la testimonianza
Alice Benatti, dalla scuola ai progetti nel Benin
Alice Benatti, 23 anni, è volontaria attiva dell’associazione Iroko «dove non ricopro nessun ruolo particolare se non quello di membro entusiasta di un team piccolo ma affiatato – racconta con un...
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Alice Benatti, 23 anni, è volontaria attiva dell’associazione Iroko «dove non ricopro nessun ruolo particolare se non quello di membro entusiasta di un team piccolo ma affiatato – racconta con un sorriso – Vivo a Modena da sempre, è la mia città. Anche durante gli anni universitari – sono laureata alla facoltà di Scienze Politiche con indirizzo in “Cooperazione Internazionale” – mi sono arresa al pendolarismo. A Bologna devo però il mio imprinting con il giornalismo. Nella redazione di Radio Città Fujiko ho trovato il lavoro in grado di accendermi. Ora sto lavorando in un’altra redazione ma qui, a pochi metri da casa: quella di Radio Stella. La mia prima esperienza di volontariato risale al terzo anno di liceo – dice Alice - Alla cooperativa “Piccola città” affiancavo gli operatori nello svolgimento di attività scolastiche e ludiche rivolte a bambini ed adolescenti. L’obiettivo era quello di agevolare il loro percorso scolastico e offrire uno spazio educativo protetto dove prevenire o attenuare eventuali situazione di disagio o devianza. Con Iroko, tra le varie cose, siamo impegnati nell’organizzazione di eventi di raccolta fondi per il nostro progetto di assistenza scolastica “Sonagnon” (in lingua locale “Il futuro sarà migliore”) nel villaggio di pescatori di Atchakpodiji, in Benin. Mi sono avvicinata a questa associazione - prosegue Alice - al termine del mio percorso di corsista della decima edizione del “Corso per volontari della cooperazione internazionale” promosso dal Comune di Modena e realizzato insieme ad Overseas in collaborazione con altre realtà dell’associazionismo modenese. L’esperienza formativa prevedeva la possibilità di uno stage finale in Italia o all’estero: io ho scelto il progetto “Sognagnon” di Iroko e a novembre 2016 sono partita alla volta del Benin. Oggi fare volontariato in Italia è ancora più bello perché conosco i 70 bambini destinatari del progetto – conclude la giovane volontaria modenese - Non ricordo tutti i nomi ma i volti li ho incisi nella mente. Ho riso, ballato, giocato, mi sono sporcata di gesso ripassando le tabelline insieme a loro. Conosco molte delle loro storie, ho visto le loro case, ho avuto l’opportunità di osservare per settimane il sistema scolastico nel quale si sta giocando il loro futuro. Stare insieme agli altri volontari, condividere idee e dubbi, spendersi insieme per un obiettivo comune, credo sia un valore aggiunto alla vita inestimabile».
Alice sostiene che il volontariato insegna il valore della gratuità in una società sempre più individualista e narcisista. «Mettere a disposizione idee, competenze e tempo senza pretendere niente in cambio penso sia il regalo più grande che possiamo fare alla collettività. Oggi il tempo è diventato il bene più prezioso, passiamo la vita ad incastrare impegni e vogliamo spendere al meglio le ore libere dal lavoro. Eppure conosco tante persone, anche giovani e giovanissimi, che investono volentieri parte del loro tempo per il benessere degli altri. “Altri” che spesso nemmeno conoscono, “altri” indistinti che comunque valgono lo sforzo. Fare parte di un’associazione diventa poi un tassello importante della nostra identità, ci fa sentire parte di un “qualcosa”. Ci fa sentire utili e orgogliosi di noi stessi e dei nostri nuovi amici. Con gli altri volontari si creano relazioni, si mettono in circolo idee, si esce a mangiare una pizza dopo le riunioni. Insomma la vita diventa ancora più divertente di prima».
Alice sostiene che il volontariato insegna il valore della gratuità in una società sempre più individualista e narcisista. «Mettere a disposizione idee, competenze e tempo senza pretendere niente in cambio penso sia il regalo più grande che possiamo fare alla collettività. Oggi il tempo è diventato il bene più prezioso, passiamo la vita ad incastrare impegni e vogliamo spendere al meglio le ore libere dal lavoro. Eppure conosco tante persone, anche giovani e giovanissimi, che investono volentieri parte del loro tempo per il benessere degli altri. “Altri” che spesso nemmeno conoscono, “altri” indistinti che comunque valgono lo sforzo. Fare parte di un’associazione diventa poi un tassello importante della nostra identità, ci fa sentire parte di un “qualcosa”. Ci fa sentire utili e orgogliosi di noi stessi e dei nostri nuovi amici. Con gli altri volontari si creano relazioni, si mettono in circolo idee, si esce a mangiare una pizza dopo le riunioni. Insomma la vita diventa ancora più divertente di prima».
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