsi. Chiediamo giustizia e qualora ci fosse un risarcimento danni, lo destineremmo agli ex dipendenti. Ci preme sottolineare alcuni aspetti fondamentali di questa vicenda, partendo dagli ammortizzatori sociali: ciò che abbiamo potuto fare con gli ex dipendenti di Firem, cioè un anno di cassa integrazione e il ricorso alla mobilità grazie alla quale alcuni di loro hanno trovato un nuovo lavoro, con l’approvazione del Jobs Act non è più garantito. Si deve intervenire anche sull’articolo 47 della legge 428/90 sui trasferimenti di impresa: 25 giorni di preavviso erano sufficienti quando la delocalizzazione non aveva conosciuto la globalizzazione, ora che le aziende si trasferiscono all’estero servono maggiori vincoli per evitare che casi come Firem rappresentino schiaffi al territorio e alla Costituzione, violando principi cardine dell’articolo 41 quali l’utilità sociale e la dignità dei lavoratori nella libertà di impresa». Marco Costanzini

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