«L’Europa è la risposta all’odio verso i migranti»
di Valeria Cammarota
Il ministro Orlando ieri al Poligono di Tiro ha ricordato i 67 martiri di Cibeno «Non possiamo dimenticarci delle tragedie che avvengono nel Mediterraneo»
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Un discorso, quello del Ministro della Giustizia Andrea Orlando, che ha reso attuale parlare di memoria storica in occasione di un importante anniversario: i 73 anni trascorsi dall’eccidio dei 67 martiri di Fossoli.
Ieri mattina, al Poligono di Tiro di Cibeno, Orlando ha ricordato il fermento antifascista del territorio e lodato l’impegno della Fondazione ex Campo di Fossoli. Dopo le parole del sindaco Alberto Bellelli - che ha elencato i nomi dei martiri in «una lista che mi sembra, ogni volta, infinita, un taglio sulle carni dei famigliari qui presenti» - il Ministro della Giustizia ha tessuto un importante filo conduttore a legare ben stretti passato e presente. «I 67 martiri provenivano da tutta Italia - ha spiegato Orlando - dall’Emilia Romagna, certo, ma anche da altre regioni del Paese. Costoro seppero riconoscersi in un comune legame fondato sull’inclusione, sulla logica dei diritti». Allora, la risposta al nazismo fu lo spirito di uguaglianza, la partecipazione. «Non dobbiamo dimenticarlo mai, oggi che esercitiamo la memoria mentre compaiono segnali inquietanti». Il ministro parla della Nomadelfia di don Zeno Saltini, del Villaggio San Marco che ospitò i profughi giuliani e dalmati provenienti dall’Istria, delle parole che Piero Benedetti, detenuto a Regina Coeli nel 1944, indirizzò ai figli in attesa di essere fucilato. È così che il tema della memoria incrocia la parola straniero. «Davanti alle drammatiche evoluzioni dell’attualità - ha continuato Orlando - si rischia un muro sempre più alto di indifferenza. L’amore per la patria non è in contraddizione con una fratellanza che superi i confini internazionali e ci renda attenti ai diritti di tutti, degli stranieri, dei migranti». Un esplicito riferimento all’Europa e alle contraddizioni che l’affliggono, quali la disoccupazione giovanile, l'instabilità dei confini, le minacce terroristiche, i nazionalismi. «La risposta a queste minacce è l’Europa stessa - ha spiegato Orlando - dimensione minima in cui affrontare le diseguaglianze, riaffermare la pace, pensare nuovi percorsi di inclusione. Non possiamo dimenticarci del Mediterraneo: i campi esistono ancora sulla terra, nel deserto e nel mare. E in ogni luogo dove la dignità viene calpestata, risuonano le parole di Primo Levi».
Ieri mattina, al Poligono di Tiro di Cibeno, Orlando ha ricordato il fermento antifascista del territorio e lodato l’impegno della Fondazione ex Campo di Fossoli. Dopo le parole del sindaco Alberto Bellelli - che ha elencato i nomi dei martiri in «una lista che mi sembra, ogni volta, infinita, un taglio sulle carni dei famigliari qui presenti» - il Ministro della Giustizia ha tessuto un importante filo conduttore a legare ben stretti passato e presente. «I 67 martiri provenivano da tutta Italia - ha spiegato Orlando - dall’Emilia Romagna, certo, ma anche da altre regioni del Paese. Costoro seppero riconoscersi in un comune legame fondato sull’inclusione, sulla logica dei diritti». Allora, la risposta al nazismo fu lo spirito di uguaglianza, la partecipazione. «Non dobbiamo dimenticarlo mai, oggi che esercitiamo la memoria mentre compaiono segnali inquietanti». Il ministro parla della Nomadelfia di don Zeno Saltini, del Villaggio San Marco che ospitò i profughi giuliani e dalmati provenienti dall’Istria, delle parole che Piero Benedetti, detenuto a Regina Coeli nel 1944, indirizzò ai figli in attesa di essere fucilato. È così che il tema della memoria incrocia la parola straniero. «Davanti alle drammatiche evoluzioni dell’attualità - ha continuato Orlando - si rischia un muro sempre più alto di indifferenza. L’amore per la patria non è in contraddizione con una fratellanza che superi i confini internazionali e ci renda attenti ai diritti di tutti, degli stranieri, dei migranti». Un esplicito riferimento all’Europa e alle contraddizioni che l’affliggono, quali la disoccupazione giovanile, l'instabilità dei confini, le minacce terroristiche, i nazionalismi. «La risposta a queste minacce è l’Europa stessa - ha spiegato Orlando - dimensione minima in cui affrontare le diseguaglianze, riaffermare la pace, pensare nuovi percorsi di inclusione. Non possiamo dimenticarci del Mediterraneo: i campi esistono ancora sulla terra, nel deserto e nel mare. E in ogni luogo dove la dignità viene calpestata, risuonano le parole di Primo Levi».
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