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NOMINA DI RENZI DOPO LE GAGGE DEI GIORNI SCORSI 

La comunicazione Pd in mano a Richetti

«La persona della segreteria che da oggi segue la comunicazione è Matteo Richetti». Lo ha annunciato il segretario del Pd Matteo Renzi, sul numero di ieri di Democratica. Renzi ha risposto a una...

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«La persona della segreteria che da oggi segue la comunicazione è Matteo Richetti». Lo ha annunciato il segretario del Pd Matteo Renzi, sul numero di ieri di Democratica. Renzi ha risposto a una sollecitazione dei Giovani Democratici di Milano, dopo lo "scivolone" della comunicazione sui migranti dello scorso venerdì, che ha suscitato numerose polemiche per la semplificazione del messaggio «aiutiamoli a casa loro».

«Chiediamo una netta inversione di tendenza rispetto all'attuale strategia comunicativa», scrivono i Gd milanesi. E Renzi oggi replica: «Condivido alcune cose, altre un po’ meno. Accogliamo il loro suggerimento. Buon lavoro a tutti noi». EMatteo Richetti è consapevole della responsabilità che da oggi ha sulle spalle: dare una svolta alla comunicazione del Pd renziano incappato in tante gaffe. «Ci mettiamo subito al lavoro sapendo che ci aspetta una bella responsabilità», ha scritto il deputato modenese su Facebook dopo l'annuncio di Matteo Renzi. «Imposteremo le cose secondo principi di solidità e coerenza - scrive - è necessario riscoprire un'etica della parola rigorosa e puntuale. E sarà chiesto a tutti noi un surplus di generosità e umiltà». Richetti ha intenzione di coinvolgere «subito e di più i territori e i nostri parlamentari. Dal primo all'ultimo. Raccogliamo da subito ogni consiglio e disponibilità». Parole che non sono dispiaciute anche a chi ha criticato anche duramente le ultime uscite, come il deputato modenese Davide Baruffi («Prendi la squadra dei tuoi comunicatori e mandali a far del bene altrove», si era rivolto a Matteo Renzi dopo l'uscita sugli immigrati da aiutare «a casa loro»). «Non ho bisogno di dargli il consiglio più importante e scontato- si rivolge oggi Baruffi a Richetti- diciamone una di meno e pensiamola di più, che si capisca che in testa abbiamo il paese e non il consenso dei prossimi 5 minuti».

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