Chioschi, Sgarbi attacca il Comune e il giudice
di Stefano Luppi
«Altro che “il fatto non sussiste”: nel parco ci sono delle baracchine in cemento Abbiamo Soprintendenti distratti e amministratori poco capaci e minacciosi»
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«Non c’è un giudice a Modena e ci sono invece soprintendenti distratti e amministratori poco capaci e minacciosi. Altro che “il fatto non sussiste” come ha detto la recente sentenza della magistratura modenese: il parco della Rimembranza è vincolato e ci sono delle baracchine in cemento lì in mezzo. Il fatto sussiste, eccome se sussiste».
Vittorio Sgarbi - noto esperto d’arte, ex parlamentare di Forza Italia, molto legato a Modena dove alcuni medici del Policlinico gli hanno salvato la vita - è durissimo in un video pubblicato pochi giorni fa sul suo profilo Facebook dove attacca la recente sentenza di assoluzione per gli amministratori ed i tecnici che si sono occupati dei chioschi in cemento. Il critico ferrarese attacca a testa bassa il Comune e il giudice di primo grado che con la sua sentenza (si attendono le motivazioni) ha detto che non c’è reato per quel che riguarda gli scheletri in cemento. Strutture incomplete e sempre lì, da tre anni, nello storico spazio verde dei viali Muratori e Martiri della Libertà.
Sgarbi nel suo video difende l’operato dell’ex soprintendente Elio Garzillo e dell’associazione Italia Nostra che anni fa denunciò la situazione. «Non c’è un giudice a Modena - attacca il critico ferrarese - e anche per questo non ho fiducia nella magistratura. In quel luogo, è un dato di fatto, esistono vincoli del parco e codici ben precisi da rispettare. Le baracche di cemento armato che il Comune ha voluto sono quindi un abuso contro la legge. Io ho fatto una denuncia pubblica e bene ha fatto chi nel 2014 l’ha fatta materiale, ora vedremo il secondo grado di giudizio».
Sgarbi ha anche una soluzione, di cui si parla da tempo: «Non si potevano fare in legno? È un materiale molto forte, lo si usa tantissimo in Oriente per costruire i padiglioni. Il Comune non doveva mediare sulla bellezza, perché se un luogo è vincolato è vincolato. Stop. E invece vedo che tra le dichiarazioni post sentenza c’è chi diffama sulla azione rigorosa mia, di Garzillo e di Italia Nostra. Noi vogliamo salvare Modena, lo so bene io che di lavoro ho fatto, e faccio in aspettativa, il soprintendente». Per questo Vittorio Sgarbi conclude: «La sentenza è veramente lunare, ora vedremo le motivazioni».
Continua quindi la battaglia sui chioschi in cemento del parco, dopo l’atto giudiziario che segna una prima vittoria da parte del Comune, che quel progetto, negli anni della amministrazione Pighi e dell’assessore Daniele Sitta, fortemente lo voleva. A fine giugno il tribunale ha assolto con formula piena i sei tecnici, ex amministratori e dirigenti di Soprintendenza che erano indagati per la violazione del Codice dei beni culturali e per abuso edilizio (solo i tecnici comunali per quest’ultimo caso). I quattro scheletri in cemento che erano sequestrati dalla Procura sono stati immediatamente dissequestrati.
Vittorio Sgarbi - noto esperto d’arte, ex parlamentare di Forza Italia, molto legato a Modena dove alcuni medici del Policlinico gli hanno salvato la vita - è durissimo in un video pubblicato pochi giorni fa sul suo profilo Facebook dove attacca la recente sentenza di assoluzione per gli amministratori ed i tecnici che si sono occupati dei chioschi in cemento. Il critico ferrarese attacca a testa bassa il Comune e il giudice di primo grado che con la sua sentenza (si attendono le motivazioni) ha detto che non c’è reato per quel che riguarda gli scheletri in cemento. Strutture incomplete e sempre lì, da tre anni, nello storico spazio verde dei viali Muratori e Martiri della Libertà.
Sgarbi nel suo video difende l’operato dell’ex soprintendente Elio Garzillo e dell’associazione Italia Nostra che anni fa denunciò la situazione. «Non c’è un giudice a Modena - attacca il critico ferrarese - e anche per questo non ho fiducia nella magistratura. In quel luogo, è un dato di fatto, esistono vincoli del parco e codici ben precisi da rispettare. Le baracche di cemento armato che il Comune ha voluto sono quindi un abuso contro la legge. Io ho fatto una denuncia pubblica e bene ha fatto chi nel 2014 l’ha fatta materiale, ora vedremo il secondo grado di giudizio».
Sgarbi ha anche una soluzione, di cui si parla da tempo: «Non si potevano fare in legno? È un materiale molto forte, lo si usa tantissimo in Oriente per costruire i padiglioni. Il Comune non doveva mediare sulla bellezza, perché se un luogo è vincolato è vincolato. Stop. E invece vedo che tra le dichiarazioni post sentenza c’è chi diffama sulla azione rigorosa mia, di Garzillo e di Italia Nostra. Noi vogliamo salvare Modena, lo so bene io che di lavoro ho fatto, e faccio in aspettativa, il soprintendente». Per questo Vittorio Sgarbi conclude: «La sentenza è veramente lunare, ora vedremo le motivazioni».
Continua quindi la battaglia sui chioschi in cemento del parco, dopo l’atto giudiziario che segna una prima vittoria da parte del Comune, che quel progetto, negli anni della amministrazione Pighi e dell’assessore Daniele Sitta, fortemente lo voleva. A fine giugno il tribunale ha assolto con formula piena i sei tecnici, ex amministratori e dirigenti di Soprintendenza che erano indagati per la violazione del Codice dei beni culturali e per abuso edilizio (solo i tecnici comunali per quest’ultimo caso). I quattro scheletri in cemento che erano sequestrati dalla Procura sono stati immediatamente dissequestrati.
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