inchiesta last drink
«Liberateli», il gip deve decidere
Predieri e gli altri arrestati rispondono alle domande in tribunale
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Hanno tutti risposte alle sollecitazioni del Gip Andrea Romito gli arrestati dell’inchiesta “Last Drink” e ora attendono di capire cosa deciderà il giudice sulle misure cautelari applicate su richiesta della Procura di Modena.
L’inchiesta, coordinate dal procuratore capo Lucia Musti e dal pm Marco Imperato, ha visto la Guardia di Finanza dare prosieguo alle indagini già iniziate un anno fa, arrestando quattro persone. Luigi Predieri, accusato di essere il promotore dell’associazione a delinquere, è stato portato in carcere mentre per i suoi più stretti collaboratori, tra i quali la 50enne di Nonantola Maria Vittoria Provvisionato, Romano Michele, 70enne di Casalecchio e Silvano Cilloni, 75enne di Casina, sono scattati i domiciliari. Ieri mattina tutti hanno scelto di rispondere al Gip mentre i vari avvocati hanno chiesto al giudice di alleggerire le misure cautelari anche alla luce del fatto che negli ultimi giorni la Finanza ha potuto acquisire documenti, telefoni e computer senza “inquinamento” delle prove.
Predieri, rappresentato da Laura Becca, ha argomentato punto per punto, spiegando la liceità delle operazioni che, stando all’accusa, prevedeva l’acquisizione di realtà imprenditoriali dissestate per massimizzare i profitti a danni dei creditori e dedicarsi alla movida. Solo per due aziende carpigiane si parla di passivi per un ammontare complessivo vicino ai 100 milioni, di cui gran parte vantati dallo Stato a titolo di imposte evase.
La nonantolana Provvisionato, difesa dall’avvocato Alessandro Nizzoli, nell’interrogatorio di garanzia ha spiegato quali fossero i suoi compiti sul luogo di lavoro: lei è infatti una dipendente ed eseguiva ordini che arrivavano dall’alto. Una strategia analoga l’ha utilizzata anche Silvano Cilloni, difeso dall’avvocato Angela Pigati, che ha sostenuto di essere un prestanome e di non incassare soldi per quel ruolo, ricoperto solo per l’amicizia che lo lega a Predieri. (fd)
L’inchiesta, coordinate dal procuratore capo Lucia Musti e dal pm Marco Imperato, ha visto la Guardia di Finanza dare prosieguo alle indagini già iniziate un anno fa, arrestando quattro persone. Luigi Predieri, accusato di essere il promotore dell’associazione a delinquere, è stato portato in carcere mentre per i suoi più stretti collaboratori, tra i quali la 50enne di Nonantola Maria Vittoria Provvisionato, Romano Michele, 70enne di Casalecchio e Silvano Cilloni, 75enne di Casina, sono scattati i domiciliari. Ieri mattina tutti hanno scelto di rispondere al Gip mentre i vari avvocati hanno chiesto al giudice di alleggerire le misure cautelari anche alla luce del fatto che negli ultimi giorni la Finanza ha potuto acquisire documenti, telefoni e computer senza “inquinamento” delle prove.
Predieri, rappresentato da Laura Becca, ha argomentato punto per punto, spiegando la liceità delle operazioni che, stando all’accusa, prevedeva l’acquisizione di realtà imprenditoriali dissestate per massimizzare i profitti a danni dei creditori e dedicarsi alla movida. Solo per due aziende carpigiane si parla di passivi per un ammontare complessivo vicino ai 100 milioni, di cui gran parte vantati dallo Stato a titolo di imposte evase.
La nonantolana Provvisionato, difesa dall’avvocato Alessandro Nizzoli, nell’interrogatorio di garanzia ha spiegato quali fossero i suoi compiti sul luogo di lavoro: lei è infatti una dipendente ed eseguiva ordini che arrivavano dall’alto. Una strategia analoga l’ha utilizzata anche Silvano Cilloni, difeso dall’avvocato Angela Pigati, che ha sostenuto di essere un prestanome e di non incassare soldi per quel ruolo, ricoperto solo per l’amicizia che lo lega a Predieri. (fd)
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