Gazzetta di Modena

Modena

Emotion

Stefano Seghedoni: "La mia Modena era un crocevia di grande musica"

di Chiara Bazzani
Stefano Seghedoni: "La mia Modena era un crocevia di grande musica"

Compositore e direttore d’orchestra ricorda il fermento che animò la città negli anni 90

5 MINUTI DI LETTURA





Da Modena al mondo e ritorno. È un po’ il senso della carriera del Maestro Stefano Seghedoni che, nello scorso gennaio, è tornato nella sua città per dirigere Gianni Schicchi di Verdi, al Comunale Pavarotti.

Maestro Seghedoni, la sua formazione musicale nasce qui a Modena, negli anni '90. Cosa ricorda di quegli anni?

«Ricordo un grande fermento nel mondo musicale modenese, soprattutto per quanto riguarda la musica contemporanea. Poiché in quegli anni studiavo composizione all’Istituto Orazio Vecchi, era molto stimolante per me e per i miei colleghi avere molteplici occasioni di ascoltare e frequentare grandi personalità che regolarmente passavano da Modena (Franco Donatoni, Salvatore Sciarrino, Stefano Scodanibbio, Ennio Morricone ed altri). Inoltre in quegli anni timidamente cominciai ad interessarmi alla direzione d’orchestra, poco prima di iniziare gli studi di direzione presso il Conservatorio di Bologna».

La sua carriera l'ha portato a lavorare spesso all'estero. Qual è l'immagine di Modena, o dell'Italia, all'estero, musicalmente parlando?

«In molti paesi che ho avuto la fortuna di visitare grazie al mio lavoro, l’Italia viene ancora vista come la patria della musica, soprattutto del melodramma. Purtroppo tutte le problematiche che stanno sempre più prosciugando il mondo musicale italiano (e non parlo solo delle risorse che mancano in modo sempre più strutturale, ma anche di un preoccupante corsa al ribasso nell’educazione musicale e nel mondo della professione in senso stretto, per inseguire quello che si ritiene essere il gusto del “pubblico”) non vengono percepite fuori dai confini; quindi quando molti colleghi si trovano a venire in Italia e a toccare con mano quanto viene loro raccontato. La reazione è assolutamente di incredulità e di commiserazione per il nostro patrimonio culturale che viene gettato alle ortiche, e questo avviene anche nel campo delle arti figurative e della letteratura comunque...».

Rispetto all'Italia, lavorare all'estero in un campo come quello della musica presenta dei vantaggi oppure no?

«Non voglio passare per provinciale o per chi non ama il proprio paese, ma in molti posti in cui mi trovo o mi sono trovato a lavorare, c’è molta più attenzione e molto più sostegno (sia da parte degli organi governativi che da parte di privati) alla musica in particolare e all’arte in generale. In Corea del Sud, in Germania, in Russia, Bulgaria, per non parlare dell’America del Nord e del Sud, amano sia la musica italiana che la musica in generale e posso affermare che lavorare in quei paesi ti permette di vedere quanto sarebbe più facile e stimolante lavorare anche qui da noi se da parte delle istituzioni ci fossero interlocutori attenti ed interessati».

Lo scorso gennaio è tornato a Modena al Comunale per dirigere Gianni Schicchi, di Verdi. Come è stato tornare “a casa”?

«È stato stimolante ed è stata un’esperienza emotivamente intensa tornare da dove sono partito ventisei anni fa, quando ho avuto le prime esperienze professionali (allora come maestro di sala) proprio al Teatro Comunale di Modena».

Lei affianca la carriera di direttore a quella di compositore. A quale delle due preferisce dare più spazio e perché?

«Amo entrambe le attività, devo dire che ognuna dà ossigeno all’altra. Continuare la mia attività di compositore ed arrangiatore mi permette di trovare nuovi stimoli per vedere da nuove prospettive le partiture che dovrò affrontare come direttore».

Lei ha lavorato sia per il teatro sia per il cinema. Sono due mondi diversi?

«Assolutamente sì. L’esperienza nel cinema, che tutto sommato è piuttosto marginale nella mia attività, mi ha permesso di conoscere meccanismi produttivi molto più vicini ad una sorta di catena di montaggio artistica che non a quelli propri del mondo più “rilassato” e creativo propri del teatro o dell’universo concertistico. Però considero la mia attività nel cinema, per ora, ancora un “unicum” nella mia carriera, anche se vedere il proprio nome nei credits di due film che poi ho adorato (The Butler di Lee Daniels e il vincitore dell’oscar per il miglior film “Birdman”) è stato divertente. Ultimamente ho collaborato anche ad un episodio della serie televisiva Major Crime arrangiando brani di Ciaikovskij e ad un film distribuito solo per il mercato americano intitolato “Old fashioned”».

Che cosa vorrebbe fare che ancora non ha fatto?

«Ci sono partiture (tutte e 4 le sinfonie di Brahms che ancora non ho diretto, o la sesta sinfonia di Ciaikovskij) e opere (Le Nozze di Figaro di Mozart, Manon Lescaut e Suor Angelica di Puccini per esempio) che spero di riuscire a dirigere prima o poi, inoltre ho nel cassetto una composizione di grandissimo respiro a cui sto lavorando episodicamente, nei ritagli di tempo, da quasi vent’anni... non dispero di finirla antro un paio d’anni per poterla dirigere a Modena».

Progetti futuri?

«Nell’immediato dovrò dirigere Haensel und Gretel di E. Humperdinck e Don Pasquale di Donizetti in due festival estivi in Italia».

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.15587361:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.15587361:1650038073/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
 

UNA BACCHETTA INTERNAZIONALE

Stefano Seghedoni è direttore d'orchestra e compositore. Nato a Modena nel 1970, si è diplomato in Composizione all’“Orazio Vecchi” e in Direzione d’orchestra al Conservatorio “Martini” di Bologna. La sua carriera di direttore lo ha portato a sul podio di teatri importanti, con formazioni di tutto rilievo tra cui gli ottoni dell'Orchestra del Teatro alla Scala e dell'Orchestra Nazionale della Rai. Ha collaborato con prestigiosi solisti (Luciana Serra, Katia Ricciarelli, Leo Nucci, Chiara Taigi, Piero Giuliacci, e altri..). Dal 2010 dirige presso la Seoul Opera House, e dal 2012 è regolarmente ospite del Teatro dell’Opera di Varna (Bulgaria) dove è stato nominato “Principal Guest Conductor” dal 2014, dirigendo opere di Rossini, Puccini, Verdi e Mozart. Nell'ottobre 2016 è stato invitato quale Guest Conductor al Teatro di Corte di Meiningen per dirigere una nuova produzione de “Il barbiere di Siviglia”. Come compositore ha ricevuto riconoscimenti in concorsi e festival italiani ed internazionali. Nel 2010 la sua opera “Gelsomino nel paese dei bugiardi”, ha vinto la competizione “Premio Fedora” svoltosi a Verbania ed è stata eseguita dall’Orchestra da Camera del Teatro Regio di Parma sotto la direzione di Marco Boni, con la regia di Stefano Monti. Nel 2013 un suo arrangiamento del I tempo della Sonata in Do maggiore di Mozart Kv 525 ed uno del I tempo del Trio in Re minore di Mendelssohn sono stati inseriti nella colonna sonora del film di Lee Daniels “The Butler”. Mentre per il film premio Oscar 2015 “Birdman” ha adattato e diretto l'Andante Cantabile dalla sinfonia nº 5 di P. I. Ciaikovskiy. <QM>(c.b.

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google