Morano dice no ai profughi e “assedia” il suo municipio
Nella minuscola borgata di Prignano, sul primo Appennino modenese, esplode la contarietà all'arrivo di profughi. I 150 abitanti si autotassano per affittare l’appartamento. Duro confronto con il sindaco Canali che smentisce la disponibilità dell’ex scuola frazionale da tempo non utilizzata
PRIGNANO. Una frazione sulle barricate che ferma l'arrivo dei profughi. Succede a Morano di Prignano, suggestivo borgo di 150 anime circa, dove in quattro giorni si è passati dall’annuncio dell’imminente arrivo di una decina di richiedenti asilo allo stop completo. Non prima di una mobilitazione con raccolta di 80 firme in un giorno, giovedì, e l’assedio, ieri mattina, al sindaco Valter Canali in municipio.
Prignano è uno dei pochi paesi che in provincia ancora non ospitano nessuno, tanto da aver ricevuto molteplici solleciti dalla Prefettura. Visto che spontaneamente di appartamenti per l’accoglienza non ne venivano fuori, lo stesso Canali ha cercato in queste settimane di sollecitare il più possibile. Alla fine ha ricevuto una mail con cui una coppia di Morano, da tempo trasferitasi a Prignano, metteva il vecchio appartamento a disposizione del Ceis di Modena, il Centro di Solidarietà che ha dato la propria disponibilità alla gestione profughi.
SOPRALLUOGO E ANNUNCIO. Martedì pomeriggio il sindaco ha fatto un sopralluogo dicendo al bar della frazione che sarebbero arrivati i primi profughi.
Ed è partita la levata di scudi, anche perché inizialmente la popolazione aveva capito che non si trattava tanto di un appartamento quanto dell’ex scuola elementare, oggi usata solo come seggio elettorale, dove potevano arrivare anche 50 persone. Un certo impatto per una comunità fatta in gran parte di bambini, donne e anziani. Al che è iniziata subito la raccolta firme, e la nomina di delegati (tre persone tra cui il consigliere di opposizione Walter Telleri) che venerdì mattina si sono presentati in municipio per chiedere spiegazioni al sindaco. Non contento del breve colloquio, il gruppo è tornato ieri mattina con quasi una trentina di persone che hanno “assediato” il sindaco facendo un sit-in davanti al municipio con tanto di cartello “Morano vuole risposte” e ottenendo poi un vivacissimo incontro di chiarimento (presente anche la Pm per garantire sicurezza). Ma non sapendo come sarebbero andate le cose, venerdì sera la gente di Morano aveva già provveduto a “disinnescare” la bomba profughi con una modalità probabilmente inedita nel contesto provinciale.
INTERVIENE LA PREFETTURA. I delegati si sono infatti ritrovati con i proprietari dell’appartamento e si sono detti disponibili a prenderlo loro in affitto per un anno a nome della comunità, dividendo in quote da 20 euro. I proprietari hanno accettato e già ieri mattina la Prefettura era informata del fatto che la disponibilità del locale era sfumata. È quello che ha ufficializzato lo stesso sindaco nel ricevere i cittadini, che lo hanno anche fisicamente “accerchiato” nella disposizione delle sedie. Canali ha precisato anche che non si era mai parlato di occupare la scuola, ma è stato più volte interrotto da una folla inferocita.
"NON LI ACCETTIAMO". «Noi non siamo razzisti, ma non siamo disposti ad accettare né oggi né domani l’arrivo imposto di una massa di profughi solo nella nostra frazione - hanno detto i residenti - il problema dell’accoglienza c'è, indubbiamente, ma è il Comune che deve interloquire con la Prefettura per trovare una soluzione idonea. Siamo in otto frazioni più il capoluogo: se ci suddividiamo due profughi a testa gestiamo tutto benissimo».
TUTTI IN MUNICIPIO. Per nulla tranquillizzata dalle parole sull’ex scuola, la gente se n’è andata solo dopo aver ricevuto dal sindaco (di cui qualcuno ha chiesto anche le dimissioni) l’assicurazione che il Comune stilerà un documento firmato in cui certificherà che l’immobile non è idoneo all’accoglienza dei richiedenti asilo. Tra i più decisi nella protesta ci sono i gestori del bar di Morano: «Non vogliamo gente a bighellonare davanti al locale tutto il giorno perché non sa cosa fare in un borgo come il nostro - ha sottolineato Barbara Benassi - e io personalmente sono anche preoccupata a lasciare sola mia mamma 82enne. Piuttosto chiudiamo il bar».
NONNA VALENTINA. Convintissima nella protesta anche l’83enne Valentina Bursi che abita nella palazzina dove era stato messo a disposizione inizialmente l'appartamento: «Ho già degli immigrati nella casa, non posso trovarmi anche dei profughi - ha detto con una certa energia - io ho sempre pagato le tasse e il sindaco deve tutelarmi». «In tutta questa vicenda una cosa è sicura: è mancata un’adeguata comunicazione tra sindaco e cittadini - ha incalzato Telleri - e lui non può scaricare tutto sulla Prefettura».
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