«Assolvete l’ex sindaco Luigi Ralenti»
L’ex sindaco Luigi Ralenti non ha mai avuto alcun interesse nella compravendita del terreno di Berzigala e va assoluto dall’accusa di abuso d’ufficio perché il fatto non sussiste. L’ha sostenuto il...
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L’ex sindaco Luigi Ralenti non ha mai avuto alcun interesse nella compravendita del terreno di Berzigala e va assoluto dall’accusa di abuso d’ufficio perché il fatto non sussiste. L’ha sostenuto il suo avvocato Luca Scaglione ieri nell’arringa conclusiva del processo Teseo, quello sugli appalti di Serra, che in uno dei suoi filoni ha al centro anche la complessa vicenda del terreno di Selva.
Secondo l’accusa, Ralenti ha svolto un ruolo di “promittente venditore” nei confronti di Giorgio Braglia tramite una scrittura privata dell’11 marzo 2003 redatta assieme all’imprenditore Giordano Galli Gibertini, che diceva di aver acquistato il terreno dalla famiglia Fontanazzi anche se non era vero. Terreno che poi è passato da agricolo ad artigianale con delibera di Consiglio comunale del 20 gennaio 2011 da cui, per la Procura, il sindaco doveva astenersi perché parte interessata.
L’avvocato ha sostenuto che la firma su questa e altre scritture è falsa, a conferma dell’estraneità di Ralenti. Ma quando, per le lungaggini della variante, Braglia ha richiesto indietro i soldi dati a Gibertini, è stato Ralenti a restituirglieli, parte in contante (con un credito di 175mila euro nei confronti di Gibertini) e parte con la proposta di cessione di un appartamento a Modena in via Gallucci.
Scaglione ha sostenuto che il sindaco si è comportato così non perché fosse nell’affare, ma perché in qualità di garante temeva che Braglia facesse denuncia ravvisando una truffa commessa da Gibertini (che in realtà non aveva nulla da vendere), e questo avrebbe potuto gettare discredito sulla sua immagine e carriera politica. È anche vero che in quanto sindaco pubblico ufficiale Ralenti avrebbe potuto avvertire per primo la necessità di una denuncia, ravvisandosi la truffa. O comunque non avere nulla da temere nel caso fosse stata fatta. Ma questo è un altro paio di maniche. In subordine, l’avvocato ha chiesto l’assoluzione di Ralenti per non aver commesso il fatto e quale ultima chance la prescrizione. (d.m.)
Secondo l’accusa, Ralenti ha svolto un ruolo di “promittente venditore” nei confronti di Giorgio Braglia tramite una scrittura privata dell’11 marzo 2003 redatta assieme all’imprenditore Giordano Galli Gibertini, che diceva di aver acquistato il terreno dalla famiglia Fontanazzi anche se non era vero. Terreno che poi è passato da agricolo ad artigianale con delibera di Consiglio comunale del 20 gennaio 2011 da cui, per la Procura, il sindaco doveva astenersi perché parte interessata.
L’avvocato ha sostenuto che la firma su questa e altre scritture è falsa, a conferma dell’estraneità di Ralenti. Ma quando, per le lungaggini della variante, Braglia ha richiesto indietro i soldi dati a Gibertini, è stato Ralenti a restituirglieli, parte in contante (con un credito di 175mila euro nei confronti di Gibertini) e parte con la proposta di cessione di un appartamento a Modena in via Gallucci.
Scaglione ha sostenuto che il sindaco si è comportato così non perché fosse nell’affare, ma perché in qualità di garante temeva che Braglia facesse denuncia ravvisando una truffa commessa da Gibertini (che in realtà non aveva nulla da vendere), e questo avrebbe potuto gettare discredito sulla sua immagine e carriera politica. È anche vero che in quanto sindaco pubblico ufficiale Ralenti avrebbe potuto avvertire per primo la necessità di una denuncia, ravvisandosi la truffa. O comunque non avere nulla da temere nel caso fosse stata fatta. Ma questo è un altro paio di maniche. In subordine, l’avvocato ha chiesto l’assoluzione di Ralenti per non aver commesso il fatto e quale ultima chance la prescrizione. (d.m.)
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