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Lisa e Silvia Cavaletti, da Modena due sorelle giramondo

di Valeria Cammarota
Lisa e Silvia Cavaletti, da Modena due sorelle giramondo

Dopo aver risparmiato per un anno, Lisa e Silvia Cavaletti sono partite da Modena per un viaggio tra i continenti. Lungo le soste di questo percorso intorno al pianeta si mantengono con piccoli lavori e ospitalità: «Ogni giorno impariamo qualcosa». Tutte le loro avventure più belle ed emozionanti

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MODENA. “Prima di partire per un lungo viaggio, devi portare con te la voglia di non tornare più; prima di partire per un lungo viaggio, porta con te la voglia di adattarti”, cantava Irene Grandi. Devono aver avuto nelle orecchie e nella testa le parole della cantautrice le sorelle Lisa e Silvia Cavaletti, originarie di Modena quando, a fine 2015, l'una si è fatta trascinare dall'altra nell'idea di viaggiare il mondo almeno fino alla fine di quest’anno anche se, ammettono, «non c'é ancora un biglietto di ritorno».

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Silvia ha 29 anni, prima di partire lavorava nella filiale italiana della Fuji Electric e faceva un po' di tutto, dal customer service alle spedizioni, dall’inserimento ordini alla fatturazione. «Mi trovavo benissimo - spiega - ma, a un certo punto, ho sentito il bisogno di viaggiare, scoprire e scoprirmi».

Lisa ha 28 anni e, laureata in ingegneria informatica, lavorava in un’azienda di rielaborazione dati: «Amavo il mio lavoro, all'epoca», afferma. Ma com'è che, oggi, entrambe si trovano in Thailandia, fino a pochi giorni fa erano in Giappone e così via, da una latitudine a un’altra, andando a ritroso a partire dal novembre scorso? «Il viaggio è stata una mia idea - racconta Silvia - avuta dopo una vacanza, quando ho pensato sarebbe stato bello prendersi più tempo per conoscere meglio culture e luoghi di parte del mondo. Lo proposi a Lisa, che mi rispose che ero matta e non sarebbe mai partita. Io, senza di lei, non sarei andata da nessuna parte: fortunatamente, cambiò idea. Iniziammo a programmare la partenza».

Dal canto suo, Lisa ora è convinta nel dire che "mia sorella mi ha fatto la più bella proposta che potesse venirle in mente, nonostante credessi di essere felice con quello che facevo».

Da dove avete cominciato?

«Dall'Argentina, per tre settimane: era la destinazione più economica per il sud America nel periodo di novembre. Dopo l’Argentina - tra Buenos Aires, Puerto Iguazu, Neuquen, Bariloche, Mendoza e Cordoba - siamo passate da Cile e Bolivia, dieci giorni in totale, per raggiungere il Perù. Qui, abbiamo passato una settimana alla scoperta di Nasca, Ica e Paracas, per poi passare il Natale presso una famiglia peruviana. Poi il nord, tra le spiagge di Trujillo e Mancora, per raggiungere Guayaqui in Ecuador e innamorarcene. Cinque settimane nella piccola comunità di Salasaka a fare volontariato in una scuola e ancora ne sentiamo la mancanza: decisamente la parte più bella del viaggio. Poi, tappa a Honolulu e in Australia, tre mesi da Melbourne a Cairns risalendo la costa est. Un mese e mezzo in Giappone e, ora, la Thailandia».

Come vi mantenete?

«Abbiamo risparmiato per un anno, prima di partire, accantonando un budget per il viaggio, stando attente a non spendere futilità. Dopodiché, abbiamo lavorato in cambio di vitto e alloggio solo cinque settimane in Ecuador, a Salasaka, facendo volontariato in una scuola e un mese e mezzo in Australia presso fattorie piantando, facendo giardinaggio e mercati contadini, pulizie e manutenzione».

Quale Paese vi ha preso il cuore?

«Il sud America. Abbiamo un amore profondo per questa terra e per la sua gente. In particolare per l'Ecuador: l'esperienza, qui, è stata indimenticabile e ci ha cambiate in positivo. Le persone che abbiamo conosciuto sono una seconda famiglia per noi. L'esperienza nella scuola, vedere i bambini giocare con niente, non piangere mai e sorridere sempre, fa capire che esiste davvero un altro mondo».

L’esperienza più amara?

«Ce ne sono state più di una, ma di poco conto, Sicuramente, lasciare l'Ecuador e il sud America é stata dura emotivamente. Mentre a livello pratico, la peggiore è stata in Australia, a Sidney: avevamo preso contatti con un maneggio di cavalli a un'ora di treno dalla città per andarvi a lavorare ma, la sera precedente la partenza, il proprietario ci scrisse che non aveva più bisogno di noi. Ci siamo rimaste malissimo, ma abbiamo avuto la fortuna di trovare quella notte stessa un'azienda agricola che necessitava di aiuto per piantare aglio. Così, abbiamo cambiato i nostri piani e siamo andate due settimane in un bosco a 400 chilometri da Sidney a piantare 400 chili di aglio in due settimane! Un inconveniente in una bellissima opportunità».

Un bilancio?

«Ogni giorno impariamo qualcosa. Che ci sono tante convinzioni sbagliate per sentito dire, mentre per poter parlare di un Paese, della sua cultura o della sua gente bisogna viverli e scoprirne pian piano lati positivi e negativi. Abbiamo imparato a essere critiche e obiettive, a non dipendere dagli altri, a condividere esperienze. A essere umili».

Come avete superato i momenti di sconforto?

«Insieme! Il fatto di essere in due ed essere sorelle ci ha aiutato molto. Anche se capita di essere discordi, troviamo sempre un giusto compromesso che non faccia soffrire nessuna delle due e il fatto di avere a fianco qualcuno che ti capisce come tua sorella è una fortuna unica. Dove non arriva una, arriva l'altra e insieme possiamo tutto. Una considerazione finale».

«Ci definiamo viaggiatrici, non turiste – spiegano in conclusione - preferiamo il conoscere al vedere, il vivere al visitare e diamo più importanza al tempo che al denaro. Per questo abbiamo deciso di viaggiare completamente low cost: abbiamo preso bus anche per 30 ore consecutive, studiamo accuratamente i voli prima di comprarli, utilizziamo contatti via web per dormire a casa di sconosciuti avendo cosi la possibilità di risparmiare e conoscere gente del posto. Non viaggiamo nel comfort, ma il nostro viaggio fino a ora é stato pazzesco».
 

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