Modena, scuola di polizia: indaga l'Antiterrorismo
L'inchiesta sull'attentato tra le bombole all'edificio di via Busani ora passa alla Distrettuale Antimafia di Bologna
MODENA. È stato un atto di terrorismo e come tale sarà perseguito. Per questo motivo il procuratore capo della Dda di Bologna Giuseppe Amato si occuperà dell’attentato alla scuola di polizia in via Busani, avvenuto all’alba del 29 giugno, nel pieno dell’attesa per il megaconcerto di Vasco Rossi. Lo ha reso noto il procuratore capo di Modena Lucia Musti spiegando che di questo caso inquietante, ora equiparato a un gesto terroristico - anziché a un gesto vandalico, come aveva sostenuto il sindaco Gian Carlo Muzzarelli in prima battuta - si occuperà l’Antiterrorismo della distrettuale Antimafia di Bologna. Alle indagini è stata applicato il pm modenese Katia Marino, che ha seguito il caso da subito essendo il magistrato di turno quel giorno
Per questa vicenda, secondo la Dda, è infatti configurabile il reato 280 bis del Codice penale, ovvero si tratterebbe di un atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi.
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Attualmente le indagini restano contro ignoti, anche se la Digos sta indagando a tutto campo. Ma l’indagine non è semplice. Non esistono telecamere esterne alla sede ma solo alcune che coprono i locali interni. La ricerca si è estesa alle telecamere nelle strade vicine ma finora non si sarebbe stato alcun riscontro. Si suppone che chi ha collocato i due ordigni complessi realizzati con bombole a gas per propagare la detonazione con petardi nell’edificio di via Busani volesse provocate un botto con danni ingenti. Non ha caso ha scelto di collocare l’ordigno, confezionato con criteri tipici di chi sa maneggiare un minimo gli esplosivi, nel retro vicino al vano caldaia proprio sotto al tubo del gas. Cercava l’effetto deflagrante ma per fortuna non c’è stato. Il danno è vistoso, certo, ma contenuto rispetto alle aspettative.
Questo ordigno ne ricorda altri simili (ad esempio, le bombolette a gas da campeggio collegate in serie sul protone del retro della sede Pd alla Madonnina), ma la specificità di questo attentato è collegata al momento scelto, poche ore prima dell’inizio dell’evento: l’esplosione ha anticipato le prove del concerto che hanno attirato l’attenzione del grande pubblico. Probabilmente il “bombarolo” di via Busani cercava la massima attenzione. Il movente dell’attentato, però, non è chiaro. Né è stata trovata alcuna rivendicazione scritta che possa ricondurre il gesto a una qualche motivazione, politica o meno. L’unica cosa certa è che cercava un effetto intimidatorio. Ma a quanto pare nelle istituzioni non l’ha certo provocata. (c.g)
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