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La protesta dopo la morte: «Quelle strade vanno sistemate»

di Valentina Corsini
La protesta dopo la morte: «Quelle strade vanno sistemate»

A Massa Finalese un raduno di protesta e commozione in via Albero nel ricordo di Lorella Vaccari, la ciclista di San Felice che ha perso la vita per un incidente. La manifestazione contro il divieto per moto e bici: «Più lavori e meno multe»

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FINALE. Team 9, le principali società ciclistiche amatoriali delle Bassa e non solo, GS Vespa Club, motociclisti, trattoristi, agricoltori e perfino un cagnolino, Lapo Elkan, con tanto di carta d’identità ed occhiali da sole, a bordo della bici del suo padrone, Maurizio. In 150 indossavano la maglietta “SOS Strade Bassa modenese”, tra i quali anche il sindaco di Finale Palazzi.

C’erano quasi 200 persone ieri alle 11.30, all’azienda Ittica Alleva di via Albero a Massa Finalese, per la manifestazione di protesta sul nuovo divieto di transito per cicli e motocicli sulle strade delle Valli di Mirandola, ufficializzato nei giorni scorsi dalla Provincia.

Un abbraccio simbolico anche a Lorella Vaccari, la ciclista 55enne di San Felice, che a fine maggio in via Imperiale ha perso la vita. E il nuovo divieto di transito riguarda proprio quella strada, dall’intersezione di Pavignane fino a località Luia, e da Passo dei Rossi a San Martino Spino fino all’intersezione con il basso mantovano, a Dragoncello.

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«Se noi cittadini della Bassa siamo figli di un Dio minore ce lo dicano - afferma Raffaele Artioli, titolare dell’Ittica Alleva e presidente del Team 9 - Sulla Pedemontana la manutenzione è ottima. Perché qui no? È incostituzionale limitare il transito su queste strade, che sono provinciali e collegano due regioni, l’Emilia e la Lombardia. Non solo per i ciclisti, vespisti e motociclisti, ma anche per chi le attraversa per lavoro. Basterebbe solo rifare il manto stradale, che è dimenticato da Dio da almeno cinque anni, anziché apporre dei divieti. Che sono inutili come le multe di 85 euro che sono state fatte a tanti del nostro gruppo».

«Siamo di San Martino e ora per andare nel basso mantovano abbiamo solo due sbocchi, prima erano quattro», hanno puntualizzato due motociclisti, Fabio Traldi e Paolo Paltrinieri.

Poi spazio al momento più toccante della mattinata: la sfilata dei ciclisti verso il punto di via Imperiale in cui è morta Lorella, scortati dalla polizia municipale, dai carabinieri di Finale e dall’ex sindaco Raimondo Soragni. Sotto un sole cocente, lo stesso che c’era quel maledetto 30 maggio, i parenti hanno deposto per lei un mazzo di fiori.

Proprio sul semaforo dove la donna è caduta ed è stata travolta da un’auto, la nuora Monica e la sorella Ombretta, legatissime a Lorella, l’hanno ricordata. Stringendosi poi alla cugina Giliana in un singhiozzo di dolore, mentre le guance si rigavano di lacrime. E davanti al marito Claudio che aprendo le braccia in dialetto ha detto: “L’è tut al dì che a pians”. «Speriamo almeno serva a qualcosa…», sono state invece le parole del figlio maggiore, Mirko, dopo l’applauso del lungo corteo di ciclisti presenti.
 

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